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Migranti: ecco come l’Italia sta accogliendo i profughi

Diecimila migranti e rifugiati in Italia vivono all'aperto, in palazzi occupati o in vere e proprie baraccopoli. Presentano problemi respiratori, dermatologici, gastrointestinali. Una vita in condizioni disumane. Lo rivela Fuori campo, l'ultimo report di Medici senza frontiere. E lo confermano i racconti raccolti da Osservatorio Diritti a Roma

A Roma, nei pressi della stazione Tiburtina, a piazzale Sabatini, nella zona di un ampio parcheggio, da qualche tempo è nata una piccola Idomeni (il più grande campo profughi della Grecia, al confine con la Macedonia). Proprio nel cuore logistico della capitale d’Italia. Uscendo dal retro della stazione si intravedono decine di tende, dove vivono, transitano, dormono, ogni giorno, centinaia di migranti, tra cui molti bambini, perlopiù di nazionalità eritrea.

E in tutta Italia «sono in diecimila a vivere così, all’aperto o nei palazzi occupati, nelle città; in autentiche baraccopoli, nelle aree rurali, senza un tetto dignitoso, cibo sufficiente, acqua ed elettricità, senza poter accedere ai servizi socio-territoriali». Come rivela la seconda edizione del rapporto sugli insediamenti informali di migranti e rifugiati, Fuori campo, presentato ieri a Roma dall’ong Medici senza frontiere. Una vera e propria mappa dell’esclusione sociale del nostro Paese.

Storia di A., neonato passato per Libia, Sicilia e Roma

Pochi giorni prima dello scorso Natale, un venerdì sera in cui pioveva forte, il furgone bianco di Medici senza frontiere si trovava in quella zona. La squadra con il personale d’assistenza sanitaria e mediazione linguistica stava visitando A., un neonato di 20 giorni.

«È in forma. A soli 20 giorni ha già visto le carceri libiche, gli hotspot siciliani, ha dormito per strada a Roma, è chiaramente forte», commentavano gli operatori.

Nel frattempo, un’auto con a bordo due dipendenti della sala operativa sociale del Comune di Roma si allontanava dal campo. «Passano da qui una volta al giorno e a malapena si fermano», racconta uno dei volontari di Baobab Experience che ogni giorno vanno in quella zona qui per dare assistenza ai migranti che vivono in strada. Sono soltanto una piccola parte delle migliaia di richiedenti asilo e rifugiati esclusi dall’accoglienza istituzionale, che a Roma abitano sui marciapiedi, in edifici abbandonati e pericolanti, in stabili pubblici e privati occupati.

Migranti: a Roma sempre più insediamenti informali

Roma ospita nei centri d’accoglienza circa 2.000 migranti in meno rispetto alla quota di persone prevista dall’ultimo accordo Stato-Regioni. Mentre il numero degli insediamenti informali sale giorno dopo giorno.

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Foto: Alessandro Penso (dal report Fuori campo di Msf)

Lungo la via Tiburtina, all’altezza di Tor Cervara, ad esempio, in centinaia, tra migranti e rifugiati, vivono tra edifici abbandonati, ex fabbriche e capannoni industriali dismessi, come racconta un articolo pubblicato ieri da Open Migration.

Condizioni di vita disumane: migranti circondati da ratti

«Vivono senz’acqua, luce e gas, circondati da discariche abusive e infestati dai ratti», racconta Ahmad Al Rousan, coordinatore di Medici senza frontiere. «Dal novembre 2017 abbiamo avviato a Roma un intervento d’assistenza e cura per chi vive in condizioni di marginalità sociale, attraverso un’unità mobile composta da un medico, uno psicologo e un mediatore culturale», spiega.

«Nelle prime settimane di attività sono state visitate 194 persone, tra cui 39 donne e 29 minori, all’interno di 4 diversi insediamenti. La maggior parte della popolazione che abbiamo incontrato, circa il 60%, è arrivata in Italia negli ultimi anni. Alcuni erano anche titolari di protezione, altri avevano ricevuto un diniego dalla commissione territoriale che aveva valutato la loro domanda». E ancora: «In uno dei siti che abbiamo visitato, abbiamo incontrato anche cittadini italiani».

Salute compromessa per stranieri che vivono in strada

Più in generale, prosegue Al Rousan, «abbiamo rilevato nella maggior parte di loro diversi problemi sanitari: respiratori, dermatologici, gastrointestinali, tutti legati alla loro attuale condizione abitativa in ambienti totalmente insalubri».

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Foto: Giuseppe De Mola (dal report Fuori campo di Msf)

Non solo. Dice ancora Ahmad Al Rousan, mediatore culturale con diversi anni di esperienza alle spalle (dai salvataggi nel Mediterraneo all’assistenza nei campi profughi): «Non è assolutamente da sottovalutare l’alta incidenza di persone con criticità legate alla sfera della salute mentale, conseguenza di violenze e traumi subiti nei paesi di origine, ma sicuramente con traumatizzazioni secondarie dovute alle condizioni di vita e alla marginalità sociale attuali».

E c’è un elemento che sta contribuendo a peggiorare le cose. Se da una parte Roma è caratterizzata da una cronica carenza di posti in accoglienza, dall’altra la città continua a fare un uso massiccio della pratica degli sgomberi forzati in assenza di soluzioni abitative alternative (come è avvenuto spesso anche a Milano), il che ha determinato il moltiplicarsi di insediamenti informali in edifici abbandonati e fatiscenti.

L’Italia esclude 10.000 persone dall’accoglienza

Questo non accade solo a Roma. Già, perché dai migranti senza casa di Bolzano, ai lavoratori agricoli stagionali di Campobello di Mazara in provincia di Trapani, dalle frontiere di Como e Ventimiglia, agli ex “ospiti” dei Centri di identificazione ed espulsione (Cie) di Bari, Udine, Gorizia, Roma, Torino, che oggi vivono per strada, nei ghetti e luoghi informali, da Nord a Sud, esiste una vera e propria fotografia dell’accoglienza negata. Un’analisi contenuta nella seconda edizione del rapporto Fuori campo.

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Foto: Alessandro Penso (dal report Fuori campo di Msf)

La mappa dell’esclusione di Medici senza frontiere ripercorre l’Italia da Nord a Sud, dove oggi vivono decine di migliaia di stranieri, richiedenti asilo, profughi. In tanti stanno all’aperto, nelle tende, in casolari e ripari di fortuna, negli edifici a rischio sgombero, tra ostacoli nell’accesso alle cure e ai beni essenziali e di prima necessità.

La mappa dei migranti e rifugiati esclusi dal sistema di accoglienza è frutto di un lavoro di monitoraggio realizzato nel 2016-2017 in 47 insediamenti informali presenti in tutta Italia. In alcuni di questi, la ong ha avviato progetti di assistenza medica e servizi di orientamento socio-sanitario, denunciando allo stesso tempo le condizioni di emarginazione sociale in cui vivono migliaia di loro.

Dice Giuseppe De Mola, advocacy officer di Medici senza frontiere che ha curato il rapporto: «Nella maggior parte dei casi si tratta di richiedenti asilo o rifugiati, ma tra di loro ci sono anche alcuni italiani, a condividerne la stessa condizione di vulnerabilità».

Como, Brennero, Ventimiglia: confini invalicabili

Un capitolo a parte è dedicato a quanto accade ai nodi di frontiera di Como, Brennero e Ventimiglia. In quest’ultima città, ai confini con la Francia, sono stati intervistati 287 adulti tra il 28 agosto e il 14 settembre 2017.

Tra loro, 131 hanno cercato di attraversare, anche più volte, il confine con la Francia. E uno su cinque ha dichiarato di aver subito almeno un atto di violenza da parte di uomini in uniforme, italiani o francesi.

Respingimenti alla frontiera tra Italia e Francia

All’interno dello stesso campione intervistato, inoltre, più del 17% ha dichiarato di essere stato trasferito a Taranto almeno una volta e si sono registrati casi di richiedenti asilo portati a forza da Ventimiglia all’hotspot di Taranto anche per cinque volte. Si tratta della conferma di quello che è stato definito come un costoso gioco dell’oca.

Tra le storie raccolte a Ventimiglia c’è quella di una donna incinta di 36 settimane, che ha dichiarato di «essere stata prelevata con la forza dalla polizia francese dall’ospedale di Nizza e riportata al confine con l’Italia».

O i racconti di due donne eritree che «non mangiavano e non bevevano da un giorno intero e mostravano evidenti difficoltà di deambulazione». Anche loro, si legge sempre nel report, «respinte con la forza alla frontiera tra Italia e Francia».

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