Migranti come (costosi) pacchi postali

Richiedenti asilo portati dall'hotspot di Ventimiglia a Taranto e subito pronti per tornare al Nord. Un gioco da almeno 20 mila euro la settimana

I trasferimenti di migranti in autobus da Ventimiglia verso l’hotspot di Taranto avvengono due volte a settimana. Un affare da più di 10 mila euro a viaggio, per chi gestisce il trasporto. Ma anche una spesa che supera il milione di euro l’anno per le casse pubbliche.

Tanti soldi, che peraltro considerano solo lo spostamento in autobus. E che si potrebbe anche fare proprio a meno di gettare via in questo modo. Una volta identificati nel centro di Taranto, infatti, i migranti possono uscire e così, ogni giorno, molti di loro si riversano subito nella stazione della città pugliese tentando di tornare al Nord.

Sono scene di ordinaria quotidianità, che anche ieri si sono vissute, quando tanti giovanissimi di nazionalità sudanese erano in attesa di prendere il treno delle 19.49 per Milano. Qualcuno non è riuscito a passare, bloccato dalla polizia schierata lungo i binari. Ma riproveranno domani, magari con altri mezzi.

L’odissea di Idris: avanti e indietro tra Italia e Germania

A Ventimiglia, due settimane fa, lungo la riva del fiume Roya, un sudanese di 16 anni ha perso la vita, annegando mentre cercava di recuperare le scarpe portate via dalla corrente. E lungo le sponde di quello stesso fiume ha vissuto un altro sudanese, Idris, di 30 anni. Era una sera dell’aprile scorso quando i poliziotti l’hanno fermato e portato al commissariato, dove ha trascorso la notte dormendo in una stanza con altri venti migranti. Ma questa è solo una parte dell’odissea attraversata dall’uomo. Una storia che Osservatorio Diritti è in grado di ricostruire grazie agli operatori legali che l’hanno seguita.

trasferimenti migranti
Un migrante dorme per terra a Ventimiglia. Foto: Andrea Panico

Arrivato in Italia nel 2015, Idris ha raccontato di essere stato trasferito a Napoli subito dopo lo sbarco in Sicilia. «In Italia non avevo neppure cominciato la procedura di asilo. Così sono fuggito. Ho vissuto un anno e mezzo in Germania». Poi, un giorno, Idris è stato “dublinato”. Ovvero, secondo quanto previsto dal regolamento di Dublino, la Germania lo ha trasferito nel paese in cui era sbarcato per la prima volta, l’Italia, appunto.

Arrivato al valico aeroportuale di Milano Malpensa, negli uffici della polizia di frontiera gli è stato spiegato che doveva fare la richiesta di asilo. Di fatto, però, questo non gli è stato permesso, dato che non gli era stato detto nulla sulla possibilità di essere ospitato in un centro di accoglienza. Non solo.

A Idris è stato consegnato soltanto il foglio contenente la manifestazione di protezione internazionale, con l’invito a presentarsi alla questura di Varese entro tre giorni. Indicazioni in lingua italiana che l’uomo non ha compreso. Così è rimasto una settimana a Milano, vivendo per strada, poi sotto un ponte, a Ventimiglia. Fino a quando è stato prelevato e portato in commissariato, dove è rimasto una notte, riuscendo, però, a evitare il trasferimento all’hotspot di Taranto a causa di problemi di salute.

Nel frattempo, in ospedale, i medici gli avevano dato un biglietto con l’indicazione “Campo CRI, Parco Roya”, un campo gestito dalla Croce Rossa dove avrebbe potuto registrare il suo domicilio, condizione necessaria per poter chiedere l’asilo. Nel centro, però, non c’era posto. E così la sua odissea è continuata.

Il giorno dopo, Idris è stato fermato dalla polizia e trattenuto in commissariato insieme ad altre persone. Dormendo di nuovo a terra nella stazione di polizia della cittadina ligure. Stavolta, però, non è riuscito a evitare il trasferimento in autobus all’hotspot di Taranto, dove è arrivato l’8 aprile, di mattina presto. Qui gli è stato consegnato un nuovo invito, sempre in italiano, «a presentarsi entro due giorni alla questura di Napoli per regolarizzare la propria domanda di protezione internazionale». Senza un domicilio, però, non gli è stato possibile chiedere asilo. Così ha dormito tre giorni alla stazione di Taranto. E poi è ripartito per tornare a Ventimiglia. Qualche settimana dopo, Idris è riuscito finalmente ad attraversare il confine e ora vive in una cittadina della Germania.

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Il caro prezzo dei trasferimenti

Quella dei trasferimenti in autobus è una prassi cominciata alla fine della scorsa estate, subito dopo la visita nella città ligure dell’allora ministro degli Interni, Angelino Alfano. Fino ad allora, i migranti trovati a Ventimiglia senza i documenti in regola erano scortati fino all’aeroporto di Genova. E, da qui, imbarcati sui voli della compagnia di Poste italiane, Mistral Air, verso i centri di identificazione ed espulsione del Sud Italia.

Oggi a beneficiare degli affari è la Riviera Trasporti, la compagnia che gestisce il “servizio” in esclusiva. Trasferire i migranti da Ventimiglia all’hotspot di Taranto, infatti, costa allo Stato circa 10.450 euro a viaggio (il prezzo di due autobus). Senza contare che ogni pullman viene scortato da personale di polizia o da altri corpi di sicurezza, con ulteriore aggravio di costi. Si percorrono 1.188 chilometri. Un viaggio che dura circa 18 ore, al termine del quale i migranti vengono identificati e poi lasciati liberi di uscire dall’hotspot.

I contratti stipulati dalla Riviera Trasporti con la prefettura di Imperia prevedono una tariffa di 2 euro per ogni chilometro percorso, come riporta un’inchiesta giornalistica pubblicata da Open Migration nel novembre 2016.

Dunque, tutto questo andirivieni costa al ministero dell’Interno poco più di 5.000 euro per ogni autobus riempito. Fatti i conti, sono circa 20.000 euro in media a settimana, considerato che i trasferimenti avvengono di norma due volte a settimana, due autobus ogni volta.

A maggio il direttore dell’hotspot di Taranto, Michele Matichecchia, ha dichiarato: «Sono stati 7.000 i migranti trasferiti da Ventimiglia e quasi 2.000 quelli da Como». Gli ultimi dati disponibili si riferiscono ad aprile. La questura pugliese, inoltre, ha riferito che «solo nel 2016 sono stati 9.528 gli stranieri rintracciati sul territorio italiano e condotti a Taranto per essere identificati».

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