Mali, poesia di strada contro le mutilazioni genitali femminili

Ad appena 23 anni Aicha Diarra è una tra le figure più conosciute nella lotta contro le mutilazioni genitali femminili in Mali. La sua arma? La "slam poetry", un'arte che mette insieme recitazione, poesia e un linguaggio simile al rap statunitense

Aicha Diarra ha 23 anni, è nata e cresciuta in Mali ed è un’attivista. La giovane donna, che vive in uno dei paesi la cui storia recente è tra le più turbolente e drammatiche dell’Africa, è salita alla ribalta delle cronache negli ultimi mesi per essere divenuta una celebrità per il suo impegno nella difesa dei diritti delle donne e, soprattutto, per il modo con cui supporta e combatte a favore della parità di genere: la slam poetry, o poesia di strada.

Attraverso competizioni di poesie recitate a Bamako, capitale del Mali, Aicha ha denunciato le violazioni dei diritti delle donne parlando anche di questioni considerate tabù nello stato bagnato dal fiume Niger.

Poesia e impegno sociale in Mali

L’arte della slam poetry è una forma culturale approdata relativamente di recente nel Paese africano. Le prime esibizioni di questa disciplina, che unisce recitazione, poesia e utilizzo di un linguaggio diretto simile a quello del rap statunitense, risalgono agli inizi degli anni 2000. Ma è a partire dal 2014, con l’istituzione del  Festival of Slam and Humor (Fish), che in Mali ha iniziato a prendere piede la disciplina artistica, trovando consenso e approvazione tra i giovani.

«Io ho fatto un corso di slam poetry a scuola, quando andavo al liceo, e da quel momento ho deciso di praticare e dedicarmi a quest’arte che mi ha permesso di salire sui palcoscenici del mio paese e denunciare le ingiustizie a cui sono sottoposte le donne maliane», ha raccontato ai microfoni di VOA Aicha. Che ha aggiunto:

«Il fatto che il tutto avvenga attraverso un linguaggio satirico immediato e coinvolgente permette di toccare questioni che sono considerate tabù e delle quali, in altro modo, non è consentito parlare».

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MONUSCO Photos (via Wikimedia Commons)

Mali tra jihad, giunte militari e pandemia

Dal 2012 il Mali è attraversato da una crisi politica, militare e umanitaria che ha portato a gravi violazioni dei diritti umani. Dopo che otto anni fa jihadisti e tuareg hanno dato inizio a una sollevazione finalizzata all’indipendenza della regione settentrionale del paese, lo stato africano è stato travolto da una spirale di violenza che ancora oggi non vede una fine.

Le formazioni ribelli si sono rafforzate, povertà e scontri intercomunitari sono sempre più intensi e la presenza dei gruppi islamisti è ormai radicata e capillare. Inoltre, ad agosto, un colpo di stato ha portato al potere una giunta militare che tutt’ora tiene salde nelle proprie mani le redini del governo.

A questa situazione occorre aggiungere la crisi alimentare provocata dal cambiamento climatico che sta incrementando la desertificazione nelle aree orientali.

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Foto: © Sylvain Liechti/MINUSMA (via Flickr)

Mgf e infibulazione in Mali

L’Agenda globale degli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite prevede che il fenomeno delle mutilazioni genitali femminili sia completamente eradicato nei prossimi 10 anni. Ad oggi, però, il traguardo sembra ancora molto lontano.

Nel mondo sono circa 200 milioni le donne e le bambine che sono state vittime di questa pratica e secondo le stime delle diverse associazioni che cercano di contrastare il fenomeno, nel solo 2020 si sono registrati 4 milioni di nuovi casi.

Il Mali è uno dei Paesi al mondo dove la pratica non è considerata illegale e, stando agli ultimi dati disponibili, nel 2018 il 90% della popolazione femminile del paese africano era stata vittima di infibulazione.

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Contro le mutilazioni genitali femminili in Mali: l’arte come attivismo

«Per me la slam poetry, l’arte attraverso cui mi esprimo, è una maniera per parlare a un pubblico eterogeno di temi che riguardano soprattutto i diritti delle donne e le loro battaglie sociali. In Mali c’è molto conservatorismo e alcune questioni sono considerate tabù, nessuno ne parla e quindi lo status quo non cambia. Io, con la mia poesia, mi batto contro tutto questo, soprattutto contro le mutilazioni genitali nei confronti delle donne e delle bambine che sono una piaga sociale. Lo faccio con il sorriso, raccontando storie e paradossi, ma la realtà, in ogni caso, la racconto per quella che è».

È con queste parole che la giovane poetessa Diarra ha spiegato gli obiettivi della sua poesia. Aggiungendo che il taglio ironico e di intrattenimento la mette in comunicazione soprattutto con i giovani e che sono i giovani i depositari delle future battaglie sociali.

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Foto: MINUSMA/Gema Cortes (via Flickr)

La poesia di strada nell’Africa Occidentale: Senegal e Niger

Non solo in Mali, ma anche in Senegal e in Niger l’arte della slam poetry sta sempre più prendendo piede come mezzo di comunicazione e di lotta da parte delle donne. Nell’ex colonia francese affacciata sull’Oceano Atlantico è andato in scena Slammigration, un concorso che ha visto, per la prima volta, la partecipazione di oltre 13 ragazze che hanno raccontato in rima il loro vissuto di donne immigrate, rivelando tutte le difficoltà e ingiustizie della loro condizione.

In Niger, invece, paese dove stando ai dati Unicef si registra il più alto tasso al mondo di matrimoni precoci, sette professioniste hanno realizzato un videoclip di slam poetry che coniuga poesia, musica e animazione e che, in modo immediato, racconta, ma soprattutto denuncia, il dramma delle spose bambine.

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