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Diritti umani: storia e convenzioni Onu dalla Dichiarazione universale a oggi

Che cosa si intende quando si parla di "diritti umani", quali sono, cosa prevede il diritto internazionale? E ancora: è possibile farne un elenco completo e qual è la loro storia? Questo articolo a cura del Master in Diritti Umani e Gestione dei Conflitti della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa cerca di dare una risposta

di Fabiana Fuschi e Matilde Lombardi

Per diritti umani si intendono quei diritti riconosciuti all’uomo semplicemente in base alla sua appartenenza al genere umano. Nonostante l’idea di diritti umani risalga a tempi antichi, il concetto moderno è emerso soltanto dopo la Seconda Guerra Mondiale con l’adozione della Dichiarazione universale dei diritti umani (Dudu) nel 1948 da parte delle Nazioni Unite.

Gli orrori della Seconda Guerra Mondiale, la morte di oltre 50 milioni di persone e lo sterminio del popolo ebraico resero necessaria la creazione di uno strumento in grado di salvaguardare i diritti fondamentali e la dignità di ciascun individuo senza distinzione «di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione» (art. 1 della Dudu).

Come affermato dalla Commissione dei Diritti Umani, incaricata di redigere la Dichiarazione, il valore dei diritti umani si estende ben oltre le tradizioni occidentali e la tutela di tali diritti deve essere garantita a prescindere dal contesto in cui ci si trovi, che sia esso culturale, religioso o di qualunque altro tipo.

Dichiarazione universale dei diritti umani

Nella Dudu si possono individuare quattro fondamentali pilastri: dignità, libertà, uguaglianza e fratellanza. La dignità protegge i valori condivisi da tutti gli individui indipendentemente dalle differenze di religione, etnia o sesso. La libertà si riferisce ai diritti legati alla libertà individuale ed alla sicurezza personale. L’uguaglianza è intesa a garantire la partecipazione politica e pubblica di tutti gli individui. La fratellanza, infine, si riferisce ai diritti economici, sociali e culturali.

Sebbene la Dichiarazione universale dei diritti umani non sia uno strumento giuridicamente vincolante, essa svolge comunque un importante ruolo morale. Ha costituito, infatti, il modello per l’adozione dei successivi trattati a livello nazionale, internazionale e regionale.

Quali sono i diritti umani: elenco difficile da compilare

A distanza di pochi anni dall’adozione della Dichiarazione universale, gli Stati tornarono a riunirsi per discutere l’ulteriore codificazione dei diritti umani, per specificarne il contenuto e prevederne una tutela obbligatoria. Si rivelò presto difficile conciliare le differenti esigenze dei vari Stati e, nel 1966, vennero adottati due diversi patti, anziché uno solo, poi entrati in vigore nel 1976: il Patto internazionale sui diritti civili e politici e il Patto internazionale sui diritti economici sociali e culturali.

I primi due articoli di entrambi i patti riconoscono il diritto di autodeterminazione dei popoli e proibiscono ogni forma di discriminazione in base a sesso, razza, religione, lingua od opinione.

La differenza principale tra i due patti riguarda, da un lato, la natura dei diritti tutelati in ciascuno e, dall’altro, l’applicazione e la protezione di tali diritti: per il patto sui diritti civili e politici, la protezione doveva essere garantita immediatamente, mentre il patto sui diritti economici, sociali e culturali lascia spazio ad un’applicazione progressiva dei diritti elencati.

Storia dei diritti umani: tre generazioni dal 1789 a oggi

Ad oggi, è possibile individuare un’evoluzione storica del concetto di diritti umani e dividere gli stessi in tre diverse categorie o “generazioni di diritti”.

La prima generazione di diritti umani. I diritti umani di prima generazione risalgono alla Rivoluzione Francese, più in particolare alla Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1789. Si tratta di diritti civili e politici che proteggono l’autonomia personale dall’ingerenza dello Stato e garantiscono la partecipazione degli individui alla vita ed alle decisioni politiche dello Stato.

Tra i diritti civili troviamo la libertà di opinione, la libertà di stampa, libertà di espressione, uguaglianza davanti alla legge e diritto alla sicurezza personale.

Dall’altro lato, i diritti politici mirano a garantire l’equa partecipazione dei cittadini alla vita politica e alla gestione del potere da parte della pubblica amministrazione. Tali diritti sono stati recepiti dalla Dudu e dal Patto sui diritti civili e politici, nei quali vengono espressamente tutelati i diritti alla vita, alla privacy e al giusto processo e vengono proibiti i lavori forzati, la schiavitù, la tortura ed altre forme di sfruttamento. Il Patto protegge inoltre i diritti di proprietà e alcune libertà fondamentali, quali la libertà di espressione e di religione e il diritto allo svolgimento di libere elezioni.

Diritti economici, sociali, culturali: la nuova definizione

I diritti di seconda generazione sono i diritti sociali, economici e culturali e vengono riconosciuti espressamente dal Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali. Tali diritti includono il diritto al lavoro, il diritto di associazione, il diritto all’educazione ed il diritto all’assistenza sociale.

Si tratta di quei diritti che prevedono non più solo obblighi negativi di non ingerenza da parte dello Stato, come quelli di prima generazione, ma anche un intervento attivo da parte dello Stato stesso tramite legislazioni specifiche al fine di garantire il godimento di uguali diritti a tutti i cittadini.

Donne, Lgbt, bimbi, indigeni, rifugiati: diritti e collettività

I diritti umani di terza generazione, riguardanti la collettività e la solidarietà sociale, si sono sviluppati solo recentemente. Questi comprendono i diritti che proteggono le categorie vulnerabili, come ad esempio le donne, le persone LGBTQI+, i bambini, le popolazioni indigene, i rifugiati ed i migranti, oltre al diritto alla pace, allo sviluppo, all’assistenza umanitaria ed alla protezione dell’ambiente.

diritti umani

La tutela prevista da questa categoria di diritti non riguarda i singoli individui, ma è diretta alla collettività e richiede non solo un ruolo attivo da parte dello Stato, ma anche una “discriminazione positiva” dei diritti di prima generazione. Un esempio potrebbe essere quello di imporre un limite alla libertà di espressione quando questa si manifesta attraverso discorsi di incitamento all’odio verso determinate minoranze.

Diritti umani e diritto internazionale: le convenzioni Onu

A livello internazionale, i diritti di terza generazione sono protetti da diverse convenzioni quali la Convenzione internazionale sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale (1965), la Convenzione delle Nazioni Unite sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne (1979), la Convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (1984), la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (1989), la Convenzione internazionale sulla protezione dei diritti dei lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie (1990) e la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità (2006).

Il tema dei diritti umani tra Carte e Corti regionali

L’ultimo stadio nell’evoluzione della tutela dei diritti umani si è avuto con la nascita di una serie di strumenti regionali di tutela, i quali prevedevano la costituzione di corti con competenza a ricevere anche ricorsi individuali. In Europa venne istituita la Corte europea dei diritti dell’uomo, nel 1959, che si occupa di garantire il rispetto e l’applicazione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo del 1950.

Successivamente, nel 1969, fu adottata la Convenzione americana dei diritti umani, che portò nello stesso anno alla costituzione della Corte interamericana dei diritti umani ed infine, nel 1981, la Carta africana dei diritti dell’uomo e dei popoli e la relativa Corte africana dei diritti dell’uomo e dei popoli. Per quanto riguarda gli Stati arabi, solo recentemente (2004) è stata adottata la Carta araba dei diritti dell’uomo, da parte della Lega degli Stati arabi, la quale, tuttavia, non prevede meccanismi vincolanti per gli Stati partecipanti.

Lotta al terrorismo e diritti umani violati

Sebbene gli strumenti a tutela dei diritti umani esistano in gran numero, le violazioni restano numerose, non solo da parte di regimi autoritari e dittature, ma anche da parte degli Stati cosiddetti “democratici”. Molti Stati approfittano del fatto che i meccanismi di monitoraggio sono difficili da mettere in pratica in varie parti del mondo. Soprattutto negli ultimi anni, con l’avvento della guerra al terrorismo, le violazioni dei diritti umani vengono giustificate in base ad esigenze di sicurezza nazionale.

Tuttavia la Dudu e gli altri trattati internazionali rimangono strumenti molto utili per la loro forza persuasiva, in quanto permettono alla comunità internazionale ed ai singoli di pretendere il riconoscimento dei diritti e della dignità umana all’interno di ciascuno Stato.

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