Discriminazione femminile: donne contadine senza diritti

In Africa e Asia le contadine sono la maggioranza della forza lavoro agricola ma non hanno diritto alla terra, non possono accedere al credito e vengono pagate molto meno degli uomini. Un rapporto di Oxfam International denuncia: gli aiuti allo sviluppo non arrivano alle donne

Se essere piccoli agricoltori è complicato, essere donne e contadine lo è ancor di più. È questa la semplice constatazione che emerge dall’ultimo rapporto di Oxfam International “Finanziando le contadine” presentato il 13 ottobre alla vigilia del G7 dell’agricoltura di Bergamo. La discriminazione femminile interessa molti aspetti del mondo agricolo e, secondo l’organizzazione non governativa, i grandi donatori internazionali non hanno aiutato a colmare il divario di trattamento.

Donne protagoniste del mondo agricolo in Africa e Asia

Quando si parla dell’obiettivo Fame Zero entro il 2030 spesso non si cita il ruolo centrale dei piccoli agricoltori nella produzione del cibo a livello globale. Secondo i dati della Fao circa l’80% dell’agricoltura mondiale avviene in aziende a conduzione familiare, in particolare nelle economie dei paesi in via di sviluppo. Nell’85% dei casi i contadini possiedono meno di 2 ettari.

In questo contesto le donne non occupano un posto marginale. A livello globale rappresentano il 43% della forza lavoro. E nel sud-est asiatico, così come nell’Africa sub-sahariana, questa percentuale supera la metà dei lavoratori del settore.

«In Tanzania siamo le maggiori produttrici di cibo. Che si tratti di agricoltura biologica o no, le donne sono le custodi del settore. Sentiamo la responsabilità di coltivare. È con questa idea che cresciamo».

Sono le parole di Elinuru Palangyo, contadina della Tanzania e Female Food Hero per Oxfam International. Spesso le contadine lavorano più ore dei colleghi maschi. Nel contesto rurale, infatti, oltre a occuparsi dei campi si dedicano alla cura della famiglia e della casa, senza ricevere alcun compenso.

Donne e ragazze soffrono la fame più degli uomini

Nonostante l’impegno delle donne in agricoltura, secondo l’ultimo rapporto della Fao sono loro a soffrire la fame, più degli uomini. Il 60% delle persone malnutrite a livello globale è composto da donne e ragazze. L’insicurezza alimentare del genere femminile è un tratto comune in tutte le regioni del mondo, anche in Europa e negli Stati Uniti.

Contadine senza diritto alla terra

Sono molte le difficoltà che incontrano le donne impiegate nel settore agricolo. La prima barriera è l’accesso alla terra. Le legislazioni di molti paesi le escludono dalla possibilità di poter possedere un appezzamento e da quello di ereditarlo dai genitori o dal marito alla loro morte.

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Virginie Mukagatare nella sua piantagione di tè in Rwanda – Foto @Oxfam

Meno del 20% delle donne riesce a produrre in campi di proprietà. «È molto difficile per noi avere accesso alla terra in Tanzania», spiega a Osservatorio Diritti Elinuru. Che aggiunge:

«Io sono una privilegiata perché utilizzo la terra posseduta da mio marito. Coltivo e guadagno dal lavoro nei campi, ma non ho i titoli per quell’appezzamento».

Non per tutte questa soluzione è possibile, come sottolinea la piccola contadina. «In alcuni casi la terra viene venduta per ottenere un guadagno utile a pagare le tasse scolastiche o a coprire altre spese familiari». Anche quando al genere femminile è consentito l’accesso alla terra, spesso si tratta di appezzamenti più piccoli di quelli assegnati agli uomini, meno produttivi e con un limitato accesso all’acqua.

La tecnologia non è cosa per donne contadine

Secondo Elinuru Palangyo l’accesso alla tecnologia è una delle sfide maggiori per i piccoli agricoltori che devono far fronte al cambiamento climatico. A preoccupare l’agricoltrice è anche il divario tecnologico rispetto alla produzione agricola maschile. Le donne difficilmente hanno accesso alla formazione, alla tecnologia e all’equipaggiamento adatto.

Le contadine vengono impiegate come manodopera per i lavori meno specializzati, come la raccolta o il diserbo manuale. Lavorano di più ma vengono pagate meno. Almeno è quello che emerge dal report di Oxfam, che ha analizzato alcuni paesi campione. In Ghana, per esempio, i salari degli uomini superano del 58% quelli delle loro college.

Mondo del lavoro senza credito per le donne

Spesso i piccoli agricoltori non riescono a ricevere finanziamenti perché le loro produzioni sono considerate marginali. Per le donne l’impresa è ancora più complicata. Nella maggior parte dei paesi, secondo l’organizzazione delle Nazioni Unite, c’è una disparità di trattamento che oscilla tra il 5 e il 10% se a chiedere un credito è un uomo o una donna. Il minor accesso ai crediti implica una riduzione degli investimenti, l’impossibilità di realizzare impianti di irrigazione, di comprare strumenti adatti e di acquistare le sementi.

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Elinuru Palangyo, contadina della Tanzania. @Oxfam

Questa condizione di marginalità relega le contadine ad un’agricoltura che difficilmente può competere sul mercato e le costringe a concentrarsi maggiormente sul nutrimento della famiglia. Eppure le cooperative di donne che operano nel settore agricolo, secondo la Fao, raggiungono più efficacemente l’obiettivo di ridurre la malnutrizione infantile rispetto alle produzioni maschili.

Discriminazione femminile: un divario da colmare

Secondo Oxfam se si puntasse a colmare il divario tra uomini e donne in agricoltura si potrebbe generale un aumento della produzione agricola, oltre a raggiungere più velocemente la riduzione della fame. Secondo le stime pubblicate nel rapporto, e sostenute anche dalla Fao, si garantirebbe in questo modo l’accesso a un cibo adeguato per 150 milioni di persone.

Il rapporto invita i governi a investire direttamente sulle agricoltrici, in particolare per quanto riguarda i fondi per l’adattamento al cambiamento climatico. L’ong sostiene anche la necessità di promuovere e valorizzare la partecipazione delle donne nelle decisioni a livello locale. Le politiche di sviluppo puntano ancora troppo poco al sostegno dei piccoli contadini, come evidenzia un rapporto di Action Aid, e ancora meno al supporto delle agricoltrici.

Condizione femminile: donne discriminate negli aiuti

Nel documento di Oxfam si evidenzia come i paesi donatori e quelli che hanno ricevuto i finanziamenti non si siano impegnati abbastanza nel combattere la discriminazione esistente nel settore agricolo. In Africa solo l’Etiopia ha destinato il 10% del bilancio dello stato per finanziare le attività imprenditoriali femminili nel settore. Solo lo 0,1% degli aiuti per il contrasto al cambiamento climatico in Ghana è andato al ministero delle Pari opportunità e in Tanzania su 3.000 agricoltori interpellati dalla ong, l’80% ha detto di non aver usufruito di servizi per lo sviluppo agricolo. In Pakistan, un altro dei paesi analizzati dal rapporto, gli impegni formali a sostegno delle piccole produttrici sono rimasti sulla carta.

A livello internazionale anche i grandi donatori hanno lasciato in disparte l’agricoltura al femminile. Tra le migliaia di progetti finanziati, tra il 2007 e il 2015, dalla Ue solo lo 0,6% è stato destinato all’eliminazione delle disuguaglianze di genere in agricoltura. Secondo Oxfam sono ancora troppo pochi gli investimenti destinati alle donne e ad eliminare gli ostacoli che impediscono lo sviluppo di un’agricoltura al femminile.

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