Cooperazione internazionale allo sviluppo: ecco dove vanno i soldi

I fondi italiani per la cooperazione internazionale allo sviluppo stanno contribuendo anche al settore militare per impedire ai migranti di partire. Lo rivelano documenti finora rimasti segreti e ottenuti adesso dall'Associazione per gli studi giuridici sull'immigrazione. Che parla di «illegittimità dei provvedimenti emanati»

Altro che strappare la gente alla povertà e alla miseria: i fondi italiani per la cooperazione internazionale allo sviluppo stanno finendo anche nel settore militare con il solo scopo di inchiodare i migranti a casa loro. La denuncia arriva dai legali del nodo romano dell’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione (Asgi), che parlano di fondi «distratti dai loro fini».

Si parla di milioni di euro. Cifre importanti, che Osservatorio Diritti ha potuto verificare in documenti finora rimasti segreti. L’ultimo finanziamento in ordine di tempo, per esempio, è quello da 2,5 milioni di euro destinato dal ministero dell’Interno italiano alle autorità libiche per migliorare la gestione delle frontiere e dell’immigrazione, incluse la lotta al traffico di migranti e le attività di ricerca e soccorso. Soldi da usare per la rimessa in efficienza di cinque motovedette e corsi di addestramento per 22 militari libici da tenersi a La Spezia e ai Cantieri navali Vittoria di Biserta, in Tunisia.

I documenti segreti della cooperazione internazionale

In seguito a una richiesta di accesso agli atti presentata al ministero degli Esteri, gli avvocati di Asgi sono entrati in possesso di una decina di decreti di spesa. Tutte queste note, finora rimaste segrete, sono firmate dal direttore generale del ministero, Pier Luigi Vignali, nell’ambito dei finanziamenti comunitari previsti dal fondo fiduciario per l’Africa. In tutto ci sono in ballo 200 milioni di euro, già inseriti nella legge di bilancio approvata l’11 dicembre 2016.

Finanziamento a cooperazione: «Italia viola la legge»

«Dai decreti di finanziamento appare chiaro che ci sono delle violazioni di legge. C’è un vero e proprio sviamento di poteri». Spiega Giulia Crescini, avvocato dell’Asgi: «Questi fondi sono stati concessi al ministero degli Affari esteri con una dotazione finanziaria di 200 milioni per l’anno 2017 e inseriti nella legge di bilancio per interventi straordinari volti a rilanciare il dialogo e la cooperazione con i paesi africani d’importanza  prioritaria per  le rotte migratorie».

Al contrario, dice ancora Crescini, «i decreti mostrano chiaramente che i fondi sono stati utilizzati per altre finalità. Dalla fornitura e riparazione delle motovedette, all’addestramento della guardia costiera libica e tunisina». E conclude:

«Ci sono tutte le condizioni affinché sia la Corte dei Conti, sia il Tar del Lazio, giudichino illegittimi i provvedimenti emanati».

I numeri della (mancata) cooperazione italiana

Nella spesa per l’Africa che è stata prevista dalla Farnesina – come emerge dai documenti di spesa di cui Osservatorio Diritti è in possesso – ci sono 12 milioni di euro per il supporto tecnico alle autorità tunisine per migliorare la gestione delle frontiere e dell’immigrazione, da spendere per la rimessa in efficienza di una decina di motovedette, la fornitura di mezzi terrestri da impiegare per il pattugliamento delle zone costiere, il completamento del sistema di rilevamento delle impronte digitali.

E poi altri 50 milioni di euro «quale contributo a favore dell’Unione Europea e destinato al Fondo Fiduciario di Emergenza per le cause profonde della migrazione/Finestra del Sahel e del Lago Ciad, in particolare per la creazione in Niger di nuove unità specializzate necessarie al controllo delle frontiere, di nuovi posti di frontiera fissa, o all’ammodernamento di quelli esistenti, di un nuovo centro di accoglienza per i migranti a Dirkou (simile a quello gestito da IOM in Agadez), nonché per la riattivazione della locale pista di atterraggio». Il Niger, del resto, è un paese chiave, si legge nei decreti ministeriali.

Altri 18 milioni sono stati destinati all’Oim per il programma di rimpatri e sostegno alle comunità locali libiche “Comprehensive and multi-sectoral action plan in response to the migration crisis in Libya” e 10 milioni all’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr) per il programma “expanding Unhcr engagement Libya”.

Legge di bilancio e decreti attuativi

Secondo l’articolo 1 comma 621 della legge n. 232 del 11 dicembre 2016, la cosiddetta legge di bilancio 2017 che li ha stanziati, sono soldi che dovrebbero andare per interventi di cooperazione allo sviluppo.

Anche se, con un’ulteriore aggiunta, è stata inserita anche la dicitura «controllo e prevenzione dei flussi di migranti irregolari», come recita il testo del corrispondente decreto attuativo emanato il 10 febbraio 2017 dal ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale.

L’interrogazione e la mappa degli stanziamenti

Come siano state assegnate finora queste risorse l’ha chiesto il 12 settembre al ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, Angelino Alfano, la deputata del partito democratico Lia Procopio Quartapelle, insieme ad altri deputati, in una interrogazione parlamentare. Nella risposta della Farnesina si legge:

«Le risorse finora deliberate a valere sul Fondo per l’Africa, circa 140 milioni di euro, sono state distribuite primariamente a favore del Niger, il 48 per cento delle risorse deliberate; della Libia (il 28 per cento), della Tunisia e del Ciad, rispettivamente, per l’8,5 e il 7%».

Il resto delle risorse sono è stato allocato anche per programmi in Etiopia, Sudan, Senegal, Mali, Gambia, Guinea Conakry, Guinea Bissau.

Gli stanziamenti alla cooperazione voce per voce

Entrando nel dettaglio dell’utilizzo del denaro stanziato, il ministero ha comunicato che «13 milioni di euro sono stati erogati all’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, da destinare a progetti nelle zone ad elevato rischio socio-economico in Niger, per la realizzazione di un progetto Unicef per la protezione dei minori in Sudan; per i programmi di assistenza ai campi rifugiati in Etiopia».

Altri 15 milioni di euro andranno per il partenariato Ue-Oim nella regione del Sahel, «per l’assistenza ai migranti e la realizzazione di rimpatri volontari assistiti per quelli in transito e 50 milioni di euro andranno sempre a sostegno del Niger per permettere, alle unità di polizia e di sicurezza, di garantire un più capillare controllo del vasto territorio desertico, impedendo ai trafficanti di spingere i migranti verso la pericolosissima rotta attraverso il deserto libico».

Dodici milioni alla lotta al traffico di migranti in Tunisia

Il sottosegretario agli esteri, Mario Giro, rispondendo all’interrogazione, ha riferito anche che «l’unico degli interventi finora approvati che non concorre alla valutazione dell’Italia secondo i criteri OCSE-DAC, cioè nell’ambito della cooperazione allo sviluppo, è il finanziamento di un pacchetto di progetti a sostegno delle autorità tunisine nella lotta al traffico di migranti del valore di 12 milioni di euro».

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