Sbarchi migranti: nessuna emergenza, ma in agosto il Viminale interviene cinque volte

Anchei i dati di agosto confermano che non esiste alcuna emergenza sbarchi in Italia. Eppure il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, ha fatto ricorso al decreto Sicurezza bis per ben cinque volte in un solo mese per non far entrare in acque italiane le imbarcazioni delle ong che avevano a bordo migranti salvati nel Mediterraneo

Ogni volta che una nave delle ong è stata protagonista di un salvataggio, il Viminale ha chiuso i porti. Le ultime a cui è capitato sono state Alan Kurdi (SeaEye), Mare Jonio (Mediterranea) e Eleonore (Lifeline). Fino al primo settembre su Marine Traffic, l’applicazione con cui si tracciano gli spostamenti delle imbarcazioni in tempo reale, nella finestra che indica la rotta, invece del nome del porto di destinazione – come avviene di solito – si leggeva “Sar” (la sigla con cui si indicano le zone di salvataggio, “Search and rescue”) per Alan Kurdi, “Mare/Ordini” per Mare Jonio. Mentre Eleonore, essendo lunga solo 20 metri, non era stata nemmeno “registrata” sul sito, che mostra la posizione solo delle navi collegate ai trasponder, radar obbligatori che geolocalizzano il natante in mare.

Per tutte e tre si avvicina lo sbarco proprio in questo ore. Ma in nessuno di questi casi ci si è arrivati per motivi “ordinari”: è sempre stato necessario passare per uno scontro. La crisi per Mare Jonio si è risolta con l’evacuazione effettuata dalla Guardia costiera, dopo uno sciopero della fame cominciato a bordo. Alan Kurdi ha rivolto la prua verso Malta, che le ha concesso un “porto sicuro”. Eleonore, infine, dopo otto giorni di mare e 104 persone a bordo ha deciso di forzare il blocco del Viminale, come fece la tedesca Carola Rackete con Sea Watch 3. Il capitano Klaus Peter Reisch è in stato di fermo, la nave sotto sequestro, ma almeno i migranti sono scesi.

Porti chiusi: Salvini interviene cinque volte in un mese

Il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha infatti siglato per entrambe il divieto d’ingresso in acque italiane. Ordine controfirmato dai ministri cinquestelle Danilo Toninelli (Infrastrutture ) ed Elisabetta Trenta (Difesa), nel pieno delle trattative tra Movimento e Pd per la creazione di un governo Conte bis a maggioranza giallorossa.

Questa è solo l’ultima delle crisi al largo del Mediterraneo, dove, limitandoci ad agosto, per cinque volte Salvini – con ogni probabilità ministro dell’Interno ormai uscente – ha impugnato il suo decreto Sicurezza bis per interdire l’ingresso nei porti italiani di navi delle ong.

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Foto: Klugschnacker (via Wikipedia)

Sbarchi migranti: i casi Alan Kurdi e Mare Jonio

Alan Kurdi il 31 agosto ha recuperato 13 tunisini, di cui otto minori, diretti a Lampedusa con un barchino di legno che rischiava il naufragio. Quando il 31 ha ricevuto il divieto dall’Italia, ha cominciato a navigare verso Malta, nella speranza di avere una risposta positiva, mentre il ministero della Difesa offriva la sua disponibilità a prendersi in carico i minori. Alla fine ha ottenuto il “porto sicuro”.

Il salvataggio della Mare Jonio, invece, è datato 28 agosto: 98 persone, di cui 26 donne (8 di loro incinte), 22 bambini con meno di 10 anni e altri 6 minori. Il 30 agosto i 64 più vulnerabili sono stati trasbordati su una nave della Guardia costiera italiana e fatti scendere a terra. Due giorni dopo sono stato fatti scendere perché le loro condizioni di salute sono ulteriormente peggiorate. Nella mattinata del 2 settembre, dopo l’avvio di uno sciopero delle fame, la situazione medica è diventata talmente complessa da obbligare l’evacuazione anche degli altri.

Libia e diritti umani: il limite dei respingimenti

Il braccio di ferro Viminale-Mediterranea è cominciato per la solita questione-capestro: il ministero dell’Interno pretende che un’ong, quando effettua un salvataggio, consegni i naufraghi alla Guardia costiera libica. Per le organizzazioni non governative, il solo riconoscerla sarebbe una violazione del loro codice etico: dentro l’autorità marittima del Paese africano ci sono infatti anche i gestori delle prigioni libiche, o i trafficanti di uomini.

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Per quanto l’Organizzazione marittima internazionale (Imo), agenzia Onu che si occupa di affari marittimi, abbia riconosciuto a Tripoli una zona di competenza dei salvataggi (la “Search and rescue region”), dal punto di vista delle ong il fatto che i migranti vengano riportati in Libia rappresenta di per sé una violazione dei diritti umani.

Secondo l’interpretazione dei giuristi più vicini al mondo delle organizzazioni non governative, quello che avviene con la Guardia costiera libica è un respingimento in violazione del principio di non-refoulment (articolo 33 della Convenzione di Ginevra) che sancisce il divieto di riportare un potenziale richiedente asilo laddove rischia la vita.

Protrarre per ragioni puramente politiche la permanenza in mare, anche senza un diretto e immediato pericolo di annegamento, espone i migranti a ulteriori rischi per la sicurezza e soprattutto per la tenuta psicologica. Argomento che però viene categoricamente ignorato dall’Italia.

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Eleonore, Open Arms e Ocean Viking tra sbarchi e decreto Sicurezza bis

Il 27 agosto la nave Eleonore dell’ong tedesca Lifeline aveva a bordo 104 migranti. Erano appena naufragati da un gommone, a largo della Libia. Quello stesso giorno, immediato, è arrivato il divieto di sbarco firmato dai tre ministeri, forzato poi il 2 settembre. Come spiega su Open Angela Gennaro, per quello che prevede il decreto Sicurezza bis, i ministri di Infrastrutture e Difesa sono poco più di passacarte: non possono fare altro che valutare eventuali vizi di forma. Le loro sono solo controfirme.

All’articolo 1, si legge, il ministro dell’Interno «può limitare o vietare l’ingresso il transito o la sosta di navi nel mare territoriale» per ragioni di ordine e sicurezza, cioè quando si presuppone che sia stato violato il testo unico sull’immigrazione e in particolare si sia compiuto il reato di «favoreggiamento dell’immigrazione clandestina».

Un caso sui generis è stato quello di Open Arms, che ha ricevuto il solito decreto ministeriale che vietava l’ingresso in Italia. Il 13 agosto la ong ha fatto ricorso al Tar del Lazio e l’esito è stato positivo per la nave di salvataggio.

Il tribunale amministrativo rivela un «vizio di eccesso di potere per travisamento dei fatti e di violazione delle norme di diritto internazionale del mare in materia di soccorso» e quindi decide di «consentire l’ingresso della nave Open Arms in acque territoriali italiane (e quindi di prestare l’immediata assistenza alle persone soccorse maggiormente bisognevoli, come del resto sembra sia già avvenuto per i casi più critici)».

La reazione di Salvini è stata immediata: «Un avvocato del Tar del Lazio – ha detto facendo riferimento al giudice Leonardo Pasanisi – vuole dare il permesso a sbarcare in Italia una nave straniera carica di immigrati stranieri e io ancora nelle prossime ore firmerò il mio no». Le persone a bordo erano 147.

Ocean Viking, nave operata da Medici senza frontiere e Sos Mediterranée, il 24 agosto ha trovato un porto sicuro, come si definisce il luogo in cui si conclude l’operazione di salvataggio, a terra, a Malta, dopo il no dell’Italia. Quindici giorni in mare con a bordo 356 persone.

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Foto: Francesco Floris

Sbarchi migranti 2019: in Italia molti meno che in Spagna e Grecia

L’idea che esista un’emergenza migranti per la rotta del Mediterraneo centrale non ha alcun fondamento statistico. Gli sbarchi registrati in Italia sono stati (dati al 15 agosto) 4.269, a cui si aggiungono 1.048 arrivi a Malta. Nulla a confronto dei 18.758 in Spagna e dei 31.265 in Grecia (dati Unhcr).

“Sbarchi registrati”, perché, almeno in Italia, esistono anche gli “sbarchi fantasma”: arrivi nelle spiagge lampedusane o agrigentini in incognito, senza che nessuno li registri. Si stima siano circa mille-1.200, attraverso i quali sono arrivati soprattutto tunisini partiti dalla Tunisia, ritengono i magistrati che indagano sul fenomeno.

Questi arrivi vanno distinti dagli sbarchi spontanei, ossia quelli che raggiungono terra senza che ci sia l’intervento delle ong. Tra i più recenti ci sono ad esempio quelli in Sardegna dall’Algeria: l’ultimo, il 31 agosto, contava 13 algerini, arrivati nel porto turistico di Sant’Antioco, nella parte meridionale della Sardegna.

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