Immigrazione in Italia: i decreti sicurezza aumentano gli irregolari

L'immigrazione è considerata una "emergenza", anche se il fenomeno è stabile nel tempo e di lunga durata. Lo rivela il Dossier Immigrazione 2019. Da cui un unico vero cambiamento: la crescita degli irregolari provocata dai decreti sicurezza dell'allora ministro Matteo Salvini

L’immigrazione incute ancora paura. Nonostante sia un fenomeno “normalizzato”, di lunga data, prevedibile e interpretabile senza grosse difficoltà, è ancora l’argomento principe per intossicare il discorso pubblico e infarcirlo di fake news, di notizie false.

Il Dossier statistico immigrazione 2019 curato dal Centro studi e ricerche Idos, in partenariato con il Centro studi Confronti, si apre per questo definendo «annus horribilis» i dodici mesi che lo separano dalla pubblicazione dell’edizione 2018. Non sul piano dei numeri, quanto sul piano del clima politico.

Immigrazione in Italia: dati non confermano emergenza

I dati, infatti, evidenziano, ancora una volta una sostanziale continuità con il passato: gli stranieri in Italia sono l’8,7% (in linea con l’anno precedente), con un aumento di un prevedibile 2,2% dovuto per la maggior parte alle nuove nascite.

A creare emergenza, però, ci ha pensato l’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini, con i suoi due Decreti sicurezza.

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Damien Fulton Naylor / IFRC (via Flickr)

Immigrazione in Italia, aumentano gli irregolari

«È verosimile che a causa del primo decreto sicurezza siano sensibilmente aumentati gli stranieri irregolari: questo decreto, infatti, da un lato ha abolito i permessi per protezione umanitaria, rendendone impossibile rinnovi e nuovi rilasci, dall’altro, istituendo permessi “speciali” più labili e difficilmente rinnovabili, ha ridotto e reso più precaria la platea dei beneficiari», si legge nella scheda di sintesi del dossier.

In cifre, il restringimento delle maglie per diventare regolari si trasformerà – si stima – in 140 mila irregolari in più in due anni. Fosse vero, si raggiungerebbe il picco dal 2002, anno della prima grande regolarizzazione. L’esecutivo Lega – Cinque Stelle aveva accantonato l’idea di una sanatoria, che storicamente risulta l’unico strumento davvero efficace per ridurre le sacche d’irregolarità.

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L’analisi del contrasto all’immigrazione irregolare è affidata a un saggio di Francesco Paletti (Caritas diocesana di Pisa) e Federico Russo (Università del Salento). Gli autori sottolineano che «configurare condizioni più o meno selettive per l’ingresso e la residenza regolare è prima di tutto una decisione politica, in grado di restringere o allargare l’area di irregolarità».

Gli autori prendono come riferimento il contratto di governo del primo esecutivo Conte, che indicava tra le sue priorità quella di aumentare i rimpatri per i circa 500 mila irregolari stimati in Italia. Guardando i numeri, nel 2018 gli intercettati privi di documenti regolari sono stati 24.173, di cui il 28,2% è stato poi allontanato dall’Italia. Significa l’1,4% della stima degli irregolari: un chiaro segnale di quanto la repressione non possa risolvere il problema.

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Foto: Bob Jagendorf (via Flickr)

Immigrati in Italia tra realtà e percezione: non portano criminalità

Franco Pittau, Luca Di Sciullo e Paolo Iafrate in un altro saggio contenuto nel Dossier affrontano il nesso tra criminalità e immigrazione. Gli autori ricalcolano il tasso di criminalità degli italiani, 1,50%, e degli stranieri di lunga permanenza, che diventa 1,75%. Questa leggera differenza rende poco credibile l’allarme propagandistico che l’immigrazione porta criminalità.

C’è un secondo dato contenuto in questo ragionamento: le 277.436 denunce ricevute da stranieri nel 2017 in Italia, nel 77,5% dei casi hanno riguardato persone irregolarmente presenti in Italia o privi di residenza. Quindi l’equivalenza è irregolarità uguale delinquenza. La soluzione proposta dai ricercatori è questa:

Puntare su «politiche che, invece di produrre maggiore irregolarità, aiutino piuttosto a uscirne e a non (ri)entrarvi, agevolando l’acquisizione di uno status legale stabile».

Una conferma dell’infondatezza del nesso la si legge nel saggio seguente, a forma di Patrizio Gonnella, presidente dell’Associazione Antigone: «Negli ultimi tre lustri, al quasi quadruplicarsi del numero di stranieri che vivono regolarmente in Italia, è diminuito drasticamente, ossia di circa tre volte, il loro tasso di detenzione». In cifre: nel 2003 l’1,16% degli stranieri in Italia finiva in carcere, contro lo 0,38% del giugno 2019. Se nel 2008 il 37,1% della popolazione carceraria era composta di stranieri, ad oggi il dato è sceso al 33,4 per cento.

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immigrazione in italia oggi
Foto: Raffaele della Rosa (via Flickr)

I profughi ambientali: l’immigrazione in Italia oggi

Secondo la narrazione dominante tra i partiti della destra, i “veri rifugiati” sono coloro che scappano da guerra e fame. Gli altri sono usurpatori, migranti economici che chiedono una protezione a cui non hanno diritto. Le categorie attuali, però, ancora non hanno spazio per i profughi ambientali.

Maria Marano, dell’Associazione a Sud, cura un saggio in cui ricorda i dati della Banca Mondiale secondo cui entro il 2050 a livello mondiale saranno 143 milioni – di cui 86 dall’Africa Sub-Sahariana – i migranti per motivi climatici. Il dato potrebbe segnare per la prima volta la fine del record dell’Europa come continente che emigra di più: i suoi cittadini che non vivono nel loro Paese d’origine sono al momento oltre 90 milioni.

Il saggio di Marano ricorda che in Italia ci sono statue due importanti sentenze nel 2016 e nel 2018 che hanno riconosciuto la protezione umanitaria per motivi ambientali a due richiedenti asilo di Pakistan e Bangladesh: il primo è emigrato dopo aver perso tutto ciò che aveva in un’alluvione, il secondo è una delle vittime del cambiamento climatico nel proprio Paese.

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