L’Amazzonia brucia ancora: ecco cosa succede in Brasile

L'Amazzonia brucia a ritmi record. Fiamme appiccate con intenzione, che aumentano la deforestazione e mettono a rischio la biodiversità della foresta e le popolazioni che vi abitano. Sotto accusa sono trafficanti di legno, grandi coltivatori e l'attività mineraria in cerca di nuove terre. Ma soprattutto il presidente Bolsonaro, che sembra intenzionato a difendere altri interessi

da Rio de Janeiro, Brasile

Per mesi, sin dal suo insediamento, il presidente brasiliano Jair Bolsonaro e i suoi ministri hanno rivendicato sovranità assoluta sulla foresta amazzonica. Prima criticando le politiche adottate a tutela della foresta pluviale e dei popoli indigeni, identificandole come freno allo sviluppo e annunciando nuove concessioni per lo sfruttamento di suolo e sottosuolo. Poi lanciando strali contro le ong e indebolendo tutte le agenzie governative incaricate della difesa della foresta. Infine, screditando l’Istituto nazionale di ricerca spaziale (Inpe) e licenziandone il direttore, reo di aver divulgato i dati allarmanti della deforestazione senza il previo permesso del presidente.

Amazzonia in fiamme: la Chiesa accusa il presidente

Neanche la Chiesa cattolica è rimasta indenne agli attacchi del governo, intenzionato a non concedere spazio a nessuna voce critica. Tanto che i vescovi della regione amazzonica, in prima fila nella contestazione delle politiche ambientali del governo Bolsonaro, sono finiti nel mirino dei servizi segreti di Brasilia, soprattutto per il loro attivismo relativo all’organizzazione del sinodo sui temi della difesa della foresta amazzonica, in agenda per ottobre in Vaticano.

Una posizione, quella della Chiesa, spiegata da padre Dario Bossi, provinciale dei missionari comboniani in Brasile e membro della Repam, Rete Ecclesiale Panamazzonica (qui sotto con papa Francesco).

Deforestazione in Amazzonia: gli allarmi inascoltati

Nel corso dei mesi, sono state molte le uccisioni di leader comunitari indigeni, difensori dei diritti umani e attivisti in difesa dell’ambiente, le invasioni di terre da parte dei latifondisti e le azioni di deforestazione degli speculatori. Molti gli allarmi lanciati da parte della magistratura brasiliana, rimasti inascoltati.

Nonostante la prese di posizione forte dei governi della Germania e Norvegia, che hanno sospeso il finanziamento del Fondo Amazzonia attivo dal 2003 per sviluppare politiche di difesa del territorio, e nonostante le durissime parole del presidente francese Emmanuel Macron, la devastazione della foresta non era ancora giunta nelle case di tutto il mondo.

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È stato solo quando il fumo proveniente da roghi a centinaia di chilometri di distanza ha raggiunto, oscurandolo, il cielo di San Paolo, che il paese e la comunità internazionale hanno intuito la gravità dell’aggressione al polmone verde del mondo. L’Amazzonia stava andando in fiamme molto più velocemente di sempre sotto gli occhi del mondo.

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Immagine aerea dei roghi nella città di Altamira, Stato del Pará, Brasile – Foto: © Victor Moriyama / Greenpeace

L’Amazzonia brucia: situazione oggi e incendi del 2019

Gli incendi che stanno devastando l’Amazzonia hanno avuto origine nello stato brasiliano di Rondonia all’inizio di agosto. Le fiamme, divampate almeno due settimane prima, hanno raggiungo i paesi vicini, come Paraguay, Perù e Bolivia. Nel cosiddetto “polmone del mondo”, segnala il programma anti-incendi dell’Istituto nazionale della ricerca spaziale (Inpe), si è concentrato il 52,5% degli incendi divampati tra gennaio e agosto 2019 in tutto il Brasile. Si tratta dell’82% di roghi in più rispetto ai primi otto mesi del 2018.

«Il 30,1% si è registrato nel Cerrado e il 10,9% ha interessato la foresta atlantica. Tra il 1° gennaio e il 18 agosto di quest’anno ci sono stati 71.497 incendi, l’82% in più rispetto allo stesso periodo del 2018. Di questi, 13.641, il 19% del totale, si sono registrati nel Mato Grosso. Lo stato maggiormente colpito dagli incendi è stato il Mato Grosso, seguito da Pará, Amazzonia e Amapá».

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Candeiras do Jamari, Stato di Rondônia, Brasile – Foto: @ Victor Moriyama / Greenpeace

Non solo alberi e animali: a rischio la biodiversità e l’intera Amazzonia

La notizia degli incendi rilancia una più ampia preoccupazione per la distruzione dell’intera foresta. Il 6 agosto, l’Inpe aveva segnalato che la deforestazione nella foresta pluviale amazzonica è aumentata del 67% nei primi sette mesi del 2019.

Il sistema di monitoraggio satellitare dell’agenzia governativa ha registrato la distruzione di 2.255 chilometri quadrati di foresta amazzonica solo a luglio, un avanzamento nel processo di deforestazione tre volte superiore a quello dello stesso mese del 2018 e, secondo l’Inpe, il maggiore di sempre in un periodo così breve. L’area di foresta pluviale distrutta equivale per estensione al territorio del Lussemburgo.

Dati che si sono incrociati con quelli pubblicati lo scorso 16 agosto dall’Istituto dell’uomo e dell’ambiente dell’Amazzonia (Imazon), secondo cui la deforestazione della foresta pluviale amazzonica è aumentata del 15% tra il 31 luglio del 2018 e il 31 luglio del 2019, rispetto ai precedenti 12 mesi. Un’area disboscata pari a 5.054 chilometri quadrati.

Solo a luglio 2019 la deforestazione nell’Amazzonia legale è stata del 66% superiore rispetto a luglio 2018, raggiungendo 1.287 chilometri quadrati. L’area dell’Amazzonia legale è compresa tra nove stati brasiliani: Acre, Amapá, Amazonas, Pará, Rondonia, Roraima e parte degli stati di Mato Grosso, Tocantins e Maranhão.

Quel che resta della foresta dopo i roghi

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Città di Altamira, Stato del Pará, Brasile – Foto: @ Victor Moriyama / Greenpeace

Incendi nella foresta amazzonica: Bolsonaro attacca le ong

Di fronte alle critiche mosse a livello internazionale, la prima reazione del presidente Bolsonaro è stata quella di ipotizzare un coinvolgimento delle organizzazioni non governative nei roghi, interessate, a suo dire ad attirare un’attenzione negativa sul governo. Un’azione che, secondo il capo dello stato, le ong avrebbero lanciato in risposta al taglio dei finanziamenti loro concessi dal governo.

«Non posso affermarlo con certezza, ma dietro le azioni criminali potrebbero esserci questi gruppi, che vogliono attirare l’attenzione su di me e andare contro il governo del Brasile», ha detto Bolsonaro, ricordando di aver «tolto denaro alle ong. Oltre il 40% dei fondi che arrivavano dall’estero andavano alle ong e glieli abbiamo tolti. Abbiamo anche tagliato i trasferimenti di fondi pubblici. Ora a queste persone mancano i soldi».

Brasile contro tutti: lo scontro sull’Amazzonia al G7

L’emergenza è divenuta in pochi giorni tema di polemiche portate avanti dal governo brasiliano soprattutto con paesi europei. Il presidente francese Emmanuel Macron ha voluto portare il tema al centro dell’agenda dell’ultimo G7 a Biarritz, in Francia, guadagnandosi l’appellativo di “colonialista” da Bolsonaro, critico con l’idea che i grandi del mondo possano intervenire nella sovrana gestione dell’Amazzonia da parte del Brasile.

Bolsonaro ha quindi rifiutato l’offerta dei paesi del G7 di 20 milioni di euro da destinare alla lotta agli incendi, criticando la postura estremamente dura assunta dal presidente francese.

Cosa succede oggi in Amazzonia: militari contro il fuoco

Impossibilitato a restare inerme di fronte alla questione, venerdì 23 agosto Bolsonaro ha firmato il decreto di Garanzia e ordine pubblico (Glo), che autorizza l’uso delle forze armate per combattere gli incendi boschivi negli stati di Acri, Mato Grosso e Amazonas. Nel corso del fine settimana seguente, poi, anche altri stati hanno richiesto il sostegno federale per le operazioni di spegnimento degli incendi, tra i quali Roraima, Rondonia, Tocantins e Pará.

Circa 400 unità delle Forze armate brasiliane sono entrate in azione già domenica 25 agosto per affrontare l’emergenza causata dagli incendi in Amazzonia. Lo riferiscono i media locali ricordando che gli effettivi, primo stanziamento di circa 44 mila elementi, sono impiegati per coadiuvare le operazioni di spegnimento dei fuochi, soccorrere la popolazione a rischio e contrastare i possibili reati ambientali: disboscamento illegale, scavi minerari clandestini, fuochi non autorizzati. Le prime unità militari inviate sul terreno, riporta il quotidiano O Estado de S. Paulo, sono nello stato di Rondonia, nella regione occidentale del Brasile, al confine con la Bolivia.

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Città di Itaituba, Stato del Pará, Brasile – Foto: @ Victor Moriyama / Greenpeace

La situazione attuale: aerei sulla foresta in fiamme

Il ministero dell’Economia, su richiesta del ministero della Difesa, ha approvato lo sblocco immediato di 38,5 milioni di real (circa 8,3 milioni di euro) per combattere gli incendi. In precedenza il presidente Jair Bolsonaro aveva reso nota l’entrata in funzione degli aerei militari per scaricare acqua sulla foresta in fiamme.

L’intervento è stato disposto con un decreto di Garanzia di legge e ordine, previsto dalla Costituzione per consentire l’uso di risorse militari per finalità di ordine pubblico. L’Aeronautica brasiliana (Fab) è entrata in azione dalla città di Porto Velho e ha pubblicato immagini e video di due aerei C-130 Hercules inviati nel Rondonia: i modelli sono dotati di cinque serbatoi e sono in grado di trasportare fino a 12 mila litri di liquido che rallenta la combustione.

Ultime notizie e indagini sugli incendi dolosi: perché brucia l’Amazzonia

Il presidente Bolsonaro ha firmato un’ordinanza che obbliga la polizia federale a indagare sulla «possibile esistenza di un’azione criminale premeditata negli incendi che si sono verificati nell’area della foresta nazionale di Altamira dal 10 agosto 2019». L’indagine è stata disposta dopo la pubblicazione di un’inchiesta giornalistica da parte della rivista Globo Rural, nella quale vengono riportati alcuni documenti, tra i quali le trascrizioni da alcuni social network, come WhatsApp, dalle quali emergerebbe un’organizzazione dietro la cosiddetta “giornata del fuoco” convocata per lo scorso 10 agosto, giorno in cui vari incendi sono stati appiccati in contemporanea in vari punti dello stato di Parà.

Secondo quanto riportato, settanta persone residenti nei municipi di Altamira e Novo Progresso, tra i quali agricoltori, commercianti e accaparratori di terre, si sono organizzati attraverso un gruppo di WhatsApp e hanno concordato di dare fuoco alla foresta ai margini dell’autostrada Br-163, che collega questa regione di Pará ai porti fluviali di Tapajós e allo stato di Mato Grosso. Secondo quanto riferisce la rivista, il loro intento era quello di mostrare al presidente Jair Bolsonaro di sostenere le sue idee relativamente “all’allentamento” dei controlli a tutela della foresta portate avanti dall’Istituto brasiliano dell’ambiente e delle risorse naturali rinnovabili (Ibama) e ottenere dal governo la cancellazione delle multe per le violazioni ambientali imposte loro proprio dall’Ibama.

Amazzonia: l’allarme incendi era stato lanciato per tempo

Secondo quanto emerso dall’inchiesta giornalistica, il 7 agosto, tre giorni prima che gli incendi iniziassero a diffondersi nella regione di Novo Progresso, la Procura federale dello stato del Pará aveva inviato una lettera all’Ibama per informare che i produttori rurali intendevano effettuare un’azione nel comune a titolo dimostrativo. Il documento del pubblico ministero che avvertiva il governo del giorno dell’incendio, al quale ha avuto accesso la rivista Globo Rural, richiedeva anche un piano di emergenza Ibama in caso di «conferma dell’evento riferito».

L’Ibama, dal canto suo, il 12 agosto aveva informato che il Coordinamento delle operazioni di sorveglianza e il Centro di intelligence della Soprintendenza del Pará erano stati informati dell’imminenza degli incidenti e che, sebbene allarmata, «a causa dei rischi per le squadre sul campo, le azioni erano state sospese». L’Ibama ha anche sottolineato che la polizia militare di Parà si è rifiutata di intervenire.

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