Minori non accompagnati cercansi

Nove su dieci sbarcano soli e spesso scappano dai centri, scomparendo dai canali ufficiali

Nove minori stranieri su dieci, quando sbarcano sulle coste italiane, sono soli. Nel 2016 è capitato a 25.800 di loro, più del doppio rispetto ai 12.360 arrivati nel 2015, anno che aveva segnato un altro record. I bambini non accompagnati sono in proporzione la tipologia di richiedenti asilo che cresce maggiormente negli ultimi anni: un terzo dei richiedenti asilo degli ultimi due anni. Sono i più vulnerabili e richiedono un sistema di accoglienza protetto. Eppure, una volta entrati nei centri, scappano: nel 2016 Europol aveva lanciato l’allarme di oltre 10 mila minori stranieri non accompagnati «scomparsi» in Europa. Il rischio è che tanti di loro siano finiti in qualche circuito criminale.

«I minori stranieri non accompagnati non sono sempre identificati, registrati e sorvegliati», scrive il Consiglio d’Europa in un report del 10 marzo. «Senza controllo e la cura adatta potrebbero essere esposti a rischi, come sfruttamento sessuale, e ancor più probabilmente quello di scomparire».

COSA DICE LA LEGGE

Da fine marzo, dopo un’attesa di tre anni, l’Italia ha una legge che cerca di mettere a sistema le norme esistenti in materia. La nuova legge Zampa sui minori stranieri non accompagnati prevede procedure specifiche per la loro identificazione, la permanenza in centri che aderiscono al Sistema per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar) e regole più chiare per stabilire il loro tutore. Prevede anche due possibili permessi di soggiorno e screening medici obbligatori per tutti. Un enorme salto in avanti sul piano legislativo: ma sarà applicata? Al momento i riconoscimenti avvengono negli hotspot e i centri d’accoglienza in cui vengono portati sono spesso Cas, centri straordinari, fuori dal circuito degli Sprar.

Mentre l’Italia cerca di dotarsi di uno standard per l’accoglienza, a Bruxelles la Commissione sembra più preoccupata di fare in modo che non si disperdano. Così, a metà marzo, il Commissario all’immigrazione Dimitri Avramopoulos ha proposto di inserire le impronte digitali dei minori migranti nei database europei Sistema Informativo Schengen (Sis) ed Eurodac, destinati normalmente a migranti scomparsi e richiedenti asilo adulti.

Il rischio, commenta al quotidiano EUObserver il fondatore dell’associazione per minori stranieri non accompagnati Ensamkommandes Forbund, lo svedese Omid Mahmoudi, è che questo aumenti solo la paura del sistema d’accoglienza e il desiderio di restarne fuori. Non solo: l’Agenzia europea per i diritti fondamentali (Fra) sostiene che buona parte dei minori sia già registrata nel sistema e questo non ne impedisce la fuga dai centri di accoglienza.

DATI E PROVENIENZE

A guardare i numeri dell’Italia, al 28 febbraio nei centri di accoglienza si trovavano 15.058 minori stranieri non accompagnati, di cui sei su dieci con 17 anni di età. Per loro il compimento dei 18 anni diventa un problema, perché sono costretti a lasciare il centro spesso senza avere in mano nessuna opportunità di un impiego e di potersi costruire una vita autonoma.

La maggior parte (il 15,6%) proviene dall’Egitto, seguito dal Gambia (13,3%). La terza nazionalità non è inclusa nelle normali classifiche di richiedenti asilo in Italia. Un minore straniero non accompagnato su dieci, infatti, viene dall’Albania. Sono ragazzi che si trovano per lo più nei centri di accoglienza del Sud Italia, quelli che accolgono di più, e che a differenza degli altri minori inseriti nella classifica non scappano da condizioni di guerra. L’ipotesi degli operatori è che questi ragazzi sperino, visti i vantaggi previsti per la loro età, di poter entrare in Italia e ottenere un permesso di soggiorno, viste le difficoltà ad emigrare attraverso canali legali. Non è escluso che siano le stesse famiglie a mandare i minori in Italia nella speranza di poter chiedere in seguito un ricongiungimento.

Quella dall’Albania non è l’unica rotta insolita dei minori stranieri non accompagnati. Pavia, ad esempio, dal 2011 è meta di minori stranieri non accompagnati in arrivo soprattutto da una città: Assyut, in Egitto. La maggior parte di loro, come raccontato al Fatto quotidiano dall’assessore alle Politiche sociali del Comune Alice Moggi, abbandona i centri di accoglienza. Per il Comune il problema è duplice: da un lato, l’amministrazione non sa che cosa accada ai minori che arrivano sul territorio e lasciano i centri; dall’altro, chi resta pesa notevolmente sulle casse dell’assessorato alle Politiche sociali. Il costo giornaliero per i 120 minori ospiti nel 2016 era di 10 mila euro. Una cifra non sostenibile dal bilancio della piccola cittadina.

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