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Birmania: a essere perseguitati non ci sono solo i Rohingya

Nella Birmania di Aung San Suu Kyi non sono perseguitati solo i musulmani Rohingya. Kachin e Karen, infatti, subiscono violenze da decenni dalle truppe di Rangoon. Una violazione continua dei diritti umani già confermata dall'Onu. E che ha provocato mezzo milione di sfollati interni

da Mae Sot (Thailandia)

L’attenzione mediatica è ferma sulla delicata questione dei Rohingya, la minoranza musulmana che, secondo le Nazioni Unite, sarebbe la popolazione più perseguitata al mondo. Uomini e donne costrette a scappare dalla loro terra a causa delle violenze dell’esercito regolare e dei radicali buddisti. Ma in Birmania – ribattezzata Myanmar dalla giunta militare nel 1989 – si consumano altri genocidi, meno pubblicizzati, quelli contro le diverse etnie che compongono il complesso mosaico del Paese. In particolare contro i popoli Kachin e Karen, perseguitati da decenni dalle truppe di Rangoon.

Perché sono perseguitate le minoranze in Birmania

Tutto è iniziato quando la Birmania ha ottenuto l’indipendenza dalla Gran Bretagna alla fine del secondo conflitto mondiale e alle varie etnie era stata promessa l’autonomia. Il nuovo presidente del Paese, Aung San – padre della più conosciuta premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi, infatti, aveva firmato, in accordo con i capi delle diverse comunità, il Trattato di Planglong che offriva a ciascun popolo la possibilità di scegliere – entro il termine di 10 anni – il proprio destino politico e sociale.

Ma questo trattato non è stato mai rispettato perchè, dopo un colpo di stato e l’uccisione di Aung San, il potere è passato alla dittatura militare dello spietato generale Ne Win. Da quel giorno sono iniziate sistematiche violenze. I generali che hanno controllato e insanguinato il Paese in questi anni, infatti, hanno tentato in tutti i modi di annientare ogni specificità, interessandosi molto di più alle ricche risorse naturali – legname, gas, pietre preziose, oro – che le zone abitate dalle etnie offrono.

Non solo rohingya: violati i diritti umani dei Kachin

Grandi operazioni militari sono in atto nello Stato Kachin, nel nord-est del Paese, al confine con la Cina. Gli scontri tra il Tatmadaw – il potente esercito birmano – e il Kachin Independence Army (Kia) si sono intensificati negli ultimi mesi. Le forze armate governative stanno bombardando via terra, ma anche con il supporto di aerei militari ed elicotteri da combattimento.

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Immagine tratta dal video “The Nightmare returns” di Kpsn

I combattimenti hanno costretto migliaia di persone a lasciare i propri villaggi. I numeri di quest’ultima ondata di violenze parlano di oltre 5 mila sfollati interni e numerose vittime civili. Più di 100 mila persone, invece, sono i civili che hanno abbandonato le loro case dal 2011.

Amnesty: esercito birmano compie «violazioni e abusi»

Amnesty International parla di «terribili violazioni e abusi» da parte dell’esercito birmano. Nello Stato Kachin, secondo l’organizzazione umanitaria, si stanno susseguendo rapimenti, uccisioni, uso di civili come scudi umani e reclutamento di bambini soldato.

«Mentre la comunità internazionale ha familiarità con gli orribili abusi subiti dalla minoranza Rohingya nello Stato Rakhine in Myanmar, nello Stato Kachin abbiamo trovato un modello altrettanto scioccante nel prendere di mira la popolazione», ha dichiarato Matthew Wells, consulente senior per le crisi di Amnesty.

La denuncia dell’Onu: ecco cosa succede in Myanmar

«Riguardo ai militari del Myanmar stiamo ricevendo rapporti credibili di attacchi indiscriminati o sproporzionati, uccisioni extragiudiziali, privazione arbitraria della libertà, sparizioni forzate, distruzione di beni e saccheggi, torture e trattamenti inumani, stupri e altre forme di violenza sessuale, lavoro forzato e reclutamento di bambini nelle forze armate».

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È quanto denuncia un rapporto redatto nel marzo scorso della commissione d’inchiesta dei diritti umani delle Nazioni Unite, che ha evidenziato un picco di violazioni dei diritti umani e abusi contro la popolazione Kachin nell’ultimo periodo.

L’esercito blocca gli aiuti alla popolazione

Come succede da anni in tutte le zone di conflitto del Paese, l’esercito ha negato l’accesso alle organizzazioni umanitarie. Questo, ovviamente, ha creato ulteriori problemi per la popolazione.

«Il blocco degli aiuti nello stato di Kachin ha messo a rischio migliaia di civili, specialmente quelli costretti a lasciare le loro case o quelli che sono intrappolati in aree di combattimento», ha dichiarato Brad Adams, direttore di Human Rights Watch Asia.

Violenze contro difensori dei diritti nello Stato Karen

Più a sud dello Stato Kachin, al confine con la Thailandia, nell’est della Birmania, altri combattimenti e abusi si stanno consumando contro la popolazione Karen. Gli scontri si sono intensificati all’inizio di marzo quando, con l’obiettivo di portare a termine la costruzione di una strada militare, più di un migliaio di soldati governativi hanno invaso il distretto di Mutraw.

Finora quasi 3 mila abitanti dei villaggi sono scappati tra le montagne. Il 5 aprile scorso Saw O Moo, 42 anni, uno dei leader del Karen Environmental and Social Action Network (Kesan), organizzazione che si batte per la salvaguardia del territorio e per i diritti degli indigeni, è stato brutalmente assassinato a colpi di arma da fuoco da un’imboscata del Tatmadaw mentre forniva assistenza agli sfollati.

Birmania: storie di guerra da 500 mila rifugiati interni

Dall’inizio di questo conflitto, nel 1949, si contano almeno 500 mila sfollati interni – che nel gergo delle Nazioni Unite vengono chiamati Internally Displaced People (Idp) – e oltre 130 mila che hanno trovato rifugio nei campi profughi disseminati nella vicina Thailandia, costretti a vivere in condizioni di estremo disagio.

Molte delle persone rimaste nel territorio controllato dai Karen, invece, portano i segni indelebili delle mine antiuomo con cui l’esercito birmano ha reso ancor più impenetrabile la giungla. La Birmania è uno dei Paesi più minati al mondo. E anche se non è possibile documentarlo con precisione, gli ultimi dati diffusi parlano di più di 3 mila vittime solo dal 1999 al 2013.

Le testimonianze delle violenze in un documento

Il documento “Ritorna l’incubo”, del Karen Peace Support Network (Kpsn), denuncia accuratamente tutte le violazioni perpetrate dai militari di Rangoon nella terra dei Karen degli ultimi mesi, riportando le testimonianze di 2.417 persone, provenienti da 12 differenti villaggi nella zona di Mutraw, costrette a fuggire dopo gli attacchi dell’esercito birmano. Il rapporto, di per sé impressionante, è accompagnato da un documentario video (vedi più sopra).

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