I siriani tornano a casa

L'Unhcr parla di quasi 500 mila rientri tra sfollati e rifugiati. Ma la situazione resta pericolosa

Quasi mezzo milione di siriani sono tornati nelle loro case nei primi sei mesi di quest’anno. Ma lo hanno fatto a loro rischio e pericolo, visto che la situazione nel paese è tutt’altro che tranquilla. Ad aver segnalato il fenomeno in corso è stato l’Alto commissariato per i rifugiati (Unhcr), che venerdì ha definito “significativa” l’ondata attuale di chi torna nelle abitazioni in cui è cresciuto. I siriani che hanno scelto di tornare indietro si sono diretti soprattutto verso le città di Aleppo, Hama, Homs e Damasco.

Nel dettaglio, l’organizzazione stima che più di 440 mila sfollati interni, che avevano abbandonato la propria area d’origine ma vivevano ancora all’interno del paese, sono tornati a casa. E la stessa cosa hanno fatto altre 31 mila persone, che sono invece rientrate dagli stati vicini.

Secondo un portavoce dell’agenzia Onu, Andrej Mahecic, i principali motivi di questi spostamenti sono la ricerca dei propri familiari, la volontà di controllare le proprietà abbandonate un tempo e, in alcuni casi, un reale o percepito miglioramento nelle condizioni di sicurezza nelle zone del paese interessate da queste migrazioni.

Siria, un paese devastato dalla guerra

L’Unhcr ha dichiarato di aver rafforzato il proprio intervento per far fronte a questa nuova condizione ma, allo stesso tempo, ha fatto sapere di non poter promuovere, né facilitare, questi rientri a causa della situazione di sicurezza e umanitaria nel paese devastato dalla guerra.

«Sebbene ci sia una diffusa speranza legata ai recenti colloqui di pace di Astana e Ginevra, crediamo che non ci siano ancora le condizioni per un rientro in sicurezza e dignità per i rifugiati», ha detto ancora il portavoce Unhcr, dando voce così alle preoccupazioni relative alla sostenibilità dei miglioramenti nella sicurezza, così come ai grossi rischi per la protezione in diverse aree interessati dagli ultimi rientri.

Insomma, «in questa fase, e mentre l’Unhcr sta investendo negli aiuti insieme ad altri partner per migliorare le condizioni in aree accessibili della Siria, i rientri dei rifugiati dai paesi ospitanti non possono né essere promossi, né facilitati dalla Unhcr», ha tagliato corto.

Il conflitto siriano, entrato ormai nel suo settimo anno, ha già ucciso centinaia di migliaia di persone, fatto 6,3 milioni di sfollati in patria e costretto altri 5,1 milioni a lasciare il paese. Inoltre, si stima che oltre 13,5 milioni di siriani abbiamo bisogno di assistenza umanitaria, compresi 4,5 milioni in aree assediate e difficili da raggiungere.

siria guerra
Aleppo est – Foto © UNHCR/Hameed Marouf

Difficile portare soccorso

A essere particolarmente complicato è l’accesso alla popolazione sfollata all’interno della Siria, che resta una «sfida chiave», ha detto Mahecic. Il portavoce ha anche sottolineato che i convogli degli aiuti non riescono ancora a raggiungere regolarmente queste aree che sono diventate nuovamente accessibili.

Altre sfide ancora da vincere sono i limitati mezzi di sostentamento, la mancanza di cibo e acqua e una salute sporadica o inesistente, così come l’educazione, i servizi sociali o altri servizi minimi. Basti pensare, per esempio, alle tante scuole danneggiate o distrutte nel paese, che non possono dunque più accogliere studenti.

Alla ricerca di fondi

L’Alto commissariato delle Nazioni Unite ha fatto sapere che finora, dei 304 milioni di dollari dei quali aveva dichiarato di aver bisogno per poter assistere gli sfollati in Siria nel corso di quest’anno, ne sono arrivati finora appena 103 milioni, pari dunque a circa un terzo del valore richiesto.

Inoltre, l’Unhcr mira ad ottenere nel 2017 un’ulteriore somma, pari a 150 milioni di dollari, per incrementare la propria capacità d’intervento a supporto degli sfollati, dei rifugiati e di altre persone vulnerabili in generale, oltre a voler migliorare le condizioni  d’aiuto in potenziali aree di ritorno dei cittadini.

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