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Terrorismo: l’ombra di al-Shabaab su Kenya e Somalia

Negli ultimi mesi il gruppo terroristico somalo al-Shabaab ha intensificato le operazioni nel vicino Kenya. Una serie di sanguinosi attacchi, infatti, hanno costretto Nairobi a raddoppiare gli sforzi per contrastare la nuova offensiva degli jihadisti nell’area transfrontaliera, dove sorge la fitta foresta costiera di Boni

Gli analisti keniani temono che gli estremisti di al-Shabaab abbiano riconquistato terreno nella foresta di Boni, che si estende per circa 1.350 chilometri quadrati tra la contea di Garissa e quella di Lamu, al confine tra Kenya e Somalia, dove i jihadisti somali sono radicati dal 2012.

Secondo fonti dell’intelligence di Nairobi, è proprio in quest’area che i militanti islamici hanno impiantato nuove basi d’addestramento, dalle quali stanno sferrando ripetuti attacchi contro l’esercito keniano, la polizia e gli abitanti dei villaggi locali.

A metà gennaio, un commando pesantemente armato ha attaccato e occupato per alcune ore la stazione di polizia di Ishakani, per poi fuggire in Somalia. Prima dell’azione, gli islamisti avevano radunato gli abitanti del villaggio costringendoli a entrare in una moschea, dove hanno propagandato la loro ideologia e spiegato che il loro obiettivo non erano i civili, ma le forze di sicurezza locali.

La fazione Jaysh Ayman: storia del terrorismo in Kenya

L’attività terroristica nella zona è orchestrata da Jaysh Ayman, una fazione di al-Shabaab attiva dal 2009, che prende il nome dal suo fondatore Maalim Ayman, alias Abdiaziz Dobow Ali. I miliziani del gruppo sono in gran parte nativi della regione costiera del Kenya, ma al suo interno hanno militato anche alcuni jihadisti stranieri, come lo statunitense Maalik Alim Jones, condannato dal Tribunale del distretto meridionale di New York per aver compiuto attacchi e raid transfrontalieri, dopo essersi arruolato nelle fila di Jaysh Ayman.

La fazione ha lanciato il suo primo attacco nel giugno 2014, quando circa cinquanta miliziani armati fino ai denti bersagliarono il bar di un hotel nella città di Mpeketoni, uccidendo 40 persone. Da allora, Jaysh Ayman ha continuato a compiere attentati nella regione, spesso facendo uso di granate e ordigni artigianali, più comunemente conosciuti come Ied (Improvised esplosive device).

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Un soldato della forza di peacekeeping dell’Amisom mentre pattuglia la periferia di Mogadiscio. Foto: Amisom Public Information

Il più clamoroso degli attacchi compiuti dalla costola di al-Shabaab è la strage compiuta il 2 aprile 2015 all’Università di Garissa, dove furono uccise 148 persone, quasi tutti studenti.

Nairobi sospetta appoggio al radicalismo islamico

Nel settembre 2015, il governo keniano ha lanciato l’operazione “Linda Boni”, volta a contrastare l’operato dei radicali islamici rifugiati nella foresta. Le Kenya Defence Forces (Kdf) hanno più volte celebrato il successo dell’iniziativa anti-terrorismo, che nel 2016 aveva ridotto significativamente gli attacchi nella zona.

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Tuttavia, a più di due anni e mezzo dall’inizio dell’operazione, il gruppo continua a colpire in tutta la regione. Questo ha sollevato polemiche sulla conduzione della Linda Boni, che nel luglio scorso hanno portato alla sostituzione del comandante in capo, James Ole Serian, con il commissario della contea di Lamu, Joseph Kanyiri.

Il nuovo capo dell’operazione Linda Boni lo scorso gennaio ha sollevato il dubbio che la popolazione locale stia dando sostegno ai radicali islamici, aiutandoli a evitare la cattura. Per questo, ha avviato indagini per accertare se nelle strutture sanitarie locali siano stati curati alcuni terroristi feriti.

Allerta terrorismo: nuovi attentati in Kenya

Nelle ultime settimane, i militanti di al-Shabaab hanno compiuto una serie di azioni in Kenya, in una delle quali, lo scorso 20 gennaio, hanno abbattuto una torre di trasmissioni nella città di Elwak, nella contea di Mandera, al confine nord-orientale con la Somalia.

L’abbattimento della torre, di proprietà della Hormuud Telecom Somalia, ha interrotto le comunicazioni all’interno della città e dell’area circostante, tagliando i collegamenti tra la popolazione locale e le forze di sicurezza del Kenya e della Somalia.

Secondo quanto riferito dai media locali, i militanti sospettavano che gli abitanti di Elwak stessero raccogliendo informazioni per le truppe dell’Amisom, che stavano pianificando di realizzare un presidio medico nella contea di Mandera. La stessa dove, alla fine di  dicembre, gli islamisti avevano distrutto un pozzo d’acqua scavato dall’esercito keniano nella città di Lafey, lasciando centinaia di residenti senz’acqua.

Offensiva di estremisti della Somalia legati ad al Qaeda

Negli ultimi mesi, l’offensiva dei jihadisti legati ad al Qaeda ha interessato anche l’area di Kutulo, dove lo scorso 6 gennaio sono stati uccisi cinque agenti del General Service Unit (Gsu), ala paramilitare della polizia keniana, mentre pattugliavano la Elwak-Katulo Road.

Il 14 gennaio, nella contea di Wajir, situata nella medesima area, gli estremisti somali hanno paralizzato le comunicazioni in tutta la zona distruggendo con missili anticarro Rpg una torre di trasmissione della Safaricom. Sempre nella  stessa contea, lo scorso 8 febbraio, la polizia keniana ha sventato un attacco contro un presidio militare delle Kdf uccidendo tre militanti di al-Shabaab.

Poi, ancora nella contea di Wajir, il 16 febbraio i miliziani di al-Shabaab hanno attaccato la scuola primaria di Qarsa, dove sono stati uccisi due insegnanti e la moglie di uno di questi. Un altro è rimasto ferito a una mano. Gli assalitori avevano anche lasciato sulla strada di accesso un ordigno inesploso, che ha danneggiato una macchina della polizia che accoreva sul posto, senza però fare vittime.

In forse la vittoria contro i terroristi in Kenya e Somalia

Il susseguirsi di attentati nella zona negli ultimi mesi ha indotto gli analisti a credere che gli estremisti somali stanno estendendo il loro raggio d’azione dalla contea di Mandera a quella di Wajir.

La rinnovata insorgenza nella vasta area della foresta di Boni getta dunque ulteriore discredito sulle previsioni di una possibile sconfitta del gruppo estremista somalo, spingendo gli esperti di sicurezza a chiedere nuove strategie per combattere il gruppo militante.

Gli analisti keniani temono che l’aumento dell’attività terroristica nell’area al confine con la Somalia potrebbe essere un tentativo di distogliere l’attenzione delle forze di sicurezza dal territorio somalo, dove i jihadisti sono stati costretti a lasciare molte delle loro basi e stanno tentando di riorganizzarsi. Inoltre, l’intensificarsi degli attacchi potrebbe essere interpretato come un diversivo, mentre gli estremisti somali pianificano un’azione terroristica su larga scala.

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