Rio de Janeiro: favelas pericolose, ma ad uccidere è la polizia

Nuova strage nelle pericolose favelas brasiliane: in un blitz delle forze di sicurezza brasiliane a Rio de Janeiro sono morte 19 persone. Autorità e Human Rights Watch denunciano gravi violazioni dei diritti umani

da Rio de Janeiro, Brasile

Per la polizia si è trattato di un’operazione di contrasto all’ondata di rapine, furti di auto e di camion nella zona. Anche se, nei comunicati ufficiali, i 16 giovani uccisi nel corso dell’invasione del conglomerato di favelas Complexo do Alemão, di cui non vengono fornite le generalità, sono stati considerati “sospettati” di traffico di droga.

Per il professore dell’Università federale di Rio de Janeiro (Ufrj), Michel Misse, e per gran parte della popolazione residente, invece, la missione delle forze speciali della polizia militare e civile di giovedì 21 luglio è nata per vendicare la morte di un poliziotto ucciso poche ore prima.

Il conflitto di narrativa, come sempre, fa da sfondo alle scene di guerra che hanno visto ancora una volta una favela di Rio de Janeiro trasformata in campo di battaglia. Da un lato la polizia, dall’altra gli affiliati al Comando Vermelho. In mezzo, nel fuoco incrociato, i residenti.

Il bilancio finale del blitz durato oltre 12 ore condotto dalle forze speciali della polizia militare, Batalhão Complexo do Alemão de operações policiais especiais (Bope), e civile, Coordenadoria de operações e recursos especiais (Core), con il supporto della Polizia stradale federale (Prf), è di 19 persone decedute.

Oltre ai 16 “sopettati” anche un poliziotto e due donne colpite da pallottole vaganti.

Per effettuare il macabro conteggio delle vittime è stato necessario recuperare i corpi di numerosi feriti trasportati da cittadini presso gli ospedali sotto una pioggia di proiettili. Dalle prime luci dell’alba e per tutta la giornata la polizia ha circondato l’intera area del Complexo do Alemão mobilitando centinaia di agenti, rendendo impossibile gli spostamenti da e per la regione che ospita oltre 200 mila persone.

L’azione nella favela di Rio de Janeiro vìola la sentenza della Corte Suprema

«Siamo profondamente preoccupati per il fatto che ancora una volta Rio de Janeiro sia stata testimone di un’operazione di polizia con un alto numero di vittime e gravi impatti sulle comunità, questa volta nel Complexo do Alemão», ha affermato la direttrice per il Brasile di Human Rights Watch, Maria Laura Canineu.

Questo, nonostante che nel giugno 2020 la Corte Suprema del Brasile abbia vietato alla polizia di condurre operazioni nelle favelas e periferie di Rio, tranne che in «casi assolutamente eccezionali», dice Canineu. La polizia non ha rispettato adeguatamente la sentenza.

«Le procure statali e federali dovrebbero condurre immediatamente un’indagine approfondita e indipendente per stabilire i responsabili e le circostanze dei decessi e dei feriti, in conformità con il mandato costituzionale di esercitare un controllo esterno sulla polizia».

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Elicottore della polizia militare dello stato di Rio de Janeiro – Foto: Vladimir Platonov/ABr (via Wikimedia Commons)

Polizia nella favela di Rio de Janeiro: denunce di violazioni dei diritti umani

L’Ufficio del difensore pubblico dello Stato di Rio de Janeiro ha denunciato in una nota che «ci sono indicazioni di situazioni di grave violazione dei diritti durante l’operazione».

Il difensore civico generale, Guilherme Pimentel, ha riferito di aver ricevuto diverse denunce contro la polizia. «Abbiamo ricevuto una richiesta da parte dei cittadini di entrare nei luoghi dell’invasione dove ci sono prove delle gravi violazioni dei diritti umani: assassinii, manomissione delle scene del crimine, omissione di soccorso ai feriti, minacce di esecuzione sommaria ai danni di residenti, persone intrappolate all’interno della casa, persone aggredite, oltre a infrazioni di domicilio senza autorizzazione da parte della polizia e conseguenti depredazioni», ha affermato Pimentel.

Pimentel ha riferito di aver tentato di accedere alla comunità, in compagnia di rappresentanti del Consiglio di Stato per i diritti umani, della Commissione per i diritti umani dell’Associazione brasiliana degli avvocati (Oab) e dell’Assemblea legislativa di Rio (Alerj), ma di non essere riuscito a causa della grave pericolosità dei luoghi.

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Cláudio Castro, governatore di Rio de Janeiro, Brasile – Foto: Isac Nóbrega/PR – Palácio do Planalto (via Wikimedia Commons)

Rio de Janeiro pericolosa: la scia di sangue sotto il governatore Cláudio Castro

Da quando il governatore Cláudio Castro ha assunto la guida dello stato di Rio de Janeiro, dopo l’impeachment di Wilson Witzel, da poco più di un anno e mezzo, in città si sono registrate tre delle cinque operazioni di polizia più letali della storia della metropoli.

La prima è stata quella nella favela di Jacarezinho, nel maggio 2021, terminata con 28 morti, tra i quali um poliziotto.

La seconda è avvenuta nella favela di Vila Cruzeiro, nel maggio 2022, terminata con 24 morti.

Infine, quella del Complexo do Alemão, il 21 luglio 2022, terminata con 19 morti (di cui um poliziotto).

Tra aprile 2021 e luglio 2022, le stragi registrate sono state 76, con complessivamente 348 uccisioni.

Complessivamente poi, Rio de Janeiro ha registrato 628 omicidi da parte della polizia nella prima metà del 2022. L’indice di letalità delle forze dell’ordine nel corso dell’amministrazione Castro è il più alto tra le amministrazioni.

A Rio sono state uccise dalla polizia 4,58 persone per 100 mila abitanti. «Il governo statale di Rio de Janeiro dovrebbe attuare immediatamente un piano adeguato, d’accordo con la società civile, per frenare gli omicidi della polizia – come ordinato dalla Corte Suprema», ha affermato Canineu.

«Indagare e arrestare i responsabili nei casi di abusi da parte della polizia è fondamentali per fermare il ciclo di violenze che mette in pericolo i residenti e la stessa polizia, con conseguenze disastrose per la sicurezza pubblica».

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