El Salvador: la lotta alla criminalità passa per la sospensione dei diritti

Il governo Bukele vara lo stato di emergenza per contrastare le bande criminali e sospende diritti fondamentali dei cittadini. Onu, Organizzazione degli Stati Americani e ong criticano le modalità scelte per la lotta alla criminalità in El Salvador

da Rio de Janeiro, Brasile

Di fronte all’ondata di violenza scatenata nell’ambito di una guerra tra organizzazioni criminali locali, Pandillas, il governo di El Salvador guidato dal presidente Nayib Bukele ha risposto con il pugno di ferro.

Lo scorso 26 marzo, al termine di una giornata di faida costata la vita a 62 persone, l’esecutivo ha approvato lo stato di emergenza. In nome della ripresa del controllo della sicurezza nel paese sono stati ridotti alcuni diritti fondamentali.

El Salvador: la guerra alle bande criminali sospende le libertà

Per 30 giorni il governo salvadoregno ha il potere di sospendere libertà e garanzie costituzionali per facilitare il dispiegamento di militari e l’azione della polizia nelle aree dove si registra il maggior numero di omicidi. La misura, inoltre, limita il diritto alla libera associazione e riunione e consente l’intervento delle forze di sicurezza nella corrispondenza, comunicazioni telefoniche o e-mail senza un ordine del tribunale. Limita anche il diritto di essere informato del motivo dell’arresto e di avere un avvocato al momento dell’arresto e consente di prolungare il periodo di detenzione amministrativa di oltre 72 ore.

Dall’inizio dell’emergenza al 25 aprile la polizia salvadoregna ha arrestato 18.315 presunti membri di bande. Nella sola giornata del 25 aprile sono stati arrestati 1.172 membri di organizzazioni criminali. «Non daremo tregua ai terroristi in questa guerra contro le bande».

Tuttavia, lo scenario in cui si inserisce la decisione del governo è complesso. Secondo l’ong Human Rights Watch (Hrw) «la nuova ondata di violenze arriva dopo una sostanziale diminuzione dei tassi di omicidi durante il governo Bukele, accusato di avere negoziato con le bande per abbassare il tasso di violenza e sostenere il suo partito politico alle elezioni legislative del febbraio 2021 in cambio di privilegi carcerari».

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el salvador criminalità 2022
San Salvador, El Salvador – Foto: via Pixabay

Contrasto alla criminalità in El Salvador: le critiche della comunità internazionale

Le discutibili misure adottate dalle autorità di El Salvador hanno suscitato critiche unanimi della comunità internazionale. La Commissione interamericana per i diritti umani (Cidh) ha chiesto al governo di El Salvador di rispettare le garanzie giuridiche e il giusto processo nel quadro degli arresti eseguiti durante lo stato di emergenza.

«Le organizzazioni per i diritti umani e la stampa – si legge in un comunicato – hanno denunciato che molti degli arresti sono stati effettuati illegalmente, arbitrariamente e in modo violento, presumendo l’appartenenza a gruppi criminali in base a elementi come l’aspetto fisico, l’età o l’area di residenza».

La Cidh riporta inoltre le denunce secondo cui la sospensione di alcune garanzie giudiziarie ha impedito di conoscere i motivi dell’arresto, nonché l’accesso all’assistenza legale e al contatto con i propri familiari.

Per Human Rights Watch i provvedimenti approvati dal parlamento salvadoregno violano le garanzie di base del giusto processo e i diritti dei bambini. «L’Assemblea legislativa di El Salvador – si legge in una nota – ha approvato una serie di misure proposte dal presidente Nayib Bukele che consentono ai giudici di incarcerare bambini di appena 12 anni, limitano la libertà di espressione ed espandono pericolosamente il ricorso alla detenzione preventiva e la legislazione antiterrorismo».

Il governo del presidente Bukele «dovrebbe adottare misure serie e rispettose dei diritti per affrontare l’atroce violenza delle bande in El Salvador. Invece di proteggere i salvadoregni, questo stato di emergenza è una ricetta per un disastro che mette a rischio i loro diritti», ha affermato Tamara Taraciuk Broner, direttrice ad interim per le Americhe presso Hrw.

El Salvador, lotta alla criminalità tra il 2021 e il 2022

Inquietante è l’analisi di Hrw sui motivi che potrebbero aver scatenato le violenze, il cui picco è stato raggiunto dopo un lungo periodo in cui gli scontri tra organizzazioni criminali hanno registrato un sensibile calo. Per l’ong la “pace” derivava infatti da un accordo tra le autorità e le pandillas nato perché il governo potesse mostrare numeri incoraggianti in occasione delle elezioni legislative del febbraio 2021. Tuttavia, denuncia Hrw, il procuratore generale di El Salvador, entrato in carica nel maggio 2021, ha smantellato un’unità che stava indagando sulle presunte trattative e, mesi dopo, il suo ufficio ha fatto irruzione negli uffici dei pubblici ministeri che avevano condotto le indagini.

Anche l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani ha espresso «profonda preoccupazione» per le misure introdotte dal governo del presidente Nayib Bukele. «Dallo stato di emergenza adottato il 27 marzo – si legge in un comunicato diffuso il 5 aprile – le forze di polizia e i militari hanno fatto ricorso a un uso non necessario ed eccessivo della forza» e migliaia di persone persone «sono state detenute senza un mandato di arresto e alcune sarebbero state sottoposte a trattamenti crudeli, disumani o degradanti».

L’organismo Onu si è detto preoccupato anche per alcune modifiche del codice penale adottate dal parlamento nazionale.

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“Arte Criminale” dei Pandilleros, Miami – Foto: Ivan Curra (via Wikimedia Commons)

Riforma del codice penale e legge bavaglio per la stampa

Subito dopo approvazione dello stato di emergenza, il parlamento di El Salvador ha approvato una riforma del codice penale che prevede pene detentive fino a 45 anni di carcere per i capi delle gang armate.

Il pacchetto di riforme, presentato dal governo Bukele, prevede anche un aumento delle pene detentive fino a 10 anni di carcere per i maggiori di 12 anni e fino a 20 anni per i minori dai 16 ai 18 anni.

La riforma destina inoltre 80 milioni di dollari ai ministeri della Difesa e della Sicurezza per l’acquisto di armi ed equipaggiamenti. La nuova legge, inoltre, permetterà di condannare i mezzi di comunicazione che rilanciano o trasmettono messaggi attribuiti o attribuibili alle bande criminali.

La riforma, approvata direttamente in Aula e senza discussione, prevede pene di reclusione da 10 a 15 anni per coloro che riproducono o rilanciano messaggi delle bande, ma anche nei confronti di chi «elabora, partecipa all’elaborazione, produce testi, dipinti, disegni, graffiti o qualsiasi qualsiasi forma di espressione visiva che alluda alle differenti organizzazioni criminali».

L’Associazione dei giornalisti di El Salvador (Apes) e l’associazione per i diritti umani Cristosal hanno denunciato l’incostituzionalità del pacchetto di riforme che impedisce alla stampa di riferire sulle attività delle gang.

La denuncia, recita un comunicato, è stata presentata davanti al Tribunale supremo di giustizia. Secondo quanto denunciano le due organizzazioni, le riforme approvate dal parlamento lo scorso 6 aprile violano la libertà di espressione e informazione e il diritto dei cittadini a essere informati.

In ultimo, il parlamento ha approvato la legge speciale per la costruzione di centri penitenziari. La norma dà il via libera a contratti diretti bypassando i regolamenti sui contratti dell’amministrazione pubblica. La creazione di più centri penitenziari, recita il testo di legge, è dovuta all’«aumento dei detenuti durante lo stato di emergenza».

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