Diritti umani nel mondo: la situazione secondo Human Rights Watch

Non manca il coraggio di opporsi a dittatori e despoti, ma le violazioni dei diritti umani nel mondo sono ancora troppo diffuse: ecco cosa sta succedendo secondo il report 2022 di Human Rights Watch

da Chiang Mai (Thailandia)

«La repressione e l’uso della violenza da parte dei leader autocratici e dei regimi militari contro le proteste civili in tutto il mondo sono il segno della loro disperazione e dell’indebolimento del loro potere». Ad affermarlo è il nuovo rapporto annuale di Human Rights Watch (Hrw), che analizza la situazione dei diritti umani nel corso del 2021 in oltre 100 paesi.

Nel «World Report 2022», l’organizzazione spiega che le autorità repressive hanno dovuto affrontare un contraccolpo significativo, con milioni di uomini e donne che hanno rischiato la vita per manifestare e chiedere democrazia.

Diritti umani nel mondo: il coraggio di opporsi ai regimi

«C’è stata un’ondata di sostegno pubblico alla democrazia con persone che sono scese in piazza, spesso rischiando la vita per farlo, nei paesi in cui i regimi repressivi stanno lottando per mantenere il loro controllo», ha dichiarato Kenneth Roth, direttore esecutivo di Hrw.

«Sebbene le azioni sempre più violente dei regimi repressivi in tutto il mondo possano sembrare come se stessero flettendo i muscoli, li vediamo sempre più come atti di disperazione», ha aggiunto.

Leggi anche:
Guerra Etiopia: scoppiato nel Tigray, il conflitto oggi è fuori controllo
La Dichiarazione universale dei diritti umani dal 1948 ai nostri giorni

diritti umani violati nel mondo
Foto: via Pixabay

Esempi di violazioni: il golpe in Myanmar

Una lunga parte del rapporto è incentrata sugli avvenimenti in Myanmar, dove i militari hanno preso il potere nel febbraio 2021. «Il colpo di stato ha effettivamente posto fine alla transizione democratica del Paese sotto la Lega nazionale per la democrazia (Nld) di Aung San Suu Kyi», si legge nel documento di Hrw.

«I militari hanno preso il potere facendo affermazioni infondate su elezioni e irregolarità elettorali diffuse e sistematiche, sebbene gli osservatori elettorali internazionali e nazionali abbiano ritenuto che le elezioni fossero credibili e riflettessero la volontà della maggioranza degli elettori».

Le stragi dell’esercito birmano

Milioni di persone sono scese in piazza in tutto il Paese in proteste in gran parte pacifiche per chiedere ai militari di rinunciare al potere, mentre membri del parlamento, rappresentanti delle minoranze etniche e attivisti della società civile hanno formato il governo di unità nazionale (Nug) di opposizione.

«Le forze di sicurezza – scrive l’organizzazione – hanno risposto commettendo crimini contro l’umanità contro la popolazione, tra cui la tortura, gravi privazioni della libertà, sparizioni forzate, stupri e altri abusi sessuali e trattamenti disumani. Giornalisti, avvocati, personale medico, manifestanti contro la giunta, attivisti della società civile, donne e molti altri continuano a essere ad alto rischio di arresti arbitrari».

Dopo il golpe dei militari, la polizia e l’esercito hanno ucciso almeno 1.200 persone, inclusi circa 75 bambini. E hanno arrestato quasi 9 mila funzionari governativi, attivisti, giornalisti e dipendenti pubblici.

Leggi anche:
Diritti umani violati: il mondo secondo Human Rights Watch
Uiguri: storia di persecuzione e repressione nello Xinjiang cinese

diritti umani nel mondo contemporaneo
Foto: via Pixabay

Diritti umani in Cina: repressione raddoppiata

Il documento annuale di Human Rights Watch ha spiegato che con il presidente Xi Jinping al timone, nel 2021 il governo cinese ha raddoppiato la repressione all’interno e all’esterno del Paese. La sua politica di tolleranza zero nei confronti del Covid-19 ha rafforzato la mano delle autorità, che hanno imposto politiche dure in nome dell’emergenza.

«La manipolazione delle informazioni da parte di Pechino è diventata pervasiva: il governo censura, punisce il dissenso, diffonde la disinformazione e stringe le redini ai giganti della tecnologia. Internet è ora dominato da voci filo-governative, che riferiscono alle autorità di persone le cui opinioni non ritengono sufficientemente nazionalistiche», si legge nel rapporto redatto dall’organizzazione.

Crimini contro l’umanità, arresti e persecuzioni

Le autorità cinesi hanno anche «commesso crimini contro l’umanità nell’ambito di un attacco diffuso e sistematico contro gli Uiguri e altri musulmani nello Xinjiang, tra cui detenzioni di massa, torture e persecuzioni culturali», spiega Roth. Lo stesso è successo ai tibetani, che «continuano a subire gravi abusi, compresa la dura e lunga prigionia per aver esercitato i loro diritti fondamentali».

Ad Hong Kong Pechino ha distrutto la libertà di stampa. «Le autorità hanno costretto il secondo quotidiano più popolare della città, Apple Daily¸ a chiudere a giugno, dopo aver arrestato il suo proprietario, Jimmy Lai, alti dirigenti ed editori e fatto irruzione nella sede del giornale», continua il direttore.

Leggi anche:
Lotta alla povertà: il mondo sta perdendo la battaglia più importante
Disuguaglianza: l’ingiusta distribuzione della ricchezza nel rapporto Oxfam

diritti umani nel mondo
Foto: via Pixabay

L’Afghanistan dei talebani annienta diritti delle donne e libertà d’informazione

Dopo l’acquisizione del paese da parte dei talebani ad agosto, il prolungato conflitto in Afghanistan ha improvvisamente lasciato il posto a un’accelerazione della crisi umanitaria e dei diritti umani. Hrw scrive che i talebani hanno immediatamente respinto i progressi in materia di diritti delle donne e libertà dei media.

«La maggior parte delle scuole secondarie femminili sono state chiuse e alle donne è stato vietato di lavorare negli uffici governativi e in molte altre aree. I talebani hanno picchiato e arrestato i giornalisti; molti organi di stampa hanno chiuso o ridotto drasticamente i loro servizi», si legge nel documento (qui il Pdf).

Human Rights Watch: «Serve maggiore sforzo per istituzioni democratiche»

Roth ha spiegato che la democrazia non potrebbe prosperare senza una guida più forte da parte dei governi democratici, che si sono concentrati sui guadagni politici a breve termine durante il 2021 e non sono riusciti ad affrontare le questioni più urgenti dell’emergenza climatica, della disuguaglianza, dell’ingiustizia e della povertà.

«Promuovere la democrazia significa difendere le istituzioni democratiche come tribunali indipendenti, media liberi, parlamenti solidi e società civili vivaci, anche quando ciò comporta un controllo o una sfida sgradita alle politiche esecutive», ha sottolineato il direttore dell’organizzazione.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.