Corsa agli armamenti: Draghi si prepara alla guerra con droni, missili e fiera bellica

Il governo di unità nazionale di Mario Draghi lancia la nuova corsa al riarmo dell'Italia. Una strategia che passa per droni, missili e la fiera Seafuture 2021. Senza che il parlamento prenda posizione

Mario Draghi getta la maschera. E, senza troppi giri di parole, rivela cosa si nasconde sotto l’aplomb istituzionale del governo di “salvezza nazionale”: la nuova corsa al riarmo dell’Italia.

«Ci dobbiamo dotare – ha detto Draghi nella conferenza stampa del 29 settembre – di una difesa molto più significativa e bisognerà spendere molto di più nella difesa di quanto fatto finora, perché le coperture internazionali di cui eravamo certi si sono dimostrate meno interessate nei confronti dell’Europa».

Parole che, non serve dirlo, lasciano poco spazio alle interpretazioni.

Armare i droni Reaper

Del resto i segnali si erano già visti nelle scorse settimane quando fonti di stampa hanno fatto trapelare la notizia degli stanziamenti per armare i droni Reaper (falciatore) in dotazione al 32° Stormo di Amendola di Foggia. Il Documento Programmatico Pluriennale 2021-2013 prevede infatti un investimento di 168 milioni di euro, con una prima tranche di 59 milioni distribuiti in 7 anni, per «adeguamento del payload MQ-9», dove MQ-9 è la sigla che indica i droni Reaper e payload è il tecnicismo che nasconde la vera natura del “carico utile” (payload): i missili aria-terra Agm Hellfire, le bombe a guida laser GBU-12 Paveway o, in alternativa, le bombe a guida Gps CPU 38 Jdam.

«In questo modo – ha commentato con una nota Rete italiana pace e disarmo – i droni italiani verranno trasformati da strumenti di sorveglianza e rilevamento a sistemi da utilizzarsi direttamente in conflitto»: detto più semplicemente, da meri ricognitori a veri bombardieri. «Si tratta – continua la nota della rete pacifista – di un sistema d’arma che ha cambiato drasticamente il volto della guerra, rendendolo più complesso, opaco e rischioso soprattutto per i civili: contrariamente a quanto propagandano i fautori dei velivoli a pilotaggio remoto, cioè i droni, diverse stime indicano infatti che gli “effetti collaterali”, cioè le vittime civili delle azioni militari effettuate con droni armati siano molto alte, in alcuni casi fino al 90%».

Ma soprattutto l’impiego di droni armati non è regolato da alcuna normativa internazionale e nazionale e, proprio per questo, Rete pace e disarmo ha chiesto al Governo di fornire tutti i chiarimenti sulla decisione presa dal ministero della Difesa e al Parlamento di aprire con urgenza un confronto sull’ipotesi di armamento dei droni.

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Manifestazione per la riconversione della fiera Seafuture

Dotarsi di missili Cruise

Non solo. La Marina Militare italiana ha in progetto di dotare di missili Cruise i futuri sottomarini U212-Nfs e anche le nuove fregate Fremm. Lo si è appreso dalla Rivista italiana difesa (Rid), in cui il Capo di Stato maggiore della Marina Miliare, ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, ha spiegato l’esigenza di migliorare gli strumenti di – si noti l’eufemismo – “naval diplomacy”.

I missili Cruise di fatto servono a «moltiplicare il raggio d’azione dei sistemi d’attacco con una portata di oltre mille chilometri» aumentando – ed ecco la spiegazione – la «capacità di deterrenza contro minacce d’ogni tipo»: «la possibilità di tutela dell’interesse nazionale si allargherebbe fino a includere l’intero territorio libico, con una possibilità di proiezione quasi illimitata».

«Una rivoluzione: attualmente i missili Otomat arrivano al massimo a duecento chilometri di distanza e sono solo in dotazione alle unità di superficie», ha commentato Gianluca di Feo su la Repubblica. Non è ancora chiara la specifica tipologia di missili che verrebbero adottati e nemmeno il costo (si parla di un milione di dollari a missile), ma un fatto è certo: i Cruise statunitensi, con testate nucleari, sono i missili noti per essere stati installati dal 1983 al 1991 nella base Nato di Comiso in Sicilia. Sono i missili contro cui si mobilitò il movimento pacifista negli anni Ottanta.

La fiera bellica Seafuture

Nel frattempo, martedì 28 settembre si è aperta all’Arsenale militare della Spezia la fiera militare-navale italiana SeaFuture 2021. Il salone è stato inaugurato in pompa magna dal ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, davanti a 47 delegazioni di marine militari di Paesi esteri e di 15 capi di Stato Maggiore con il taglio del nastro tricolore ed il lancio dei paracadutisti del Comando subacquei e incursori (Comsubin).

Come abbiamo evidenziato in occasione della precedente edizione (leggi “Seafuture 2018: a La Spezia navi militari offerte ai regimi autoritari”), il salone spezzino ha radicalmente mutato la sua fisionomia: da evento ideato nel 2009 come «la prima fiera internazionale dell’area mediterranea dedicata a innovazione, ricerca, sviluppo e tecnologie inerenti al mare», che si teneva a SpeziaExpò, a partire dalla quarta edizione del 2014 l’evento è stato trasferito all’Arsenale Militare ed ha assunto sempre più i connotati di un salone navale-militare per promuovere il defence refitting e gli affari delle aziende del settore “difesa e sicurezza”: il tutto ammantato di sostenibilità ambientale e “blu economy”.

Non a caso i principali sponsor di SeaFuture 2021 sono proprio i colossi a controllo statale del comparto militare come Fincantieri (Strategic sponsor), Leonardo (Platinum sponsor) e MBDA (Gold sponsor) e gran parte dei media partner sono agenzie e riviste del settore militare. E la principale attrazione di Seafuture 2021 non sono state certo le tecnologie sostenibili, bensì il supermissile Teseo Mk2/E sviluppato per la Marina Militare.

Seafuture 2021 si propone ormai chiaramente come una fiera militare, di fatto l’unica fiera militare in Italia. Nel silenzio generale ha così sostituito la “Mostra navale italiana”, ovvero la “Mostra navale bellica” che si è tenuta a Genova negli anni Ottanta e che fu fatta chiudere grazie alla massiccia opposizione del movimento pacifista.

Lo ha denunciato con forza anche quest’anno il comitato “Riconvertiamo Seafuture” sostenuto da 25 realtà locali e una ventina di associazioni nazionali, che nei giorni scorsi ha manifestato la propria opposizione davanti all’Arsenale militare e ha promosso un convegno di approfondimento sulle tematiche ignorate dal salone Seafuture (gli interventi del Convegno sono disponibili nel canale Youtube del Comitato).

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Nello striscione: “Riconvertiamo Seafuture – Stop alla mostra navale bellica!”

Il Parlamento batta un colpo

Droni armati, missili cruise, fiera militare non sono questioni di poco conto. Indicano non solo un cambio di passo, ma un radicale cambiamento della politica estera e di difesa dell’Italia. Che le forze politiche presenti in Parlamento non possono ignorare. Così come non possono esimersi dal pronunciarsi sulla “Direttiva per la politica industriale della Difesa” emanata dal ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, lo scorso 29 luglio che prevede di «disporre di uno Strumento militare in grado di esprimere le capacità militari evolute di cui il Paese necessita per tutelare i propri interessi nazionali». In parole semplici e chiare: se il Parlamento esiste, batta un colpo.

3 Commenti
  1. Vins dice

    Onestamente, dopo la debacle USA in Afghanistan e i nuovi paesi che minacciano chiaramente anche l’Italia qualcuno parla di pacifismo, ma svegliatevi… Il mediterraneo è diventata una polveriera, voglio proprio vedere quando cadranno missili Sopra casa vostra parlare di pacifismo.

  2. Giuseppe dice

    E’ pazzesca la situazione. Va bene che i nostri vicini abbiano meno scrupoli di noi negli affari armieri, però i loro Stati sono meno democratici dei nostri, i loro popoli sono più poveri di noi (vorrebbero venire in Italia) e certamente il benessere e lo sviluppo nazionale non si crea con le armi (non è mai successo). Con le armi si prepara la guerra e distruzione …

  3. Giovannino Cuccu dice

    È pazzesco, ma voi vivete sulla luna o su Marte? Vi siete accorti di cosa sta succedendo nel mediterraneo? Paesi come l’Egitto, la Turchia e l’Algeria si stanno armando fino ai denti per accaparrarsi le risorse e le materie prime del mediterraneo. Non hanno scrupoli a ledere i nostri interessi economici, vedi Turchia e Russia in Libia o l’Algeria che ha esteso la sua zee fino alle coste della Sardegna e noi zitti e buoni ci facciamo umiliare da turchi e algerini perché grazie a pacifisti come voi dovremmo anche porgere l’altra guancia.

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