No going back, storie di giovani queer in un’India che cambia

Storie di giovanissimi membri della comunità Lgbtqia+ indiana, cresciuti negli anni in cui l’omosessualità era un crimine: ne parla "No going back, storie di giovani queer in un’India che cambia", il libro di Maria Tavernini pubblicato da Prospero Editore

All’inizio del 2018 la giornalista Maria Tavernini, collaboratrice di Osservatorio Diritti, ha incontrato diversi giovani attivisti del movimento Lgbtqia+ dell’India e raccolto le loro storie. Le interviste, parte del reportage “Young, Bold and Queer” realizzato insieme al fotografo Andrea de Franciscis, che ha scattato decine di ritratti in 6×6, sono poi confluite in un libro.

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Copertina del libro ‘No going back. Storie di giovani queer in un’india che cambia”, di Maria Tavernini (Prospero Editore)

Omossessualità in India: dal reato ai diritti delle persone transgender

Quando hanno a lavorarci, l’omosessualità era un reato in India ai sensi di una legge di epoca coloniale – la Sezione 377 del Codice penale – che per 157 anni ha criminalizzato le relazioni tra persone dello stesso sesso. Era il momento culminante di una battaglia che aveva unito una comunità molto divisa in nome di un comune obiettivo: in quegli anni la lotta era uscita dalle aule dei tribunali per raggiungere la società civile.

Nel settembre del 2018, dopo una battaglia legale durata 17 anni, la Corte suprema indiana ha infine decriminalizzato l’omosessualità; mentre, nel 2019, dopo tre anni di accese proteste, è passata la legge sulla protezione dei diritti delle persone transgender (leggi anche Diritti Lgbt: India, strada in salita per riconoscimento transessuali).

La giornalista ha così continuato a seguire il movimento e le persone incontrate per capire cosa fosse cambiato dopo la (parziale) abrogazione di una legge che ha fortemente permeato la società indiana. Il dogma del binarismo di genere e la criminalizzazione delle sessualità non normate sono stati imposti dai britannici a metà ‘800 nelle loro colonie, inclusa l’India, dove diverse esperienze di genere e sessualità erano storicamente e culturalmente non solo tollerate, ma anche riverite.

“No going back. Storie di giovani queer in un’India che cambia”: trama del libro di Maria Tavernini

No going back. Storie di giovani queer in un’India che cambia”, uscito per Prospero Editore a fine febbraio, è un lungo reportage narrativo che inquadra le battaglie per l’identità e i diritti queer in una più ampia battaglia per la democrazia, la dignità e l’uguaglianza davanti alla legge, in particolare in questo momento  storico in cui «regimi autoritari in odor di fascismo» ne minano le basi, come si legge nella prefazione di Francesca Recchia.

Il libro ripercorre la storia del movimento queer indiano fino alle sue più recenti conquiste, proteste e petizioni, come quelle avanzate per la legalizzazione del matrimonio tra persone dello stesso sesso o per i diritti delle persone transgender.

La storia del suo amico Sambhav Sharma, attivista queer delhiota, permette all’autrice di guidare il lettore attraverso la turbolenta storia indiana, intrecciando alcuni grandi eventi che hanno segnato il Paese – la Partizione dell’India Britannica, le rivolte anti-sikh del 1984, la liberalizzazione del mercato indiano, il separatismo e la repressione in Kashmir, l’ascesa del suprematismo hindu sotto la guida del primo ministro Narendra Modi (leggi India: Delhi, musulmani travolti dalla violenza hindu) – con la storia personale del protagonista e della sua famiglia, arrivata in India in qualità di rifugiati dal vicino Pakistan dopo la conquista dell’indipendenza dal dominio britannico.

Sambhav, classe ‘89, è diventato uno dei volti del movimento queer della capitale insieme a sua nonna, Rani Sharma. Daadi (“nonna paterna” in hindi) era orgogliosa di avere un nipote gay ed è sempre stata in prima linea a reclamare i diritti della comunità, a pugno chiuso intonando slogan ai Pride, dove era considerata la “nonna” di tutta la comunità. La vita di Sambhav e la sua militanza nel movimento, fil rouge del libro, sono stati profondamente segnati dalla lotta contro la Sezione 377 e dalla crescente polarizzazione del contesto politico indiano.

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Foto: su gentile concessione di Andrea de Franciscis

L’accesso privilegiato di Maria Tavernini alla comunità queer indiana

È solo grazie al supporto a all’intercessione di Sambhav che la giornalista ha avuto un accesso privilegiato alla comunità: gli attivisti e le persone incontrate le hanno, di riflesso a lui, concesso fiducia e aperto le porte del loro mondo. Raccontandosi, l’hanno «aiutata a comprendere e analizzare la complessità, le intersezioni e le molte sfaccettature» che caratterizzano l’eterogenea comunità Lgbtqia+ indiana. Le storie dei giovanissimi attivisti disegnano una cartografia della vita queer nel Paese, nelle sue diversità e contraddizioni.

Le storie raccolte danno struttura e forma al libro, a metà strada tra saggio e reportage. Le loro parole e le loro esperienze sono la voce narrante di un processo in evoluzione. Lo sfondo – il contesto socio-politico dal quale il movimento non può prescindere – parla di un’India in rapida trasformazione sotto i colpi del suprematismo hindu (leggi India, proteste e scontri sulla legge anti-musulmani: 6 morti, centinaia di feriti) e dell’autoritarismo del governo guidato dai nazionalisti del Bharatiya Janata Party.

Le voci e le storie dei giovanissimi membri del movimento si intrecciano, si accavallano e si contrappongono, restituendo la complessità che caratterizza la galassia Lgbtqia+, soprattutto nel contesto indiano.

“No going back”, l’India queer racconta se stessa

«La mia distanza dai soggetti in quanto donna occidentale, cisgender ed eterosessuale, rendeva il compito di raccontare le battaglie della comunità ancora più difficile. Per questo ho lasciato molto spazio alle loro interviste, alle loro voci, limitandomi a dare contesto e dettagli al lettore per meglio inquadrare le loro lotte ed esperienze», dice a Osservatorio Diritti Maria Tavernini.

L’obiettivo non era raccontare la comunità ma lasciarla raccontarsi: il libro è un mosaico di voci che provano a riassumere l’eterogeneità di un movimento sempre più trasversale, nato per essere inclusivo.

Nel ricostruire l’evoluzione della lotta per i diritti queer in India, dagli anni della diffusione dell’Hiv alla strenua battaglia legale che ha unito un movimento molto frammentato e diviso (riflesso delle enormi diversità che caratterizzano l’India), l’autrice attinge principalmente a fonti e testi di teorici e accademici queer di origine indiana, con un approccio decoloniale e anti-castale, che disaminano la storia di quegli anni dall’interno.

Il tema dell’intersezionalità, o dei diversi livelli di oppressione che una persona subisce in funzione delle diverse identità sociali, culturali e religiose che incarna, torna di continuo tra le pagine di questo reportage, che ha il merito di aver messo in fila gli eventi e le battaglie del movimento queer indiano analizzandoli in controluce all’evoluzione del contesto socio-politico, dalle voci di quanti lo hanno vissuto.

L’ascesa del nazionalismo hindu, che traspare in gran parte del testo, e della sua visione di una “Nuova India”, si riflettono anche negli spazi queer e su una comunità sempre più spaccata lungo linee di casta, religione, politica e genere.

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