Violenza sessuale: una denuncia ogni 131 minuti tra stupri, violenze e abusi

I numeri cancellano identità e non intercettano i casi che restano sommersi, ma danno un'idea della diffusione dei più crudeli tra i crimini: la media del 2021 è di 11 reati di violenza sessuale al giorno. Le vittime sono in maggioranza donne, bambine e ragazze

Una violenza sessuale denunciata ogni 131-132 minuti. Una media quotidiana di 11 tra stupri e abusi non taciuti dalle vittime, più di 300 fascicoli nuovi al mese. Le statistiche operative elaborate e diffuse dalla Direzione centrale di polizia criminale arrivano come un pugno allo stomaco. Sintetizzano le storie e i drammi di centinaia e centinaia di persone violate, in prevalenza donne e ragazze.

Fanno intuire il radicamento e la diffusone di questi reati, molto più ampia di quella che lo specchio dei dati ufficiali riflette. Il numero oscuro di crimini sessuali consumati in Italia, secondo ricerche a tema, è elevato, enorme.

Violenza sessuale di gruppo: in aumento gli stupri

Da gennaio ad aprile 2021 sono stati denunciati o scoperti 135 casi di atti sessuali con minorenni (contro i 137 del primo quadrimestre 2020, bisestile, con una differenza dell’1%), 885 violenze sessuali “semplici” (erano 905, con un calo del 2%), 254 violenze sessuali aggravate (contro 229, quindi con un aumento dell’11%), 11 violenze sessuali commesse in istituti d’istruzione e formazione (contro 13 del gennaio-aprile 2020, pari a -15%) e 19 violenze sessuali di gruppo (contro 16, con una crescita del 19%), per un totale di 1.304 reati legati alla sfera più intima delle persone offese.

Reati satellite da aggiungere ai dati

Al tutto vanno aggiunti i reati di pornografia minorile (189 nel primo quadrimestre 2021, pari al -6% rispetto ai 201 del primo quadrimestre 2020) e di adescamento di minorenni, cioè il carpire la fiducia di bambini e adolescenti attraverso lusinghe o minacce poste in essere anche attraverso internet o altri mezzi di comunicazione (295 casi tra gennaio e aprile 2021 contro 249 tra gennaio e aprile 2020, con un +18%).

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violenza sessuale tra minorenni
Foto: Pixabay

Dalla violenza sessuale aggravata ad atti con minorenni: l’andamento dei reati nel 2019 e 2020

Le statistiche sono state assemblate anche su base annua, confrontando il 2019 senza Covid e il 2020 con pandemia e lockdown: 518 notizie criminis relative ad atti sessuali con minorenni censite nel 2019 e 413 nel 2020 (-20%), 3.831 violenze sessuali “semplici” nel 2019 e 3.500 nel 2020 (-9%), 891 e 828 violenze sessuali aggravate (-7% da un anno all’altro), 80 violenze sessuali in istituti di istruzione e formazione due anni fa e 34 l’anno scorso (-58%).

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violenza sessuale sulle donne tema
Violenze sessuali nel 2019 e 2019 – Fonte: ministero dell’Interno, direzione centrale della polizia criminale

Pornografia minorile, boom nei primi lockdown

Nello stesso arco temporale, a fronte dei trend calanti per queste voci, hanno fatto segnare aumenti altri reati che coinvolgono in totalità o in prevalenza minori e persone fragili.

Sono passate da 794 a 834 (+5%) le denunce per adescamento di minorenni. I casi noti di pornografia minorile sono lievitati da 511 a 615 (+20%). I maltrattamenti contro familiari e conviventi sono saliti da 20.850 a 21.396 (+3%), sempre dal 2019 al 2020.

Andamento inverso per l’abbandono di minori o persone incapaci (da 1.350 a 1.169 casi venuti a galla, pari al -13%), l’abuso di mezzi di correzione o di disciplina (da 531 a 345, -35%), le violazioni degli obblighi di assistenza familiare (da 7.030 a 5.150, -27%).

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Violenza sessuale sulle donne: chi sono le vittime

Un approfondimento statistico riguarda le abusate e gli abusati minorenni. L’incidenza delle vittime under 18 di genere femminile supera il tetto del 70% per svariati reati monitorati e valica quota 80% per le violenze sessuali, in tutte le loro declinazioni.

Per gli stupri di gruppo la percentuale sale ancora, assestandosi nel 2020 al 93% (nel 2019 il tasso fu dell’88%).

Nel primo quadrimestre 2021 a bimbe e ragazze è andata ancora peggio che nei periodi precedenti: rappresentano il 100% delle vittime di due o più stupratori (furono l’88% nel corrispondente quadrimestre 2019).

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Fonte: ministero dell’Interno, direzione centrale della polizia criminale

Tre quarti degli autori di violenze sessuali sono italiani

Passando dalle vittime agli autori dei reati sessuali e dei reati su minori, considerati nel loro insieme, le percentuali si invertono: l’87% degli indagati è di genere maschile, il 13% di genere femminile.

La nazionalità predominante è quella italiana (72%, contro il 28% di quella non italiana).  Gli under 18 sono il 2% dei presunti responsabili e gli over 65 il 22%.

La fascia d’età 18-24 corrisponde al 9% delle persone sotto inchiesta, i 25-34enni sono il 22%, i 35-44enni il 31% e i 45-64enni il 22 per cento.

Violenza sessuale: non tutte le vittime sporgono denuncia

Le aggredite (e gli aggrediti) non sempre hanno il coraggio o la forza o la possibilità di denunciare chi le sevizia e le umilia, spesso familiari e parenti, amici, colleghi o figure di riferimento, più raramente sconosciuti.

Uno studio dell’Istat (non recentissimo) fa intuire la differenza tra emerso e sommerso. I ricercatori dell’Istituto stimano che il 31,5% delle 16-70enni (6 milioni 788 mila donne di tutte le età) ha vissuto esperienze drammatiche nel corso dell’esistenza: il 20,2% (4 milioni 353 mila) ha subito violenza fisica, il 21% (4 milioni 520 mila) violenze sessuali e il 5,4% (1 milione 157 mila) le forme più gravi, gli stupri.

La sordina alle notizie di reati sessuali

C’è un altro fattore da considerare, per intuire la differenza tra ciò che si percepisce e ciò che avviene. Procure, polizia, carabinieri e polizie municipali filtrano le notizie su stupri e abusi sessuali e tendono a non rendere noti i casi di cui si occupano.

Querele e denunce si misurano in migliaia, ogni anno. Magistrati e investigatori divulgano informazioni su una parte limitata delle violenze sessuali (che comprendono quelli che una volta si chiamavano atti di libidine) e dei reati contro i più piccoli.

Altre vicende emergono e conquistano le prime pagine dei quotidiani e i notiziari seguendo strade diverse (il caso Grillo junior docet). Altre ancora vengono a galla nella scia di battaglie e movimenti (il #Metoo, in primis).

Storie nascoste e percezione distorta dei crimini sessuali

In tv e sui giornali finiscono “solo” alcune vicende eclatanti (Terrazza Sentimento a Milano, per citarne una), fatti che coinvolgono personaggi noti  e con ruoli particolari (tipo l’ex assessore milanese Paolo Massari e calciatori professionisti e dilettanti) o signori nessuno (molestatori pesanti in azione in metrò o sui bus),

Oppure, ancora, operazioni di servizio e inchieste chiuse con fermi e arresti (come di recente è successo per l’imprenditore farmaceutico Antonio Di Fazio e per un prete siciliano ammanettato in Emilia). Il resto rimane sotto la linea di galleggiamento.

Violenza sessuale: autori stranieri e pregiudizi

Quando poi i presunti stupratori sono stranieri, e magistratura e investigatori comunicano l’accaduto, il rischio è quello di creare una percezione distorta delle realtà, inducendo a pensare che gli autori delle violenze sessuali siano in maggioranza immigrati e agiscano in luoghi remoti.

Non è così, al di là delle singole vicende che rimbalzano su siti e blog e della ridondanza mediatica e politica (ad esempio lo stupro di una pensionata del Comasco, commentato da esponenti leghisti di primo piano).

Reato imporre rapporti alla moglie soggiogata

Storie ed esempi concreti si trovano andando a spulciare le sentenze online della Cassazione, fonte preziosa per apprendere le storie passate sotto silenzio, oltre che l’epilogo di fatti resi noti. Uno degli ultimi pronunciamenti riguarda una madre di famiglia costretta a fare sesso dal marito, in Puglia. Per provare a essere lasciata in pace, sottraendosi alle voglie di lui, la donna andava a dormire nella stanza dei figli minori. Ma non le è bastato. Il consorte bussava alla porta della cameretta. E lei, soggiogata dal timore di una reazione violenta, lasciava i bambini addormentati e si sentiva obbligata a cedere, senza possibilità di scelta.

L’uomo è stato condannato in via definitiva. Secondo la suprema corte c’è violenza sessuale quando si esercita violenza fisica in senso stretto e anche quando il responsabile intimidisce psicologicamente la vittima o la coarta a subire atti sessuali, senza accertarsi del consenso o senza contemplare un eventuale dissenso.

Per dimostrare il reato non è neppure necessario che l’uso della violenza o della minaccia sia contestuale al rapporto sessuale per tutto il tempo, dall’inizio fino al congiungimento: è sufficiente che non sia voluto dalla parte offesa o sia consumato anche solo approfittando dello stato di prostrazione, angoscia o diminuita resistenza in cui la vittima è ridotta.

Violenza anche baci e abbracci non voluti

Un’altra recente sentenza conferma che sono forme di violenza sessuale, pur meno gravi di altre, anche baci e abbracci non voluti. La vicenda su cui la Cassazione si è espressa riguarda una giovane studentessa piemontese che andava a ripetizioni di matematica. L’insegnante, all’interno di uno studio piccolo e buio, durante una lezione le ha accarezzato le braccia e poi l’ha stretta a sé. In una seconda occasione le ha toccano coscia, seno e sedere, strusciandosi contro di lei e masturbandosi.

«La violenza sessuale – ricordano gli ermellini – comprende qualsiasi atto o fatto cui consegua la limitazione della libertà del soggetto passivo, costretto a subire contro la sua volontà».

Il bondage deve essere pattuito e accettato

Anche il bondage è un reato di violenza sessuale, se praticato con una persona che è incapace di esprimere un consenso libero a causa del consumo di alcool e droghe. E non cambia la gravità delle contestazioni il fatto che la parnter legata e malmenata sia una giovanissima prostituta bordeline, pagata per una serata hot in una cittadina emiliana.

Chiunque è libero di fare sesso come crede, rammentano i giudici di Cassazione, ma per pratiche particolari «il rispetto della volontà della vittima costituisce un limite a tale libertà».

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