Embargo Cuba, Onu: “Il blocco economico Usa vìola i diritti umani”

Le Nazioni Uniti chiedono ancora una volta agli Stati Uniti di togliere l'embargo che sta stritolando la popolazione di Cuba, in violazione aperta dei diritti umani e del diritto internazionale: ecco cos'è, il significato, la storia e le conseguenze oggi di questo isolamento

da Medellin, Colombia

A più di 60 anni dall’inizio del blocco economico degli Usa contro l’isola di Cuba, la comunità internazionale continua a sancirne l’illegalità, l’arbitrarietà e a chiederne la cessazione.

Una misura inizialmente intrapresa dal governo degli Stati Uniti per spodestare Fidel Castro e la sua rivoluzione, si è trasformata negli anni in un sistema oppressivo asfissiante, che viola i diritti umani degli abitanti dell’isola oltre che le norme di diritto Internazionale.

Embargo Cuba, la condanna dell’Onu

Il 23 giugno l’Assemblea dell’Onu ha ratificato che l’embargo economico che gli Stati Uniti d’America stanno portando avanti contro Cuba è illegale e che deve cessare. Il risultato della votazione è stato inequivocabile: 184 voti a favore della fine dell’embargo, 3 astensioni (Colombia, Ucraina ed Emirati Arabi Uniti) e 2 soli voti contrari: Usa e Israele.

Questa però non è la prima volta che l’Onu si pronuncia in merito, anzi. Dal 1992 sono state ben 29 le richieste dell’Onu agli Usa sulla cessazione del bloqueo economico verso Cuba. Un’arma impropria e illegale, usata dal gigante nordamericano fin dagli anni 60 e che con il passare del tempo si è indurita sempre di più.

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Donna a Cuba – Foto: Pixabay

Cos’è l’embargo a Cuba

Si tratta di una misura che affonda le sue radici nella strategia militare e che mira sostanzialmente a impedire che il nemico possa ricevere approvvigionamenti in modo da provocarne la resa per sfiancamento. Su Cuba gli Stati Uniti stanno esercitando dal 1960, a partire dal contesto della Guerra Fredda (1947-1991), la proibizione per le proprie imprese di commerciare e negoziare con l’isola: pena dure sanzioni pecuniarie.

Queste misure, che spaziano dal campo economico e a quello finanziario, sono state imposte dagli Usa in modo indiretto anche ai propri alleati, attraverso sanzioni e pressioni su imprese straniere con grossi interessi in territorio statunitense. Un vero e proprio ricatto internazionale giocato dalla più grossa economia mondiale contro la piccola isola caraibica.

Si legge nel report del luglio 2020, realizzato dall’ufficio del procuratore generale della Repubblica di Cuba, in occasione della risoluzione numero 74/7 (la 28esima in merito) sulla fine dell’embargo:

«Particolarmente allarmanti sono i 5 pacchetti di misure adottati nel 2019 per monitorare e imporre misure sanzionatorie nei confronti di compagnie, navi e compagnie di navigazione che trasportano carburante a Cuba. In questo senso sono state comminate sanzioni illegittime nei confronti di 27 compagnie, 54 navi e 3 individui relativi al settore, nessuno dei quali di origine statunitense o soggetto alla giurisdizione di quel paese. Queste azioni aggressive del governo degli Stati Uniti costituiscono un salto di qualità nell’aumento e nell’applicazione di misure non convenzionali in tempo di pace».

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Un calesse a Cuba – Foto: © Diego Battistessa

Storia del blocco economico americano

La storia dell’embargo cubano inizia nell’ottobre del 1960, in risposta agli espropri di aziende e altre proprietà di cittadini statunitensi sull’isola da parte del nuovo governo rivoluzionario insediatosi dopo il 1° gennaio 1959. Cuba in quel momento era fortemente dipendente dall’economia Usa verso la quale esportava e importava 2/3 di tutte le merci che di trovavano sull’isola.

Fino all’arrivo di J. F. Kennedy al potere, e sotto la presidenza di Dwight D. Eisenhower (che fu il primo a rompere le relazioni diplomatiche con la Cuba di Castro), cibo e medicine vennero escluse dal blocco economico Usa.

Le cose però peggiorarono considerevolmente a partire dal 3 febbraio 1962, quando Kennedy decretò l’embargo totale del commercio tra Usa e Cuba, in ottemperanza alla sezione 620(a) del Foreign Assistance Act (emanato l’anno anteriore). Da quel momento l’escalation è stata inarrestabile, con altre leggi successive nel 1963, nel 1979 fino ad arrivare a quelle del 1992, il Cuban Democracy Act, e del 1996, la Legge Helms-Burton.

Le aperture dell’amministrazione di Barack Obama (2009-2017) verso Cuba avevano fatto sperare in una graduale ma costante regressione dell’embargo, ma con l’arrivo di Donald Trump le cose sono peggiorate. Infatti sotto l’amministrazione repubblicana di Trump Cuba è tornata a far parte della lista dei paesi che secondo gli Usa patrocinano il terrorismo.

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Embargo Cuba oggi: le conseguenze

Sono circa 11, 5 milioni gli abitanti dell’isola di Cuba, conosciuta anche come “la perla dei Caraibi”: persone che soffrono in diverse dimensioni della loro vita quotidiana del blocco economico imposto unilateralmente dagli Usa. Le conseguenze dell’embargo hanno colpito tutti i settori e ogni sfumatura dello sviluppo, con un danno complessivo che al 2020 ascendeva, secondo fonti cubane, a più di 1,5 miliardi di euro. Dentro gli ambiti più colpiti dal blocco economico troviamo sicuramente i trasporti, ma anche quelli ancora più cruciali per la vita, come alimentazione, educazione e salute.

Il ministero dell’Agricoltura cubano stimava nel 2016 che gli effetti sull’agricoltura ammontassero ad un danno economico pari 592 milioni di dollari: dalle difficoltà di ottenere sementi da orto alla carenza di mangimi per il mantenimento del bestiame.

Il secondo settore più colpito è quello dei trasporti, le cui perdite economiche ammontavano a 520 milioni di dollari a causa per esempio del divieto di accesso ai porti statunitensi per le navi cubane e per tutte quelle navi straniere sulle quali si trovino equipaggi cubani.

Il comparto educazione soffre l’embargo sperimentando grosse difficoltà nel pagare il trasporto merci e i costi del materiale scolastico che deve passare per paesi terzi, allungando tempistiche e aggiungendo dazi.

C’è poi l’impossibilità di accedere a risorse informatiche e tecnologiche, come, per esempio, le macchine Braille per gli studenti non vedenti, strumenti per lo più fabbricati negli Stati Uniti.

E poi c’è il settore salute.

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Un’auto a Cuba – Foto: © Diego Battistessa

Il significato dell’embargo per la salute dei cubani

Quella che porta avanti il settore salute a Cuba è una vera e propria lotta di sopravvivenza, iniziata ben prima dell’arrivo della pandemia da Covid-19. L’impossibilità di importare medicinali o dispositivi medici necessari per i propri pazienti (molti fabbricati negli Usa o sotto licenza di farmaceutiche statunitensi) creano una cronica crisi del sistema sanitario che si vede in difficoltà nel somministrare le terapie, anche per casi di patologie comuni.

Le problematiche colpiscono neonati e bambini, che non hanno accesso ai prodotti nutrizionali, così come chiunque necessiti di antibiotici. I costi per viaggiare all’estero in cerca di cure sono esorbitanti per le persone comuni a Cuba e questo non rappresenta una soluzione, se non per le classi agiate.

Ancora più drammatica è poi la situazione di coloro che soffrono di malattie per le quali si rende necessaria una cura particolare e dei farmaci specifici. Famoso il caso, ad esempio, del prodotto statunitense “Elspar”, prodotto dalla società Merck & Co e che serve per i casi di intolleranza nei bambini che soffrono di leucemia linfoblastica e il cui corpo rigetta i farmaci tradizionali. Il divieto di vendita di questo farmaco a Cuba non solo è una condanna per questi bambini ma ne allunga anche l’agonia.

A ragione di ciò, il ministro degli Esteri cubano, Bruno Rodríguez Parrilla, nel suo discorso all’assemblea dell’Onu del 23 giugno scorso, ha dichiarato:

«Nel 2020 Cuba, come il resto del mondo, ha dovuto affrontare le sfide straordinarie della pandemia di Covid-19. Il governo degli Stati Uniti ha abbracciato il virus come alleato nella sua spietata guerra non convenzionale. Ha volutamente e opportunisticamente intensificato il blocco economico, commerciale e finanziario (…) e il presidente Donald Trump (durante il suo mandato) ha applicato 243 misure coercitive unilaterali».

Il sistema castrista resiste ancora nel 2021

Cuba però ha dimostrato una grande capacità di resistenza e l’intreccio di alleanze internazionali ha permesso al Partito comunista cubano (Pcc) di mantenere a galla, anche se con fatica, l’economia.

Russia, Cina, Iran e Venezuela i principiali alleati della rivoluzione castrista che dopo l’implosione dell’Urss e la fine della Guerra Fredda subì un contraccolpo economico durissimo, essendo stato il blocco sovietico il principale patrocinatore economico dell’isola.

Ad oggi il comparto salute cubano continua a cercare di sopperire all’embargo producendo in loco i farmaci e portando avanti sperimentazioni di vaccini e nuove cure.

Noto il caso nel 2017 del farmaco Cimavax, un medicinale che secondo studi cubani ha dimostrato di prolungare la vita dei malati di cancro ai polmoni per diversi mesi e talvolta anni. Appresa la notizia della sperimentazione del farmaco Made in Cuba a New York, furono decine gli statunitensi che violando l’embargo decisero di recarsi sull’isola per farsi curare.

Infine i due vaccini contro il Covid-19, Soberana 02 e Abdala, sono la risposta della piccola isola caraibica alle multinazionali farmaceutiche e all’embargo. Due vaccini creati interamente a Cuba dall’impresa BioCubaFarma che hanno dimostrato rispettivamente una efficacia del 62% (con due dosi) e del 92% (con tre dosi). Soberana 02 e Abdala sono già stati somministrati a 2,69 milioni di cubani, ma si attende ancora l’analisi da parte della comunità scientifica e delle agenzie di regolamentazione per la certificazione dell’Organizzazione mondiale della sanità.

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