Turchia, diritti umani violati: Erdogan imprigiona avvocati e giudici

Ogni settimana la Turchia di Erdogan arresta legali e magistrati, accusati di terrorismo dal nuovo codice penale. L’associazione turca Arrested Lawyers denuncia gravi violazioni dei diritti umani e per difendersi chiede l'uso di strumenti come il Magnitsky Act

L’ultimo arrestato in ordine cronologico è stato il parlamentare curdo Ömer Faruk Gergerlioğlu, domenica 21 marzo, accusato di affiliazione al partito Pkk. Ma l’attacco a qualunque tipo di opposizione al regime ha già colpito duro molte volte negli ultimi anni.

Dal fallito presunto colpo di stato, che nel 2016 aveva cercato di destituire il presidente Recep Tayyip Erdogan, ad oggi, sono oltre 1.600 gli avvocati e giudici arrestati e in attesa di processo, detenuti in custodia cautelare, in Turchia. La generica accusa di terrorismo mossa contro gli oppositori del regime è utilizzata per imprigionare anche i legali che rappresentano i propri clienti.

«Quegli avvocati che difenderanno persone accusate di terrorismo non possono che essere dei terroristi. Se agiscono in questo modo, devono pagare anche loro», ha detto Erdogan all’apertura dell’anno giudiziario.

Codice penale turco cambiato per fermare l’opposizione

Il report 2021 dell’associazione Arrested Lawyers Initiative denuncia come 450 avvocati siano stati condannati in questi ultimi cinque anni a 2.786 anni di prigionia per i reati di terrorismo e propaganda contro il regime.

Kerem Altiparmak è un avvocato di Istanbul ed è portavoce della ong che da anni testimonia come il regime stia perseguendo il settore giuridico: «Dal fallito golpe – ha detto – il codice penale è stato cambiato per ostacolare ogni forma di opposizione politica ad Erdogan. L’articolo 314/2 criminalizza l’appartenenza a un’organizzazione armata, quindi basta aver parlato con un presunto terrorista per venire accusati di appartenenza».

La persecuzione è peggiorata dopo la morte per sciopero della fame della giurista Ebru Timtik. Dall’estate 2020, infatti, gli ordini degli avvocati delle principali città sono stati indagati per terrorismo, portando in carcere in pochi mesi oltre un centinaio di legali.

La Turchia si trova così a non rispettare i principi base dell’Onu relativi al ruolo degli avvocati, adottati a L’Avana nel 1990, che determinano la libertà di azione per rispettare lo stato di diritto.

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Foto: Arrested Lawyers Initiative

Avvocati e giornalisti: diritti umani violati in Turchia

Roberto Giovene di Girasole, avvocato napoletano, è osservatore di alcuni paesi dittatoriali per il Consiglio nazionale forense (Cnf). Racconta così la persecuzione contro gli avvocati: «Nel 2019 ho visitato personalmente il carcere di Silivri e ho potuto incontrare la collega Timtik. Era ancora in isolamento totale. Una donna simbolo della lotta per uno vero stato di diritto e una donna amante della cultura. Il suo isolamento forzato la teneva lontana dai libri, una tortura per lei».

Lo stile persecutorio contro gli avvocati mina non solo la loro libertà, ma anche la psiche: «Ritenere un avvocato alla stregua di un terrorista significa annientarne la personalità», conclude Giovene di Girasole.

L’avvocata inglese Helena Kennedy dell’Istituto per i diritti umani dell’associazione internazionale degli ordini degli avvocati (Ibahri) denuncia come la dittatura turca stia lavorando sulla restrizione di più professioni, partendo dai giornali: «La morte di Ebru Timtik sui media nazionali è passata inosservata, i giornali filo governativi non hanno menzionato il suo sciopero. Dobbiamo lavorare perché i cittadini siano informati senza restrizioni per poter rifiutare l’egemonia di Erdogan».

Il giornale laico di centro sinistra Cumhuriyet è il simbolo della repressione, con decine di giornalisti arrestati e il direttore responsabile Can Dundar in esilio in Germania per fuggire a una condanna di 7 anni per terrorismo.

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Foto: Arrested Lawyers Initiative

Turchia, Erdogan contro i difensori dei diritti umani

Kerem Altiparmak ha ricordato in un recente incontro internazionale promosso dai difensori dei diritti umani nel mondo come la recrudescenza contro gli attivisti stia aumentando.

«Nella prima settimana di marzo tre persone sono state incarcerate perché ritenute vicine ai terroristi. Ömer Faruk Gergerlioglu, Eren Keskin, Sebnem Korur Fincanci sono medici e avvocati e il loro arresto dimostra come tutti siamo ormai a rischio detenzione. Dobbiamo ottenere che la comunità internazionale intervenga, siamo soli».

Una solitudine accentuata dal totale disinteresse del governo di Istanbul alle 200 condanne della Corte europea per i diritti dell’uomo (Cedu) per arresti contro parte della popolazione. Un numero altissimo di sentenze che la Corte costituzionale turca (Aym) ha ridimensionato, tenendo tutti i condannati in prigione. «Come facciamo a combattere ogni giorno contro il potere della nostra Corte costituzionale? Siamo senza libertà di azione e peso politico, siamo soli».

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Magnitsky Act, uno strumento per bloccare beni e visti

Dal 2012 gli Stati Uniti hanno iniziato a sanzionare decine di persone accusate di crimini contro l’umanità. Il Magnitsky Act nasce per ricordare l’assassinio dell’avvocato russo Sergei Magnitsky, morto nelle carceri russe per aver denunciato il governo di Putin di tangenti.

Questo strumento ha lo scopo di congelare beni e ritirare visti ai responsabili di azioni ritenute crimini contro l’umanità. Il Parlamento europeo a marzo 2019 aveva votato una risoluzione a favore di un regime di sanzioni dell’Ue in materia di diritti umani, basato sul Global Magnitsky Act.

«La Turchia ha diverse sanzioni per crimini contro la popolazione. Nulla però è cambiato e questo dimostra come si debba lavorare sul singolo individuo», spiega Eleonora Mongelli, vicepresidente della Federazione italiana per i diritti umani (Fidu). La possibilità del Magnitsky Act è dunque colpire i beni, spesso frutto della corruzione nello stato dittatoriale, presenti nelle banche e negli investimenti nei diversi stati europei.

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Foto: Arrested Lawyers Initiative

Sanzioni e diritti umani, il caso turco

Francesco Caia è il referente del Consiglio nazionale forense (Cnf) per la situazione in Turchia e ha visitato il paese pochi mesi prima dello scoppio della pandemia:

«La realtà turca è di totale repressione verso gli avvocati. Il processo da strumento per accertare la realtà dei fatti diventa un modo per colpire il nemico. Vengono utilizzati testimoni anonimi pagati dal regime per accusare avvocati che non possono difendersi da soli».

Per questo il Cnf ha costruito un osservatorio internazionale, un insieme di ordini degli avvocati di alcuni paesi europei, che assiste i legali arrestati e fa pressione a livello politico per ostacolare la repressione di Erdogan.

Secondo Eleonora Mongelli, il regime di sanzioni globali voluto dall’Europa non basta per ridurre la potenza della dittatura turca. «Purtroppo il regime sanzionatorio adottato di recente dall’Ue sulla base delle leggi Magnitsky prevede che per imporre sanzioni sia necessario il voto unanime del Consiglio, cosa difficile da ottenere».

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