Territori palestinesi occupati tra piani israeliani di annessione e pandemia

Mentre mancano pochi giorni alla 43esima Giornata internazionale di solidarietà con il popolo palestinese del 29 novembre, il governo d'Israele punta ancora sull'annessione di parte della Cisgiordania. E la crisi sanitaria dilaga nei Territori Palestinesi occupati

«Fuori controllo». Così il personale medico palestinese ha definito la situazione sanitaria della Striscia di Gaza, in seguito all’annuncio del ministero della Salute che il 23 novembre ha comunicato un incremento di 890 nuovi casi di coronavirus nel fine settimana.

Il contesto sanitario della Striscia di Gaza, già fortemente provato dal sovraffollamento, con quasi 2 milioni di persone costretti a vivere in 365 km², circa la stessa estensione del comune di Enna, potrebbe perciò non riuscire a garantire a tutti la necessaria assistenza. Il totale dei casi di coronavirus attivi all’interno di tutti i Territori palestinesi occupati, comprese quindi anche Cisgiordania e Gerusalemme Est, supera così la soglia dei 15 mila.

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Alture del Golan – Foto: via Pixabay

Striscia di Gaza e Cisgiordania: la pandemia nei Territori palestinesi occupati

Al momento i pazienti Covid ospedalizzati nella Striscia di Gaza sono 332, di cui 78 in gravi condizioni, mentre i decessi salgono a 62, la maggior parte dei quali nell’arco degli ultimi due mesi.

All’allarme sanitario si aggiunge quello occupazionale, con migliaia di lavoratori giornalieri che sono rimasti senza retribuzione a causa dei blocchi per contenere la pandemia.

In questo lembo di terra, posto sotto blocco israeliano dal 2007, le uniche linee elettriche partono da Israele, che ne amministra gli spegnimenti. Inoltre il 97% delle risorse idriche non sono adatte al consumo umano e la maggior parte delle famiglie non è collegata al sistema di acque reflue. In queste condizioni, anche la disponibilità di dispositivi sanitari come mascherine o gel igienizzanti, i primi presidi personali per contenere efficacemente la diffusione del virus, vengono meno.

Il primo ministro palestinese, Mohammed Shtayyed, ha annunciato il coprifuoco in tutta la Cisgiordania per 14 giorni durante la sera e i fine settimana, con una riduzione delle attività consentite ai soli panifici, farmacie e supermercati.

Il totale dei casi dall’inizio della pandemia è di quasi 75 mila persone. La situazione è preoccupante anche in Israele, con quasi 10 mila nuovi casi dal 9 al 22 novembre, per un totale di 329 mila casi dall’inizio della crisi sanitaria.

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Alture del Golan – Foto: via Pixabay

Crisi sanitaria a Gaza, le prime vittime sono bambini

L’ultimo report di Save the children, pubblicato il 31 luglio del 2020, focalizza l’attenzione in particolare sulla preoccupante situazione di bambini e minori. «Il sistema sanitario di Gaza, sull’orlo del collasso dopo tredici anni di blocco, e l’ulteriore tensione causata dalla pandemia di Covid-19, stanno mettendo in pericolo la vita dei minori», si legge nel documento.

Sarebbero infatti almeno 50 i bambini malati di cancro a rischio perché viene loro negata la possibilità di accedere all’assistenza sanitaria fuori dalla Striscia. «A Gaza sosteniamo trenta bambini che necessitano di cure mediche urgenti al di fuori di Gaza. Alcuni di questi sono stati feriti durante il conflitto o nelle proteste e hanno arti amputati, ferite da armi da fuoco o da schegge, gravi danni agli occhi e al sistema neurologico. Altri vivono con malattie debilitanti come cancro e patologie cardiache».

Continua così l’appello della ong, che conclude: «Non c’è alcuna giustificazione per impedire a bambini malati, in qualsiasi posto e in qualsiasi momento, l’accesso alle cure mediche salva-vita. Questi bambini devono lasciare Gaza per sopravvivere e non hanno alcuna altra opzione».

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Striscia di Gaza, Palestina – Foto: via Pixabay

Israele e l’annessione della Cisgiordania

Lo scorso 3 novembre le autorità israeliane hanno effettuato una delle più grandi operazioni di demolizione degli ultimi 10 anni. La comunità palestinese di Khirbet Humsah, situata nella Valle del Giordano, è stata completamente smantellata in poche ore.

Il Centro israeliano di informazione per i diritti umani nei territori occupati, B’Tselem, avverte che almeno 74 persone sono rimaste senza dimora, e tra queste 41 sono bambini.

«Israele sta trasformando la vita di queste comunità in un incubo prolungato, per costringerle ad arrendersi e ad andarsene. Un incubo di anni di difficoltà senza acqua corrente o connessione alla rete elettrica, di demolizioni di case, di dover abbandonare ripetutamente la tua casa in modo che le truppe israeliane possano addestrarsi sulla tua terra, di violenza continua da parte dei coloni sostenuti dalle forze di sicurezza israeliane», si legge nel report di B’Tselem.

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Israele continua a costruire nei confini dei Territori palestinesi

Anche le Nazioni Unite stanno monitorando da vicino la situazione. Il coordinatore speciale per il processo di pace in Medio Oriente, Nickolay Mladenov, ha riferito durante il Consiglio di sicurezza dell’Onu che lo scorso 15 novembre le autorità israeliane avrebbero dato il via a un bando di gara per la costruzione di oltre 1.200 unità abitative nell’insediamento di Givat Hamatos, situato tra le città di Gerusalemme e Betlemme. «Se costruito, questo consoliderebbe ulteriormente un anello di insediamenti che danneggerebbe in modo significativo le prospettive di un futuro Stato palestinese contiguo», ha dichiarato Mladenov.

Nuova espansione che si aggiunge al precedente annuncio della costruzione di quasi 5 mila nuove unità abitative in Cisgiordania. Decisione fortemente criticata e condannata dai governi di Italia, Germania, Gran Bretagna, Francia e Spagna, che vedono in questo ampliamento degli insediamenti non solo una violazione del diritto internazionale, ma il principale ostacolo per la realizzazione della soluzione a due Stati e di una pace giusta e duratura.

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Valle del Giordano – Foto: via Pixabay

Territori palestinesi e Israele: verso l’annessione

Questa politica di continue demolizioni e pressioni sulla popolazione palestinese è l’anticamera per i piani di annessione. Come sottolineato sempre da B’Tselem nel documento “L’annessione che era e che ancora è”, nonostante Israele abbia deciso di non procedere, almeno per il momento, con i piani di annessione ufficiale, in virtù degli Accordi di Abramo e della normalizzazione dei legami con Emirati Arabi Uniti e Bahrain, l’annessione de facto della Cisgiordania è in atto ormai da decenni.

«Progettando lo spazio, Israele ha cambiato radicalmente la mappa della Cisgiordania per adattarla ai suoi interessi, creando contiguità per gli insediamenti e spingendo i palestinesi in decine di enclavi isolate e affollate. Più di 400.000 israeliani vivono ora in Cisgiordania in quasi 250 insediamenti (esclusa Gerusalemme Est, l’unica parte formalmente annessa della Cisgiordania)».

Territori palestinesi oggi: attacco al movimento Bds e nuovo presidente Usa

Una visita del segretario di Stato Usa, Mike Pompeo, all’interno di alcuni insediamenti israeliani in Cisgiordania e nelle Alture del Golan, e l’annuncio che gli Usa dichiareranno antisemita il movimento Bds per il boicottaggio dei prodotti Made in Israel: sono queste le ultime iniziative dall’amministrazione diretta da Donald Trump, prima del passaggio di consegne al neoeletto presidente  Joe Biden.

Immediata la reazione del movimento Bds (Boicottaggio, disinvestimenti e sanzioni) e di altre associazioni in difesa dei diritti umani, tra cui Amnesty International, che ha definito questa decisione una violazione della libertà di espressione.

«Il fatto che il dipartimento di Stato prenda di mira gruppi che invocano l’uso di mezzi pacifici, come il boicottaggio, per porre fine alle violazioni dei diritti umani contro i palestinesi poiché considerati antisemiti, è una violazione della libertà di espressione ed è un dono per coloro che cercano di mettere a tacere, molestare, intimidire e opprimere coloro che si alzano in piedi. per i diritti umani nel mondo».

Questa la risposta di Bob Goodfellow, direttore esecutivo ad interim di Amnesty International, che conclude: «Continueremo a sostenere i nostri colleghi israeliani e palestinesi, compresi gli attivisti del Bds, che come i difensori dei diritti umani in tutto il mondo, parlano quando giustizia, libertà, verità e dignità vengono negate».

Mappa dei Territori palestinesi: la cartina

1 Commento
  1. Antonio dice

    Maledetti Israeliani, Maledetto Trump, prendersela con i palestinesi è come sparare sulla croce rossa, questa guerra purtroppo non finirà mai.
    W il movimento BDS
    W il rispetto dei diritti umani

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