Harmony for after war: storie di musicisti nel Rojava

Harmony for after war è un cortometraggio-documentario che racconta la storia di un furgone carico di strumenti musicali che parte dalla Spagna in direzione Rojava, Siria. Un viaggio che permetterà ai musicisti del Paese in guerra di riappropriarsi della propria arte

Harmony for after war, cortometraggio di Pablo Tosco e Migue Roth presentato al Sole Luna Doc Film Festival di Palermo, è un documentario. Ma la storia che racconta potrebbe essere il soggetto di un film di finzione da quanto è avventurosa e straordinaria.

La vicenda ha per protagonisti cinque musicisti, in Siria, dove la guerra e l’Isis hanno distrutto case, strade, famiglie e anche ogni forma di arte. Harmony for after war racconta di come la musica sia tornata a suonare, anche in mezzo alle macerie, abbastanza forte da riempire il silenzio lasciato dalla guerra.

Harmony for after war: il trailer del documentario

La trama: di che cosa parla Harmony for after war

Il documentario di Pablo Tosco e Migue Roth racconta le storie di cinque personaggi, tutti musicisti. Ahmed e Mustafa sono fratelli: ciechi dalla nascita, sono cresciuti suonando; con lo scoppiare della guerra, però, hanno dovuto lasciare i propri strumenti per trasferirsi in un campo profughi. Ad Haroud, giovane armeno cattolico di Raqqa, il violino invece è stato sequestrato con l’occupazione dell’Isis: lo hanno picchiato e minacciato di tagliargli la testa se avesse suonato ancora.

Anche Gani, esiliato a Barcellona, nato e cresciuto in Rojava, un tempo suonava: quando torna in patria scopre che tutte le scuole di musica sono chiuse e gli artisti, inclusi quelli che vi insegnavano, hanno rinunciato a esercitarsi. Affinchè i musicisti ricomincino a suonare, anche nelle scuole, servono gli strumenti: sembra banale a dirsi, ma non lo è poi così tanto in una regione in cui ogni oggetto per fare musica è stato smarrito, requisito o distrutto dalla guerra e da Daesh.

Gani coinvolge allora il suo amico Fran Lasuen, musicista basco, in un’avventura: riportare in Siria gli strumenti e restituire ai musicisti la propria arte. Insieme a Fran inventa la “banca” degli strumenti musicali: un fondo in cui confluiscono violini, viole, trombe, sassofoni, persino pianoforti grazie alle donazioni di conservatori e scuole.

In meno di sei mesi accumula abbastanza materiale da portare in Siria. Il trasporto è un’impresa, ma alla fine gli strumenti raggiungono il Rojava e diventano la base su cui costruire Harmony: una scuola di musica dove tornare a suonare, a insegnare, ad accogliere i compositori siriani.

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Gani e Mustafa in una scena del cortometraggio documentario Harmony for after war

Un’avventura per riportare la musica in Siria

«Spero che la musica dei nostri strumenti possa sostituire il rumore della guerra, dei carri armati, degli aeroplani e dei proiettili».

Otto anni di guerra in Siria hanno lasciato un paese devastato, quasi 400 mila morti e 11 milioni di sfollati, mentre nel in Rojava continuano i combattimenti e le limitazioni alla libertà. Grazie all’avventura di Gani e Fran, Haroud, Ahmed, Mustafa e tanti altri musicisti hanno riavuto i loro strumenti e hanno ricominciato a suonare.

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L’impresa di Gani Mirzo ha visto la partecipazione di Musicos sin fronteras, una ong che ha l’obiettivo di portare la musica nelle zone difficili, oltre a quella di artisti e organizzazioni internazionali.

Alla fine sono stati oltre duecento gli strumenti raccolti dalla Banca degli strumenti per le scuole di musica in Rojava-Siria, che hanno attraversato l’Europa e il Medio Oriente sino a raggiungere il Rojava. Dai Paesi Baschi fino in Germania e, poi, in Iraq e Turchia, nel Kurdistan iracheno fino in Siria.

«Il mio desiderio è di avere di nuovo un violino», dice Mustafa a Gani: il suo strumento, un pezzo di grande valore proveniente da Vitoria, nei Paesi Baschi, fa parte di questo carico. Come anche il violino arrivato tra le mani di Harout, permettendogli di continuare a studiare per diventare un professionista. «A un certo punto attorno a me tutto si è fermato, ma non ho mai smesso di suonare e di pensare alla musica», ammette il ragazzo in una scena del documentario.

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Gani Mirzo in una scena del cortometraggio documentario Harmony for after war

Chi sono Pablo Tosco e Migue Roth, gli autori del film

Entrambi argentini, Pablo Tosco e Migue Roth sono due fotoreporter, impegnati in progetti di cooperazione in tutto il mondo. Tosco, classe 1975, dal 2004 lavora tra Africa, America Latina e Asia. Si è occupato soprattutto di migranti e rifugiati: tra i suoi lavori più famosi ci sono i progetti fotografici nei campi profughi in Ciad, Repubblica Centroafricana, Sud Sudan e dopo il terremoto di Haiti e Nepal. Sul conflitto siriano, oltre ad Harmony for after war, ha curato nel 2014 un libro intitolato Siria: La primavera marchita.

Roth, oltre che reporter, è anche insegnante: ha pubblicato il libro Las sombras de la compasión, realizzato la serie documentaria Postales olvidadas e il film El Desvío. È membro fondatore ed editore della piattaforma di giornalismo narrativo Angular.

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Haroud suona il suo violino in una scena del documentario Harmony for after war

Harmony for after war, un inno all’arte che resiste

Il documentario di Pablo Tosco e Migue Roth si è aggiudicato al Sole Luna Doc Festival il premio come migliore cortometraggio della Giuria “Nuovi italiani”, formata da migranti che a Palermo sono impegnati in progetti artistici e sociali. Come si legge nella motivazione della Giuria, «il film dà un messaggio di speranza: pur vivendo in una terra disastrata, durante una guerra che ha distrutto la vita di tante persone, e affrontando condizioni estremamente difficili, i protagonisti del film resistono, seguendo la loro passione per la musica».

Harmony for after war fa riflettere non solo sulla tragedia della guerra, nello specifico quella in Siria, ma anche su tutto ciò che il conflitto porta via agli esseri umani: affetti, abitazioni, luoghi cari, ma anche ricordi e talenti. Come il giovane Haroud – è lui il personaggio con cui è più facile empatizzare – afferma spesso nel corso del film, è stata dura non dimenticare mai di essere, oltre a un rifugiato, un musicista.

Il film non rinuncia a descrivere le dolorose esperienze dei protagonisti come anche le conseguenze della guerra in Siria e del conflitto in Rojava, ma resta soprattutto una bellissima storia di resilienzaun inno all’arte e agli artisti che resistono.

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