À l’école des philosophes: cinque bambini con disabilità vanno a scuola

Un gruppo di bambini con disabilità fisiche e mentali alle prese con la prima socialità della loro vita e con tutte le “scoperte” che questa si porta dietro. Insieme alle storie dei loro genitori e insegnanti. È questo il filo rosso di À l'école des philosophes, l'ultimo documentario di Fernand Melgar

Assistere al primo giorno di scuola di un bambino è sempre emozionante, ma nel caso dei cinque piccoli protagonisti di À l’école des philosophes diventa un’esperienza profonda: il documentario di Fernand Melgar racconta le vicende di un gruppo di bambini con disabilità fisiche e mentali, alle prese con la prima socialità della loro vita e con tutte le “scoperte” che questa si porta dietro.

À l’école des philosophes è uno dei tre documentari presentati al Festival dei Diritti Umani 2020  (un’edizione interamente in live streaming), proposti in collaborazione con il Film Festival dei Diritti Umani di Lugano.

Anche nel 2020 Osservatorio Diritti è stato tra i media partner dell’evento, coordinando anche il progetto “A scuola di diritti umani”, una serie di incontri con gli studenti delle scuole superiori di Milano pensati per diffondere la cultura dei diritti umani tra i più giovani.

Il trailer del documentario À l’école des philosophes

À l’école des philosophes: la trama

La scuola del film di Fernand Melgar è quella di rue des Philosophes a Yverdon-les-Bains, in Svizzera. La condizione dei protagonisti non è quella “ordinaria”, dal momento che i bambini hanno diversi tipi di disabilità: Louis et Léon sono autistici, Albiana è affetta da trisomia, le malattie di Kenza e Chloé sono più di una e parecchio complesse. Non possono tuffarsi spontaneamente nella scoperta della scuola: devono essere guidati dalle loro famiglie e dagli insegnanti, accompagnati con pazienza attraverso ogni novità.

La macchina da presa di Fernand Melgar si muove con delicatezza e leggerezza, alle spalle e al fianco dei personaggi (particolarmente belle sono le riprese, silenziose, ad “altezza bambino” a filmare i loro giochi solitari o l’affinità che si crea tra alcuni di loro) e documenta l’incontro tra questi bambini e la scuola. Man mano che il racconto prosegue, la timidezza si scioglie e le riserve si allentano: quello che vediamo non è più la loro disabilità, ma solo le loro emozioni, reali, di bambini.

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Fernand Melgar e il suo racconto della disabilità

Classe 1961, originario di Tangeri ma dagli anni Sessanta in Svizzera, Fernand Melgar aveva già dimostrato le sue capacità di narratore nei precedenti (premiatissimi) film: Remue-Ménage, dedicato al tema dell’identità; L’abri, un racconto di discriminazione; La forteresse, che tratta di migranti e asilo politico.

La visione di Melgar non è mai macroscopica, non è finalizzata all’indagine sociologica, ma all’empatia. Il regista, abituato a raccontare storie di emarginati, in À l’école des philosophes tratta la disabilità come un terreno ancora misterioso, come l’”elefante nella stanza”: qualcosa da cui, troppo spesso, si sceglie di distogliere lo sguardo.

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Un’immagine dal film di Fernand Melgar “À l’école des Philosophes” © 2018 Le Dzè

Lo sguardo di Melgar in À l’école des philosophes

Dinnanzi alla tendenza della società di “nascondere” le persone con disabilità, di riservare loro spazi protetti (che in realtà finiscono spesso per trasformarsi in isolamento), Fernand Melgar risponde con un documentario di oltre un’ora e mezza che invita lo spettatore a seguire – letteralmente – l’inserimento scolastico di questi cinque protagonisti.

Ci fa assistere alla vita, piuttosto faticosa di genitori, insegnanti e bambini; ci lascia ascoltare le confessioni tormentate dei genitori e le riunioni con gli (instancabili) insegnanti. Osserviamo, in silenzio, i sentimenti contrastanti dei bambini e il mutare del loro umore.

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Louis e la sua famiglia, in un’immagine del film di Fernand Melgar ” À l’école des Philosophes” © 2018 Le Dzè

Nonostante non manchino momenti di leggerezza e tenerezza, À l’école des philosophes non è un film facile da vedere: insieme alla durata (oltre un’ora e mezza), l’estremo realismo delle riprese può finire per scoraggiare lo spettatore.

Dobbiamo allinearci al punto di vista dell’autore per comprendere questo film: come lui stesso ha dichiarato, l’obiettivo del documentario è «ampliare il campo visivo dello spettatore»: Fernand Melgar vuole portarci a guardare ciò che spesso scegliamo di ignorare; ecco il perchè del suo sguardo – insistente, prolungato – che fa somigliare À l’école des philosophes a un viaggio simile a quello che compiono i piccoli protagonisti.

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