Haiti-Repubblica Dominicana, il confine che blocca i diritti delle donne

Al mercato binazionale di Dajabón-Ouanaminthe sull'isola Hispaniola, moltissime haitiane che passano il confine tra Haiti e Repubblica Dominicana per lavoro sono vittime di violenze, abusi e sfruttamento

Vittime di abusi, maltrattamenti e discriminazione, ma anche di furti e razzie dei loro prodotti, durante le ore concitate del mercato, in cui fare controlli è impossibile. È ciò che accade alle donne di Haiti che ogni giorno per lavoro varcano la frontiera con la Repubblica Dominicana.

Succede al grande mercato binazionale che si svolge tra Dajabón, centro urbano dominicano sulla frontiera settentrionale, e Ouanaminthe, città dirimpettaia dall’altra parte del confine, ad Haiti, oltre il fiume Masacre. Al mattino, per due giorni a settimana, qui si riversa un fiume in piena di gente, masse di dominicani e haitiani che comprano e vendono di tutto, in un enorme commercio di tipo informale, senza regole.

Il mercato binazionale di Dajabón-Ouanaminthe è il più grande e importante di tutta la frontiera. Nei 14 mercati binazionali ogni settimana confluiscono 200 mila persone. Più del 60% dei commercianti del mercato transfrontaliero sono donne. Ed è qui che si verificano frequenti e impunite violazioni dei diritti umani.

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Frontiera tra Dajabón (Repubblica Dominicana) e Ouanaminthe (Haiti) – Foto: © Giulia Cerqueti

Ad Haiti la violenza di genere è crimine solo dal 2005

In un Paese machista come Haiti, la violenza di genere è un problema ancora profondamente radicato. «Prima del 2005 la violenza non era considerata un reato. A seguito della Convenzione di Belém do Pará su prevenzione, punizione e sradicamento della violenza contro le donne, nel 2005 Haiti ha approvato un decreto sulla base del quale la violenza è diventata un crimine e come tale viene punita. Prima una donna quando veniva violata restava zitta, come se fosse una vergogna o una sua colpa. Adesso le donne denunciano, non restano più in silenzio, e noi le aiutiamo».

A parlare, nella zona franca fra Dajabón e Ouanaminthe, è Jesula Blanc, 38 anni, avvocatessa haitiana, coordinatrice della Piattaforma di genere del Nordest (Pgne), una grande rete che riunisce le associazioni haitiane impegnate contro ogni forma di violenza sulle donne nella regione nordoccidentale e di frontiera di Haiti.

«Vediamo bambine di otto-nove anni violate da uomini di più di sessant’anni. Abbiamo seguito il caso di una bambina di 8 anni violentata da un uomo di 80. È molto diffuso il fenomeno degli uomini anziani che abusano di bambine anche piccolissime».

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Jennifer Lantigua (a destra) e Jesula Blanc, avvocatessa e attivista – Foto: © Giulia Cerqueti

Confine Haiti-Repubblica Dominicana: donne haitiane vittime di tratta e sfruttamento

Prosegue Jesula: «Nella zona di frontiera il problema è ancora più grave. Le donne sono ancora più vulnerabili. Registriamo tanti casi di haitiane che finiscono nella tratta perché, prive di documenti, per passare la frontiera si affidano a trafficanti che poi abusano di loro e le sfruttano. Sappiamo di ragazze che vengono abusate sul confine dai militari. In tantissimi casi gli uomini allungano le mani sulle donne, le palpeggiano, le molestano pesantemente».

La Plataforma sta lavorando con la ong Oxfam, che la sta aiutando a realizzare un piano strategico per la lotta contro la violenza e discriminazione di genere. «Prima le associazioni della Piattaforma lavoravano solo con le donne, oggi abbiamo integrato gli uomini affinché si rendano coscienti e ci aiutino. Il nostro lavoro non è contro gli uomini, vuole coinvolgere la popolazione maschile».

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Haitiani in Repubblica Dominicana: sentenza contro i migranti

All’ora del tramonto nella zona del mercato di Dajabón, dopo la chiusura, non si vede quasi più nessuno, solo i bambini di strada haitiani che ogni tanto compaiono e si avvicinano per chiedere da mangiare. I poliziotti dominicani di frontiera si fermano a chiacchierare. Il confine è chiuso, nessuno passerà fino all’indomani mattina.

La condizione di svantaggio e discriminazione degli haitiani – uomini e donne – è fortemente aggravata dalla politica migratoria dominicana, che combatte l’immigrazione illegale da Haiti, mentre l’economia dominicana si regge in buona parte sul lavoro dei vicini più poveri.

«Nel 2013 una sentenza del Tribunale costituzionale ha stabilito che tutte le persone sul territorio dominicano nate a partire dal 1930 da genitori in situazione irregolare non erano più riconosciute come cittadini dominicani, perché figli di persone illegali nel Paese», spiega Jennifer Lantigua, dominicana, responsabile dei progetti sul genere del Programma di cooperazione binazionale (Repubblica Dominicana-Haiti) di Oxfam. «Questa decisione ha lasciato un enorme numero di persone in un limbo – gente che aveva già documenti dominicani – gettandoli nella condizione di apolidi, né dominicani né haitiani, perché tanti di loro non sono mai vissuti ad Haiti, non parlano il creolo, sono cresciuti come dominicani».

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Jennifer Lantigua, Oxfam – Foto: © Giulia Cerqueti

Rischi enormi alla frontiera tra Haiti e Repubblica Dominicana

Una situazione giuridica che ha creato maggiore senso di insicurezza e confusione: «Non si sa di fatto quanti haitiani vivano illegalmente in Repubblica Dominicana. Si pensa che siano più di 1 milione, ma l’ultimo censimento è stato fatto nel 2010. Ciò che è sicuro è che un enorme numero di haitiani sono pendolari quotidiani, passano la frontiera ogni giorno per venire a lavorare qui, ma la sera tornano a casa, ad Haiti. Le stesse imprese dominicane assumono gli haitiani e non possono fare a meno della loro manodopera».

A pagare più di tutti, e in modo pesante, la condizione di illegalità sono inevitabilmente le donne haitiane, rese ancora più fragili, più esposte a varie forme di abuso e di maltrattamento. Le donne che ogni giorno varcano il confine per andare a lavorare per lo più come domestiche nel Paese vicino. E che, prive di documenti regolari, subiscono soprusi in silenzio, senza possibilità di rivendicare i loro diritti, di denunciare.

Uno studio sulla violenza di genere nell’isola caraibica

L’area di frontiera è la più povera di tutta l’isola e anche quella dove è più marcato lo squilibrio fra Repubblica Dominicana e Haiti. Con il Programma di cooperazione binazionale, Oxfam si pone l’obiettivo di ridurre la povertà degli haitiani che vivono del commercio informale lungo il confine. Come spiega Gabriele Regio, responsabile del Programma binazionale, la legge dominicana sulla migrazione (n. 285 del 2004) – e il regolamento di applicazione n. 631 del 2011 – ha definito la categoria migratoria di habitante fronterizo (cittadino straniero della zona di frontiera), che ogni giorno per le sue piccole attività commerciali entra nel Paese per tornare poi alla sua residenza.

La Repubblica Dominicana sta sviluppando il sistema del carnet de habitante fronterizo, un documento di identità, un lasciapassare per gli haitiani che lavorano nel commercio informale che li regolarizza e li toglie dall’illegalità e dall’incertezza. In questo modo le donne haitiane saranno più protette, non più vittime di tratta e soprusi.

Il Programma di cooperazione binazionale – aggiunge Jennifer Lantigua – prevede la realizzazione di uno studio sulla violenza di genere e lindipendenza economica delle donne commercianti sulla frontiera. L’indagine è volta a rispondere a una serie di domande su immaginario di genere, partecipazione, accesso ai servizi, politiche pubbliche.

Contro gli stereotipi che alimentano il machismo

Osserva ancora Jennifer: «In Paesi machisti come Haiti e Repubblica Dominicana la grande sfida è anche quella di promuovere progetti per incidere sulla mentalità e l’immaginario collettivo sradicando stereotipi e pregiudizi alimentati, ad esempio, dalle offese verbali. Un lavoro da fare sui giovani». Per lo sviluppo e il riconoscimento dei diritti delle haitiane, soprattutto della frontiera, servono leggi e norme istituzionali, serve lo sviluppo del commercio frontaliero affinché da informale diventi regolare e contribuisca davvero all’indipendenza economica delle donne. Ma serve anche un radicale cambiamento culturale, a partire dalle nuove generazioni.

Mappa geografica: Hispaniola, l’isola di Haiti e Repubblica Dominicana

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