Chico Forti: arriva il documentario (con intervista) sulla sua storia

"Se non avesse prodotto quel documentario su Versace, non sarebbe in carcere". Il regista di "Framed in Miami", Thomas Salme, racconta il film su Chico Forti e commenta con Osservatorio Diritti la vicenda. Ecco anche il teaser del documentario ancora in preparazione, pubblicato sulla pagina Facebook del regista

Framed in Miami, incastrato a Miami. È il titolo del film-documentario che sta realizzando Thomas Salme, regista, documentarista e fotografo svedese residente da anni a Milano.

Prodotto dalla svedese Pampas production AB in collaborazione con la televisione SVT, “Framed in Miami” ripercorre in modo dettagliato la complessa vicenda giudiziaria dell’imprenditore trentino Chico (Enrico) Forti, in carcere da vent’anni a Miami, dove sta scontando una condanna all’ergastolo per l’omicidio di un uomo, Dale Pike, del quale lui si proclama innocente.

Il teaser del documentario su Chico Forti, Framed in Miami (dalla pagina Facebook di Thomas Salme)

Chico Forti libero: la condanna per omicidio e la campagna in sua difesa

Il caso – ricostruito da Osservatorio Diritti in articoli precedenti – è estremamente controverso. La sentenza di colpevolezza della giustizia della Florida si è basata infatti su un procedimento giudiziario pieno zeppo di errori, lacune, mancanze, approssimazioni.

Chico Forti – sostenuto da un movimento sempre più vasto (inclusi avvocati e numerosi politici) che si sta battendo in sua difesa – chiede la revisione del processo, per dimostrare la sua innocenza.

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Joseph Tacopina, avvocato di Chico Forti – Immagine tratta dal documentario “Framed in Miami”

Documentario quasi pronto, «ma siamo pronti a modificarlo»

Per la realizzazione del film, Salme si è avvalso della preziosa collaborazione di Philip Mause, avvocato americano in pensione, oggi impegnato nell’associazione non profit Injustice anywhere, che ha preso a cuore la vicenda dell’imprenditore italiano. Il documentario è pensato in due puntate da 58 minuti ciascuna.

«Siamo nelle ultime tappe della post-produzione. Abbiamo finito di raccogliere tutto il materiale documentario e le interviste lo scorso novembre e prevediamo di ultimare il lavoro tra aprile e maggio. Ma, ovviamente, siamo pronti a riaprire tutto e operare aggiunte o modifiche nel caso in questi due mesi vengano fuori delle novità importanti sulla vicenda», racconta Thomas Salme a Osservatorio Diritti.

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Immagine tratta dal documentario “Framed in Miami”

Storia di Chico Forti: sette anni per ricostruirla

Il documentarista ha cominciato a lavorare al film e girare i primi materiali circa sette anni fa. «Un paio di anni dopo, Mause ha cominciato a collaborare con me». L’avvocato americano è il protagonista del documentario.

È lui, Mause, la voce narrante, la guida, in quanto persona esperta a livello legale, che nel corso di tutto il film spiega al pubblico il caso giudiziario nei suoi vari aspetti e sfaccettature e, come una sorta di detective, va alla ricerca minuziosa della verità, intervistando persone coinvolte o informate sulla vicenda, scovando nuove prove e nuove informazioni.

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«Senza il documentario sull’omicidio Versace, Forti non sarebbe in carcere»

Racconta Salme: «Il nostro obiettivo è ricercare di affermare la verità, sulla base dei fatti, non sulla base di impressioni o sensazioni». Incastrato: il titolo del film ha un riferimento ben preciso, molto forte.

Spiega il regista svedese: «La nostra tesi di fondo è che il caso di Forti abbia in qualche modo un collegamento con “Il sorriso della Medusa”», il documentario che l’imprenditore aveva prodotto poco tempo prima dell’omicidio per il quale è stato accusato, che riguardava l’assassinio a Miami dello stilista Gianni Versace.

«Noi siamo convinti che se Forti non avesse prodotto quel documentario non sarebbe mai finito in carcere».

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Immagine tratta dal documentario “Framed in Miami”

Una trentina di interviste per ricostruire il caso: sentiti Chico Forti, la famiglia, i giudici, i poliziotti, i politici

Per Framed in Miami, Salme e Mause hanno scandagliato una grande quantità di documenti, ricostruito il procedimento giudiziario, hanno intervistato complessivamente una trentina di persone, tra componenti della giuria popolare, giudici, poliziotti e membri dell’Fbi di quel tempo, familiari di Chico Forti in Italia, politici e diplomatici italiani e, ovviamente, lo stesso Forti.

«Abbiamo voluto puntare soprattutto sulle voci in America, rispetto a quelle italiane». Un contributo fondamentale è stato quello della criminologa Roberta Bruzzone, che da anni si batte in difesa di Chico Forti. «La Bruzzone è stata una figura determinante nel nostro documentario, non solo per la sua professionalità, ma anche per la sua profonda conoscenza del mondo americano e della lingua inglese, dal momento che lei stessa ha studiato negli Stati Uniti».

Chico Forti: oggi anche polizia e Fbi vogliono la verità

In questi anni Salme è stato completamente assorbito dalla vicenda di Chico Forti, ha dedicato un’enorme quantità di energie e risorse al caso. Lavorare a questo documentario, confessa, è stato molto duro. In primo luogo per la difficoltà di convincere certe persone a essere intervistate. Ma, dall’altra parte, Salme ricorda con orgoglio la grande disponibilità dimostrata da parte di alcuni agenti di polizia e dirigenti dell’Fbi in servizio al tempo dell’omicidio e della condanna di Forti:

«Nonostante sapessero che in qualche modo stavano andando contro il loro stesso sistema giudiziario, queste persone hanno voluto parlare perché anche loro vogliono che sia affermata la verità».

La battaglia è ancora lunga. «Muovere lo stato delle cose non è certo semplice. Bisogna andare avanti, continuare a combattere. Ma io ne sono fermamente convinto: non so quando, ma Enrico Forti uscirà da questo inferno».

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