Human Rights Watch: i diritti violati nel mondo secondo il report 2020

Dall'Italia alla Cina. Dagli Stati Uniti al Bangladesh. Dall'Iran al Brasile. E poi la Siria, il Kazakistan, la Turchia, la Libia. L'analisi del World Report 2020 di Human Rights Watch offre uno sguardo impietoso sui diritti umani nel mondo. Ecco una breve selezione di cosa sta accadendo nelle aree più critiche

Repressione, censura, discriminazione contro donne, bambini, migranti e minoranze. E ancora guerre, attacchi all’ambiente, ai difensori dei diritti umani. Il 30esimo rapporto di Human Rights Watch (Hrw) appena pubblicato accende i riflettori sulle condizioni dei diritti umani in 90 paesi o territori in tutto il mondo nel 2019. Un lavoro investigativo condotto in collaborazione con attivisti locali.

Un documento scomodo per molti, tanto che lo stesso direttore esecutivo della ong, Kenneth Roth, si è visto negare l’ingresso a Hong Kong a due giorni dalla presentazione della ricerca con una decisione «insolita e inquietante», commenta Sophie Richardson, direttrice dell’organizzazione in Cina.

La Cina contro Human Rights Watch

Il portavoce del ministero degli Affari esteri cinese Geng Shuang ha dichiarato che «consentire o non consentire l’ingresso a qualcuno è un diritto sovrano della Cina», nonostante che il linguaggio della Legge di base (la costituzione funzionale di Hong Kong) affermi che il governo di Hong Kong è responsabile per chi autorizza a entrare. Geng avrebbe anche cercato di spiegare la logica di Pechino suggerendo che Human Rights Watch e altri gruppi stranieri stanno fomentando le proteste a Hong Kong.

La presentazione del rapporto 2020 alla fine si è tenuta nel quartier generale delle Nazione Unite a New York martedì 14 gennaio. Oltre alla grave situazione in Cina, Osservatorio Diritti ha selezionato alcune delle aree più critiche identificate dal report.

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Il controllo ideologico e la repressione di Pechino

«Il Partito Comunista Cinese (PCC) nel 2019 ha segnato il suo 70esimo anniversario al governo intensificando la repressione. Sotto la guida del presidente Xi Jinping, il partito unico ha stretto la presa sui settori della società che ha trovato minacciosi, come Internet, gli attivisti e le organizzazioni non governative», scrive Human Rights Watch.

Il report spiega che il governo cinese ha rafforzato il controllo ideologico, in particolare nell’istruzione superiore, tra le minoranze religiose ed etniche e all’interno della burocrazia. Ha dedicato enormi risorse alle nuove tecnologie per il controllo sociale, aggiungendo intelligenza artificiale, biometria e big data al suo arsenale per monitorare e modellare le menti e i comportamenti di 1,4 miliardi di persone.

È il caso soprattutto della straordinaria campagna repressiva Strike Hard lanciata nel 2014 e proseguita senza sosta contro gli uiguri, la popolazione musulmana turca nel territorio autonomo di Xinjiang, delle proteste a Hong Kong da parte del gruppo nonviolento e democratico Movimento Umbrella con le conseguenti reazioni della polizia e le accuse di disturbo alla quiete pubblica, della limitazione di libertà religiosa in Tibet e dell’espulsione di migliaia di monaci e monache buddiste del monastero di Yachen Gar nel Sichuan.

«Per proteggere il futuro di tutti, i governi devono agire insieme per resistere all’assalto di Pechino al sistema dei diritti umani internazionali», commenta Roth. «Sono in gioco decenni di progressi sui diritti e il nostro futuro».

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Un ufficiale del governo cinese a casa di una famiglia uigura durante un soggiorno obbligatorio previsto dal programma “Becoming Family” – © State WeChat account

Donne e minori: diritti violati in Kazakistan e Brasile

La violenza domestica è ancora molto diffusa per esempio in Kazakistan, mentre ci sono stati piccoli passi avanti del Brasile verso le donne.

«Il Kazakistan non ha uno statuto criminale contro la violenza domestica, che rimane diffusa eppure sottostimata. I servizi per le persone sopravvissute sono inadeguati e non riescono a soddisfare gli standard internazionali», scrive Human Rights Watch. «La polizia di solito non registra i reclami, non risponde adeguatamente ai casi di violenza domestica e non informa i sopravvissuti dei loro diritti alla protezione. Nella sua quinta revisione periodica del Kazakistan di ottobre, il Comitato per l’eliminazione della discriminazione nei confronti delle donne (Cedaw) ha espresso preoccupazione per la depenalizzazione della violenza domestica e ha esortato il Kazakistan a ripristinare la piena responsabilità penale per questi crimini».

Con l’adozione (in forte ritardo) della legge n. 11.340/2006, comunemente conosciuta come “legge Maria da Penha” dal nome della sua sostenitrice, è stata invece riconosciuta la gravità della violenza domestica in Brasile. Nel 2018, un milione di casi era pendente dinanzi ai tribunali, inclusi 4.400 femminicidi. Restano molti punti irrisolti, a cominciare dall’aborto ancora illegale salvo in caso di stupro.

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Matrimoni precoci e forzati nel mondo

Human Rights Watch spera inoltre di vedere la fine dei matrimoni di minori entro il 2030. La pratica è ancora largamente diffusa, tra gli altri, in Niger, Repubblica Centrafricana, Ciad, Nigeria e Bangladesh.

Quest’ultimo «continua ad avere uno dei più alti tassi di matrimonio infantile nel mondo. Il primo ministro Sheikh Hasina si è impegnato a porre fine al matrimonio per le ragazze sotto i 15 anni entro il 2021, ma ci sono stati pochi progressi significativi durante l’anno. Restano però in vigore disposizioni che consentono il matrimonio precoce in “casi speciali”, con il permesso dei genitori e un tribunale», scrive Human Rights Watch.

La Turchia di Erdoğan nel World Report 2020

Il report fa notare che «la Turchia ha attraversato una crisi dei diritti umani sempre più profonda negli ultimi quattro anni con una drammatica erosione del suo stato di diritto e del quadro democratico». Mentre il potere incontrollato del presidente Recep Tayyip Erdoğan si è consolidato, le elezioni locali del 31 marzo 2019 hanno visto un ribaltamento della situazione. Il suo Partito per la giustizia e lo sviluppo alleato dell’estrema destra è uscito sconfitto nelle principali città, tra cui Istanbul e Ankara, nonostante abbia vinto con il 51% dei voti a livello nazionale.

Inoltre, la Turchia ospita il maggior numero di rifugiati nel mondo (circa 3,7 milioni) dalla Siria nonché richiedenti asilo provenienti dall’Afghanistan, dall’Iraq e altri paesi. Il governatore di Istanbul ha annunciato a luglio che siriani e altri non registrati sarebbero stati trasferiti altrove. «Le autorità turche hanno deportato illegalmente alcuni siriani da Istanbul e altre province in Siria, in alcuni casi attraverso l’uso della violenza o minacce verbali o di detenzione indefinita».

La guerra in Siria

«Gli eventi in Siria nel 2019 hanno rafforzato la conclusione che le atrocità e le violazioni dei diritti caratterizzanti il conflitto hanno continuato a essere la regola, non l’eccezione», si legge nel documento. «L’alleanza militare russo-siriana di aprile ha rilanciato le operazioni militari contro Idlib, l’ultimo punto d’appoggio antigovernativo, con attacchi indiscriminati e armi proibite. Le aree riconquistate dal governo hanno visto confische immobiliari, demolizioni su larga scala di case e detenzioni arbitrarie».

L’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha) stima che 11,7 milioni di persone in Siria avrebbero bisogno di assistenza umanitaria e di protezione. Ciò nonostante, «invece di garantire finanziamenti per affrontare le necessità della popolazione, il governo siriano ha sviluppato un quadro giuridico e politico per cooptare finanziamenti umanitari e di ricostruzione per far avanzare i propri interessi».

Anche i gruppi armati non statali che si oppongono al governo hanno perpetuato sempre più abusi, conducendo campagne di arresto arbitrario nelle aree che controllano e lanciando attacchi indiscriminati su aree residenziali popolate. Nel nord-est della Siria, il numero di perdite umane e il grado di distruzione a seguito della coalizione guidata dagli Stati Uniti indica la mancata adozione di tutte le precauzioni necessarie per proteggere i civili.

In più, in tema di terrorismo, il destino di migliaia di persone rapite dall’Isis è rimasto sconosciuto. «Nonostante l’attenzione internazionale su coloro che sono stati arrestati e fatti sparire dal governo siriano, compreso l’inviato speciale e il Consiglio di sicurezza, sono stati fatti pochi progressi».

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Foto tratta dal World Report 2017 di Hrw – © 2016 Ameer Alhalbi/Agence France-Presse-Getty Images

Human Rights Watch: violenta repressione in Iran

Le autorità iraniane hanno intensificato la repressione durante il 2019 contro le proteste in tutto il paese, facendo uso di arresti di massa e della forza in maniera letale, denuncia Human Rights Watch.

Le proteste, nate in seguito al deterioramento delle condizioni economiche, la percezione della corruzione e la mancanza di libertà sociali, hanno visto una risposta della magistratura iraniana che ha aumentato notevolmente il costo del dissenso pacifico nel 2019. In una delle repressioni più sanguinose dalla rivoluzione del ‘79, le autorità hanno risposto alle proteste diffuse dopo il brusco aumento dei prezzi del carburante a novembre prendendo di mira direttamente i manifestanti.

«I leader iraniani hanno risposto al diffuso disgusto per il potere corrotto e brutale con una repressione violenta e mettendo a tacere tutto il dissenso domestico per non minacciare il loro potere», afferma Michael Page, vicedirettore dell’organizzazione in Medio Oriente.

Gravi violazioni dei diritti umani Libia

Gruppi armati fedeli a uno o all’altro dei due governi in competizione in Libia e i loro sostenitori internazionali stanno mettendo a rischio i civili con attacchi indiscriminati. Secondo lo studio, il Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite dovrebbe istituire una commissione d’inchiesta per documentare gli abusi e identificare i responsabili.

«Finché i gruppi armati godranno dell’impunità, i civili ne pagheranno il prezzo», dice Hanan Salah, ricercatore senior in Libia per Human Rights Watch. «I paesi che aiutano le parti in conflitto dovrebbero ripensare il loro sostegno a gruppi armati non responsabili e violenti che potrebbero renderli complici di gravi violazioni dei diritti umani».

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Migranti in cerca di asilo aspettano in fila con i documenti il 5 ottobre 2019 in Messico © 2019 Denise Cathey / The Brownsville Herald via AP

Stati Uniti, Trump e migranti nel report di Hrw

I rifugiati, le minoranze e le donne sono quelli subiscono i danni maggiori anche in Nord America, dove si registra la crudeltà dell’amministrazione Trump verso i migranti e non solo. Molti governi statali e locali hanno intensificato le attività di polizia nelle comunità povere piuttosto che affrontare i problemi delle persone senza fissa dimora o con problemi di salute mentale.

«L’approccio punitivo dell’amministrazione Trump ai richiedenti asilo e alle persone povere di colore ha spinto alcuni così lontano dalle tutele dei diritti che anche le loro vite potrebbero essere a rischio», commenta Nicole Austin-Hillery, direttrice del programma statunitense.

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Violenza e deforestazione in Brasile

Durante il suo primo anno in carica, il presidente Jair Bolsonaro ha perseguito politiche che mettono le popolazioni vulnerabili a maggior rischio. In particolare, l’amministrazione Bolsonaro ha presentato un disegno di legge che consente agli agenti di polizia condannati per omicidi illegali di evitare la prigione.

Le sue politiche ambientali hanno anche dato il via libera alle reti criminali che praticano attività illegali in Amazzonia e ora possono usare intimidazione e violenza contro le persone appartenenti ai popoli indigeni, i residenti locali e gli agenti che cercano di difendere la foresta pluviale.

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Un incendio a Santo Antonio do Matupi, nell’Amazzonia meridionale, il 27 agosto 2019 © 2019 Associated Press

Il Cile visto da Human Rights Watch

La polizia nazionale del Cile ha fatto uso eccessivo della forza per rispondere alle manifestazioni di massa iniziate a ottobre. Migliaia di persone sono rimaste ferite, tra cui più di 220 con gravi lesioni agli occhi per via dei fucili anti-sommossa. Molti degli arrestati hanno riferito di gravi abusi in detenzione, tra cui brutali pestaggi e abusi sessuali. «Mentre il governo ha fatto alcuni passi positivi, incluso l’adozione di un protocollo sull’uso della forza e il dispiegamento di 250 specialisti per istruire le unità di controllo della folla nel rispetto delle norme sui diritti umani, al momento non ha ancora intrapreso altre riforme per aiutare a prevenire la cattiva condotta della polizia e rafforzare il controllo».

Il Cile deve affrontare anche altre importanti sfide relative ai diritti umani. Le donne incontrano notevoli ostacoli all’aborto, i matrimoni omosessuali restano a un vicolo cieco, ci sono molte restrizioni per i cittadini del Venezuela che vogliano entrare nel paese e il sovraffollamento e le condizioni disumane persistono in molte carceri.

In compenso, il Cile ha compiuto alcuni progressi nel 2019: «Il Congresso ha approvato la legge sull’identità di genere, che consente alle persone di cambiare nome e sesso nel registro civile, e una legge che mette al bando le molestie sessuali pubbliche». Inoltre, il paese si è messo in moto «per chiedere agli ex ufficiali di polizia e militari di rispondere per gli abusi durante la dittatura di Augusto Pinochet».

Focus sull’Italia nel report 2020 di Human Rights Watch

Stando ai dati dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr), dall’inizio dell’anno fino a metà novembre, 9.942 persone sono arrivate in l’Italia via mare: il 55% in meno rispetto al 2018. Eppure il report fa notare che il problema principale riguarda proprio la gestione dell’immigrazione.

«Ci sono stati almeno 15 momenti di stallo in mare quando le autorità italiane hanno negato l’autorizzazione alle navi delle ong per sbarcare i naufraghi soccorsi. A giugno, l’allora ministro degli Interni Matteo Salvini ha approvato un decreto del governo, convertito in legge dal parlamento ad agosto, che consente all’Italia di negare l’autorizzazione alle ong per entrare nelle acque territoriali, di sequestrare le navi e di multare i loro proprietari».

Le statistiche ufficiali mostrano che le domande di asilo sono diminuite di oltre il 50% rispetto all’anno precedente. Nei primi sei mesi del 2019 le domande rifiutate hanno raggiunto l’80%, rispetto al 58% nel 2017. Ciò è dovuto in gran parte all’abolizione di fatto, a fine 2018, della protezione umanitaria.

Ad agosto, l’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani (Ohchr) ha espresso seria preoccupazione per un aumento dell’intolleranza, dell’odio razziale e religioso e della xenofobia, considerato anche il ruolo dei leader politici e dei membri del governo nel consentire o incoraggiare questi fenomeni.

D’altronde, la legge per combattere la violenza di genere entrata in vigore ad agosto aumenta le pene detentive per crimini sessuali e violenza domestica, criminalizza il matrimonio forzato e richiede che i pubblici ministeri incontrino entro tre giorni chiunque denunci alla polizia violenza domestica o di genere.

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