Chico Forti: per Thomas Salme la «svolta» può venire dall’Italia

Parla il documentarista svedese che sta ultimando un film sulla vicenda giudiziaria dell’imprenditore trentino condannato all’ergastolo in Florida per un delitto del quale si dichiara innocente. Salme ha trascorso un mese tra Miami e New York per trovare nuovo materiale su quello che considera un clamoroso errore della giustizia americana

«Chico Forti è stanco, esausto. Dopo quasi vent’anni di battaglie, sta invecchiando e sta perdendo la forza». Thomas Salme sospira preoccupato. Il 50enne documentarista svedese, che sta ultimando la lavorazione del suo film a puntate sulla vicenda di Chico Forti per una società di produzione della Svezia, è tornato da pochi giorni da Miami.

Storia di Chico Forti: chi è e perché è in carcere negli Stati Uniti

Salme ha trascorso un mese negli Stati Uniti, fra la capitale della Florida e New York, per approfondire il caso, trovare altro materiale sulla vicenda giudiziaria e parlare con l’avvocato difensore Joseph Tacopina.

Enrico Forti, 60 anni, imprenditore televisivo trentino, residente da decenni negli Usa, è chiuso in carcere a Miami, dove dal 2000 sta scontando una condanna all’ergastolo without parole (senza condizionale).

Era stato condannato per l’omicidio di un uomo, Dale Pike, avvenuto nel 1998. Da allora Forti si è sempre dichiarato innocente e non ha mai smesso di lottare per chiedere giustizia, per chiedere il rispetto dei suoi diritti civili.

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Rusty Pelican, il luogo dove Chico forti ho lasciato Dale Pike – Foto: Thomas Salme

Ancora oggi molti dubbi su colpevolezza di Chico Forti

Sul verdetto di colpevolezza ci sono molti ragionevoli dubbi, fondati su una lunga serie di omissioni, errori, scorrettezze e approssimazioni da parte della polizia fin dal ritrovamento del cadavere su una spiaggia e nel corso dell’iter giudiziario.

Un delitto senza movente, senza testimoni, senza prova del Dna (sulla scena del crimine quello di Forti non è stato rinvenuto e neppure le sue impronte sono state individuate), senza arma, senza evidenze oggettive di colpevolezza. Gli appelli presentati dalla difesa sono stati respinti senza alcuna spiegazione.

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L’intervista a Chico Forti e un documentario in vista

Thomas Salme ha preso a cuore il caso da anni, ha incontrato Forti in carcere più di una volta, sta ultimando il documentario sulla sua vicenda, Framed in Miami (incastrato a Miami), con la stretta collaborazione dell’avvocato Philip Mause, oggi in pensione, impegnato a fare luce sugli errori giudiziari in America e nel mondo con l’associazione Injustice Anywhere.

«A novembre abbiamo intervistato per la prima volta Forti in carcere e abbiamo incontrato e intervistato un altro membro della giuria popolare che ha giudicato il caso. Finora ne abbiamo incontrati tre (su dodici) e tutti ci hanno raccontato di essere stati in una condizione di forte confusione nell’ambito di quel processo», racconta Salme.

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Joseph Tacopina, avvocato di Chico Forti – Foto: Thomas Salme

Il documentario su Versace, la truffa, le bugie a moglie e polizia: «Chico Forti è stato incastrato»

Come spiega il documentarista, Forti è convinto che il documentario che lui aveva prodotto per Raitre sulla morte di Gianni Versace, Il sorriso della Medusa, pochi mesi prima dell’omicidio di Pike, sia stato uno dei motivi della sua condanna, perché il film metteva in dubbio la versione ufficiale sull’uccisione dello stilista e sul suicidio di Andrew Cunanan (l’assassino di Versace), gettando ombre sull’operato della polizia di Miami.

«Chico ritiene di essere stato incastrato a causa del documentario. Noi, l’avvocato Mause ed io, siamo convinti che lui sia stato, sì, incastrato, ma da Thomas Knott, il tedesco che aveva fatto da intermediario nell’affare tra Forti e Anthony Pike, il padre di Dale».

Anthony Pike voleva vendere a Forti un albergo a Ibiza, operando una truffa ai danni dell’italiano perché l’albergo non era più di sua proprietà. E Dale Pike era arrivato a Miami per convincere il padre a lasciar perdere l’affare.

Salme ricorda che alla prova della macchina della verità, realizzata dall’esperto John Palmatier, è risultato che Knott ha mentito. «Quindi, secondo noi, Chico non è stato incastrato per il documentario e non dai poliziotti di Miami. Non crediamo che ci sia stata una cospirazione ai suoi danni da parte della polizia».

Secondo Salme,  successivamente all’omicidio la polizia si è subito convinta che l’assassino fosse Forti – a causa delle bugie che lui aveva raccontato alla polizia, ma anche alla moglie – e abbia poi costruito tutto un castello fatto non di prove, che di fatto non ci sono,  ma di convinzioni e sensazioni, messe insieme affinché confermassero la colpevolezza dell’imprenditore.

Perché Chico Forti dovrebbe tornare libero

Il caso è molto complicato, ammette Salme. «Io sono convinto della sua innocenza, lo sono al 99,9%: resta sempre quel ragionevole 0,1% di dubbio che non può essere eliminato. Ma il nostro obiettivo è affermare la verità», vale a dire accertare se Forti abbia avuto un giusto processo che abbia dimostrato la sua colpevolezza al di là di ogni ragionevole dubbio, se i suoi diritti siano stati rispettati.

Certamente questo non è avvenuto. Chico Forti ha mentito, ma è stato condannato in un processo pieno zeppo di mancanze e lacune. Perfino il fratello di Dale Pike, Bradley, oggi sostiene che Forti non sia il colpevole.

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Il giudice Dennis Murphy, che negò l’appello a Enrico Forti – Foto: Thomas Salme

Errori giudiziari negli Stati Uniti: storia di Peter Limone

Negli Stati Uniti non sono rari i casi di errori giudiziari. Un esempio che risale ad alcuni decenni fa: quello di Peter Limone, italoamericano, esponente di una famiglia mafiosa bostoniana, che nel 1968, a 34 anni, venne condannato a morte insieme ad altre tre persone per un omicidio che lui non aveva commesso.

Nel 1970, quando il Massachusetts abolì la pena capitale, la condanna fu trasformata in ergastolo. La sentenza di colpevolezza si era basata sull’accusa dell’informatore Joseph Barboza, un gangster che, come l’Fbi sapeva perfettamente, era falsa.

Dopo 33 anni dietro le sbarre, a Limone venne restituita la libertà, con le scuse dell’Fbi e 26 milioni di dollari di risarcimento. E’ morto nel 2017, all’età di 83 anni.

Riaprire il processo con nuove prove: possibile, ma complicato

«Quello di Forti resta un cold case, un caso irrisolto», prosegue Salme, «per noi, ma anche per la polizia, che ha sempre creduto che sulla scena del crimine ci fossero anche altre persone e che Forti sia stato l’istigatore del delitto, non l’esecutore materiale. Noi vorremmo che, dopo vent’anni, venisse rifatta la prova del Dna, per verificare se possano venire fuori tracce e impronte di altre persone, che nel 1998 non erano state individuate».

La strada della riapertura del processo, portando nuove prove, resta sempre aperta. Ma è lunga e complicata, rischia di far perdere ancora degli anni.

Il regista svedese racconta un fatto che, a suo avviso, potrebbe giocare a favore di Forti: «Proprio mentre eravamo a Miami, a novembre, Reid Ruben, il procuratore che ha strenuamente combattuto contro Chico, è andato in pensione. La mia speranza è che il nuovo procuratore possa avere un approccio diverso rispetto al caso».

Grazia per Chico Forti: la vuole chiedere il governo italiano

A questo punto la strada più ragionevole che si sta cercando di percorrere è quella diplomatica, con la richiesta di estradizione in Italia. Salme ricorda un precedente svedese: quello di Annika Östberg, arrestata in California per omicidio, condannata nel 1983 a una pena da 25 anni fino al carcere a vita. Dopo 27 anni in prigione, nel 2009, è stata estradata in Svezia (e nel 2011 liberata).

Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Riccardo Fraccaro ha dichiarato l’intenzione del governo italiano di chiedere la grazia per Forti al governatore della Florida. E il ministro degli Esteri, Luigi di Maio, ha risposto personalmente a una lettera inviatagli dall’imprenditore.

Per seguire il caso, su Facebook è attiva la pagina ufficiale Chico Forti free, dove si trovano anche informazioni sulla petizione che è possibile firmare sulla piattaforma change.org. «In Italia», conclude Salme, «la politica, i media e l’opinione pubblica si sono attivati, si stanno muovendo, i sostenitori di Chico sono tanti. Speriamo che, finalmente, la svolta sia vicina».

4 Commenti
  1. Daniele dice

    Chico Forti innocente al 100%.

  2. Claudio Giusti dice

    Ma voi siete disposti a credere a qualsiasi cosa vi proponga Chico Forti ???

  3. Kay dice

    E quindi? Scommesse non equivale a omicidio

  4. Claudio Giusti dice

    Lo sapete che Limone alcuni anni dopo la liberazione tornò davanti al giudice perché coinvolto in un racket di scommesse??

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