Violenza ostetrica: in Italia la denuncia 1 milione di donne

Circa 1 milione di donne in Italia racconta di aver subito dal 2003 a oggi una qualche forma fisica o psicologica di violenza durante il parto. E un recente rapporto Onu conferma che «la violenza ostetrica è una violazione dei diritti umani»

Donne abbandonate sole per ore nel reparto, pratiche mediche senza consenso informato, procedure coercitive non acconsentite, cesarei non necessari, atteggiamenti offensivi e denigratori. Sono solo alcune delle facce della violenza ostetrica, l’insieme delle violazioni fisiche e psicologiche che alcune donne subiscono durante il parto in tanti paesi del mondo, tra cui anche l’Italia.

Il rapporto Onu sulla violenza ostetrica

Il tema è dibattuto a livello internazionale: il 3 ottobre il Consiglio d’Europa ha adottato la prima risoluzione per contrastare la violenza ostetrica e ginecologica, invitando gli stati membri a prevedere meccanismi che permettano di effettuare denunce e provvedere all’assistenza alle donne vittime. Quest’anno anche l’Onu ha emanato il primo Rapporto sulla violenza ostetrica, che la inquadra come violazione dei diritti umani.

«La novità consiste nell’avere inquadrato la violenza ostetrica e i maltrattamenti durante il parto come violenza di genere che colpisce le donne in quanto donne», commenta l’avvocato Alessandra Battisti. «Trattamenti medici senza consenso e in assenza di indicazioni cliniche vengono qualificati come inumani e degradanti, e in taluni casi persino tortura».

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Violenza ostetrica in Italia: l’indagine Doxa-OVOItalia e la definizione dell’Oms

In Italia ancora non se ne parla molto, eppure anche nel nostro Paese le donne subiscono durante il parto diverse violazioni. I dati dell’indagine Doxa-OVOItalia dicono che dal 2003 sono circa 1 milione le donne in Italia – il 21% del totale – che affermano di aver subito una qualche forma di violenza psicologica o fisica.

Oltre la metà ha subito l’episiotomia (incisione chirurgica del perineo, per allargare l’apertura vaginale durante il parto) e il 61% dichiara di non aver dato il consenso informato per questa pratica.  L’Oms la definisce «dannosa, tranne in rari casi».

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violenza ostetrica oms
Indagine Doxa-OVOItalia sulla violenza ostetrica

Esperienze di violenza ostetrica: una testimonianza dalla Toscana

«Con la mia prima figlia ero arrivata al parto informata e preparata, per questo ho rifiutato diverse procedure che mi hanno proposto per velocizzare i miei tempi naturali», racconta Marta (il nome è di fantasia), 37 anni, che ha partorito in un ospedale pubblico della Toscana con certificazione Unicef “Amico del bambino”, che dovrebbe assicurare il rispetto di certi standard nella cura della mamma e del neonato.

«Ma il mio travaglio è stato più lungo del previsto e così alla fine mi hanno dovuto tenere ferma con la forza per farmi una serie di procedure a cui io non avevo assolutamente acconsentito: mi hanno dato due ceffoni in faccia per farmi stare ferma e in silenzio. Mi hanno tenuto le gambe divaricate e hanno spinto sulla pancia con il gomito, finché non ho sentito uno strappo: ho avuto una grave lacerazione della vulva, che ancora oggi mi porta ad avere perdite urinarie, c’è stato il prolasso degli organi interni e avevo l’intestino che mi usciva dalla vagina. Per anni al solo ricordo di quel giorno scoppiavo a piangere e cominciavo a tremare».

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Violenza ostetrica e ginecologica: denunciare senza legge

Ma denunciare non è semplice e chi lo fa è difficile che ottenga un risarcimento, anche perché in Italia manca una legge specifica sulla violenza ostetrica. «Dopo il parto ho interpellato due chirurghi diversi per avere un loro parere: mi hanno detto che ci sono evidenti danni per le procedure che mi hanno fatto, ma entrambi non sarebbero stati disposti a testimoniare in caso di denuncia», spiega Marta.

«Avevo paura di una nuova gravidanza, la mia seconda figlia è arrivata in modo inaspettato. Allora ho deciso di partorire in casa con due ostetriche private, in ospedale non ho voluto metterci piede: è andato tutto bene, non mi hanno messo neanche un punto».

Basta tacere: la campagna contro la violenza ostetrica

In Italia, nel 2016 OVOItalia ha dato vito alla campagna #bastatacere e oggi si occupa di raccogliere dati sul fenomeno della violenza ostetrica e di sensibilizzare le istituzioni e la società civile: «Le storie ahimè sono tante: si va dal rifiuto di ricezione nelle strutture, con donne che vengono rimbalzate da un ospedale all’altro, a persone che vengono abbandonate per ore nel reparto da sole, senza assistenza», spiega Elena Skoko, fondatrice di OVOItalia.

«Le conseguenze vanno dalle ripercussioni psicologiche, come depressione e ansia, alle lesioni permanenti degli organi genitali, fino ai danni al neonato».

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Foto tratta dalla pagina Facebook “Basta tacere: le madri hanno voce”

Associazione ostetrici e ginecologi: «Distorsione della realtà»

Secondo l’Associazione di ostetrici e ginecologi ospedalieri italiani, (Aogoi), però, la parola “violenza” accostata all’attributo “ostetrica” è scorretta e determina un grave effetto denigratorio per i professionisti del settore.

«I deplorevoli comportamenti ascrivibili al profilo professionale ostetrico, mai tenuti e mai provati, inducono nella mente del lettore una ingiusta e intollerabile distorsione della realtà sanitaria italiana e in particolare dell’assistenza ostetrica e al parto, conseguendo un risultato gravemente diffamatorio e lesivo della reputazione dei professionisti», scrive Aogoi in un comunicato.

Giovannini (Mangiagalli di Milano): «Emozioni azzerate»

Non tutti i professionisti la pensano allo stesso modo. Niccolò Giovannini, ginecologo ostetrico della clinica Mangiagalli di Milano, parla di un sistema sanitario in cui si è molto più concentrati sul curare la malattia invece che sul promuovere la salute della persona: «La struttura ospedaliera è stata aziendalizzata e oggi si cerca di ricevere più pazienti possibile, senza prendersi davvero cura di ciascuno. Questo porta a una deumanizzazione della pratica medica, logica ancora più dannosa quando si tratta di un momento unico come quello del parto, dove basta poco per inceppare meccanismi raffinati ma fragilissimi che la natura ha messo in campo».

«Gli operatori sanitari non rispettano i tempi naturali della donna e ragionano come in una fabbrica: di fronte a te non c’è più una persona ma una biomacchina, dove da A deve uscire B. Le emozioni sono completamente azzerate: questo atteggiamento, oltre a non essere rispettoso, non permette alla madre il rilascio delle endorfine e di tutta una serie di ormoni che favorirebbero l’espulsione del neonato. Siamo schiavi di una logica di catena di montaggio».

Parto cesareo: in Italia nasce così un bambino su tre

Se fino a cent’anni fa la maggior parte dei parti avveniva in casa senza precauzione medica, oggi si è passati all’estremo opposto, con donne che denunciano di aver ricevuto pratiche mediche eccessive e non richieste. Un esempio su tutti è il tasso di cesarei è molto elevato: in Europa ogni anno ci sarebbero almeno 160 mila cesarei non necessari.

Secondo i dati del ministero della Salute, nel 2015 in Italia il 34% dei bambini è nato con parto cesareo, mentre tra i paesi europei il tasso medio è inferiore al 25%. La percentuale sale in alcune regioni italiane, con un picco del 59% in Campania, seguita dal 44% in Puglia e 43% in Sicilia. Nelle cliniche private il tasso di cesarei è ancora maggiore: in alcune regioni sale fino al 90 per cento.

«Siamo passati da un parto senza antibiotici né anestetici, fatto senza presidi minimi come neanche lavarsi le mani, a un parto ipermedicalizzato e sovratecnologico», spiega Giovannini. «Sono due modelli diametralmente opposti: quello che ci serve sarebbe invece una sana via di mezzo, un approccio integrato, dove gli operatori sanitari rispettano la natura e usano la medicina solo quando sorgono complicazioni. La contrapposizione tra naturopatia e scienza è stupida. Gli eccessi naturistici possono diventare a loro volta pericolosi, così come lo è l’eccessiva medicalizzazione, che tra l’altro ha costi altissimi. Verrebbe da chiedersi: perché continuiamo su questa strada? La risposta è semplice: ci sono potenti lobby che difendono questo approccio, mentre nessuno finanzia la ricerca su metodi più naturali, che mettono insieme diverse discipline».

Storie di violenza ostetrica: qualcuno ha rischiato la vita

C’è anche chi ha rischiato la vita durante il parto a causa di manovre mediche ripetute e invasive. «Io ho partorito in una clinica privata di Roma: la mia gravidanza era andata benissimo, avevo sempre avuto tutti i parametri perfetti», racconta Silvia (il nome è di fantasia).

«Mi hanno portato in sala travaglio alle 9 di mattina, mi hanno attaccato alla macchina del monitoraggio e non mi hanno più detto niente fino alle 23. Ogni 50 minuti arrivava l’ostetrica per la visita interna: senza una parola metteva le mani dentro la vagina con la faccia scocciata, perché non mi dilatavo. Ho sanguinato tantissimo, ho consumato due pacchi di assorbenti post partum: ma io mi fidavo dei medici e così aspettavo, senza dire niente».

Invece di favorire il rilassamento, queste pratiche invasive hanno allungato ulteriormente i tempi del parto. «Il mio corpo è andato in tilt e il travaglio è diventato una tortura: mi hanno fatto due epidurali, mi hanno detto che la prima non aveva funzionato. Io avevo dolori pazzeschi, tremavo sempre di più e nessuno ci aiutava. Io e mio marito eravamo esausti. Alle 23 sono arrivata alle spinte finali, ma in quel momento si sono accorti che avevo la febbre a 39: improvvisamente la stanza si è riempita di persone, anestesista, ginecologa, ostetriche. Dopo poco mi hanno portato in sala operatoria: cesareo d’urgenza. Non ho avuto il tempo di reagire. Quando ho visto mia figlia per la prima volta non mi sono neanche commossa».

6 Commenti
  1. Iv giust dice

    Tutto questo deriva da una ideologia/cultura che non considera la donna come un essere pensante, autodeterminato e con il duritto6 di preservare la propria salute dopo un parto. Vi è ancora in atto, almeno in questa branca della medicina, una medicina paternalistica che non tiene in considerazione i diritti del paziente, in questo caso la donna (che non è un paziente) che dopo un parto ha il diritto di essere sana per crescere al meglio il proprio bimbo.

  2. Iv giust dice

    #violenzaostetrica #cesareo #lacerazioni #dpts Violenza ostetrica è anche negare un cesareo a chi ne ha diritto (cosa che le associazioni pro naturale a tutti i costi accettano difficilmente). Violenza è anche negare un cesareo intrapartum, indicato da motivi clinici, solo per centrare obiettivi di budget o per ideologia, senza dare alternative alla donna o trasformare un cesareo in parto operativo vaginale con ventosa e pacchetto completo causando danni irreparabili al pavimento pelvico e distruggendoti la vita lavorativa, familiare e sessuale.
    Tutto questo, in Italia, é iniziato nelle regioni che si vantano di essere di eccellenza e dove la lotta al primo cesareo è diventato un obiettivo da raggiungere a tutti i costi (i dati Cedap mostrano, infatti, negli anni che al calo dei cesarei vi è stato un pari aumento percentuale dei parti operativi (pacchetto completo, ossia ventosa…kristeller..episiotomia e ossitocina) spacciati per naturali e chiamandoli anche “naturali operativi”!!).Una contraddizione di termini che vuole nascondere la verità. Donne rese incontinenti a vita, che devono nascondersi, vergognarsi in silenzio, che soffrono di gravi DPTS dopo tali traumi e di cui nessuno vuole interessarsi. Lasciamo stare poi quando in questi luoghi monocolori pervasi da questa ideologia si cerca di avere giustizia …. alcuni periti sono in grado di scrivere l’inverosimile pur di difendere l’indifendibile. Se come descritto nel lavoro che cito di seguito è bastato richiedere una checklist per ridurre i traumi perineali delle donne…. ben venga una legge che cerchi di far rispettare la best practice oltre una buona condotta deontologica…….-“..Operative vacuum vaginal delivery: effect of compliance with recommended checklist
    Armando Pintucci, Sara Consonni, Laura Lambicchi, Patrizia Vergani, Maddalena Incerti, Francesca Bonati, Anna Locatelli. The Journal of Maternal-Fetal & Neonatal Medicine, 1-7, 2019.
    “…..Results: Introduction of a checklist for OVD resulted in an increase in the compliance with the rules (83.3 versus 62.8%, p < .001). Cases in which the rules were respected had lower incidence of third- and fourth-degree perineal lacerations after controlling for episiotomy, nulliparity, and indication for OVD (OR = 0.4, 95% CI 0.18–0.89),….."
    Conclusion: Knowledge and documented compliance with a checklist of recommended rules in OVD may assist in achieving a lower rate of severe perineal and anal sphincter injury…"

  3. iv giust dice

    Ora anche l’ONU. La battaglia contro il cesareo sposata dalle associazioni pro naturale costi quel che costi va avanti. …Si parla si di violenza ostetrica, ma in tutto ciò manca il numero di cesarei negati o fatti tardivamente alle donne che hanno causato danni al feto e/o alla mammma; i cesarei trasformati in parti operativi vaginali (con ventosa e pacchetto completo) che portano a danni inemendabili alle donne con incontinenza a vita x distruzione del pavimento pelvico, o a disturbi post traumatici da stress…. Ma di questo non si vuole parlare ma si parla solo di troppi cesarei senza rendersi conto che un cesareo negato ha gli stessi effetti, se non peggiori, visti i danni che si possono causare sulla donna, di un parto naturale negato..

    1. Alessia dice

      D’accordo. Parliamo anche di questo. Ma non associamo il problema dei troppi cesarei inutili a fantomatiche associazioni pro parto naturale costi quel che costi… sennò è l’ennesimo atteggiamento che sminuisce il dolore di tante di noi che, vi assicuro, abbiamo sofferto per dei traumi legati al cesareo che nulla avevano a che vedere col voler fare un parto naturale a tutti i costi. Io sosterrò sempre la professionalità di migliaia e migliaia di ostetriche, medici ecc… ma la violenza ostetrica esiste e dobbiamo avere il coraggio di tirarlo fuori, senza la paura di passare per pazze esagerate, e senza neanche screditare un mondo di professionisti che ogni giorno fa del proprio meglio. Ma, ripeto, la violenza ostetrica esiste e bisogna avere il coraggio di chiamarla per nome, proprio ed anche in nome di tutti quei professionisti che ogni giorno lavorano con passione, amore e umanità.

      1. Valentina dice

        Ciao Alessia, nessuno sminuisce il vostro dolore, ci mancherebbe, siamo tutte dalla stessa parte. Tuttavia le associazioni sulla violenza ostetrica non parlano MAI di cesarei negati o tardivi. Perchè non parlare anche di quel tipo di violenza (che spesso lascia danni anatomici e psicologici gravissimi), vista l’incidenza del fenomeno in aumento?

  4. iv giust dice

    Manca il numero di cesarei negati o fatti tardivamente alle donne che hanno causato danni al feto e/o alla mammma; i cesarei trasformati in parti operativi vaginali (con ventosa e pacchetto completo) che portano a danni inemendabili alle donne con incontinenza a vita x distruzione del pavimento pelvico, o a disturbi post traumatici da stress…. Ma di questo non si vuole parlare ma si parla solo di troppi cesarei senza rendersi conto che un cesareo negato ha gli stessi effetti, se non peggiori,visti i danni che si possono causare sulla donna, di un parto naturale negato..

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