In Difesa Di: da tre anni in rete per difendere i diritti umani

La rete "In Difesa Di - per i diritti umani e chi li difende" si è riunita a fine ottobre nella la sua prima assemblea nazionale, a distanza di tre anni dalla nascita. Un'organizzazione che mette insieme 40 realtà per la difesa e promozione dei diritti umani. Ecco il bilancio di questo primo triennio scritto dal portavoce nazionale, Francesco Martone

Sono passati tre anni da quando alcune associazioni e organizzazioni della società civile italiana iniziarono a ragionare sulla proposta – fatta da Un Ponte Per – di creare una rete nazionale in sostegno ai difensori dei diritti umaniche potesse mettere in contatto realtà anche diverse tra loro, come diverse sono le categorie di attivisti ed attiviste a rischio per il loro impegno a difesa dei diritti umani.

Così oggi la rete In Difesa Di conta oltre 40 realtà associate che la sostengono, da ong ad associazioni per i diritti civili ed umani, sindacali, pacifiste, di cooperazione e solidarietà, ambientaliste, per la liberà di stampa e lo stato di diritto, facoltà universitarie.

In Difesa Di: la piattaforma di lavoro

Dall’obiettivo iniziale si è arrivati ad una piattaforma ampia di lavoro sulla quale le associazioni hanno lavorato costantemente organizzando eventi, conferenze, iniziative istituzionali, accogliendo difensori e difensore e occupandosi di casi specifici, quali quello di Berta Caceres, Santiago Maldonado, Marielle Franco, per citarne alcuni.

L’atto fondativo della rete non a caso è stato la visita in Italia della figlia di Berta, Bertita. Berta è un riferimento imprescindibile, donna, indigena e difensora della terra.

Abbiamo poi partecipato ad audizioni parlamentari, organizzato un convegno internazionale con difensori dei diritti umani di ogni parte del mondo, accolto in visita accademica il relatore speciale Onu sui Difensori dei Diritti Umani, Michel Forst, e la relatrice per i diritti dei popoli indigeni, Vicky Tauli-Corpuz.

Difensori dei diritti: attività a livello locale e internazionale

In questi tre anni la rete ha lavorato anche a livello locale, con nodi e iniziative in varie città, ottenendo un importante risultato, quello di essere riusciti a creare la prima rete italiana di città per i difensori dei diritti umani. Padova e comuni limitrofi, Torino e Trento stanno attrezzandosi infatti per ricevere difensori a rischio per periodi di tempo determinati, qualora fosse necessario per assicurare la loro incolumità.

In parallelo, anche a seguito di un’importante mozione approvata in Parlamento e dell’organizzazione di un workshop internazionale sui difensori dei diritti umani alla Farnesina, il tema dei difensori dei diritti umani è diventato parte integrante della politica estera del paese.

Oggi, e per i prossimi due anni, l’Italia siede al Consiglio Onu sui Diritti Umani a Ginevra con l’impegno preso di sostenere i difensori dei diritti umani ed il lavoro del relatore speciale Onu. Un risultato importante sulla carta, che viene messo a disposizione di chi lavora con attivisti a rischio in Italia ed all’estero.

Imprese e diritti umani

La rete si era prefissa anche altri due obiettivi, quello di lavorare affinché le imprese italiane si impegnassero a proteggere i difensori dei diritti umani. Occasione per farlo fu la revisione di medio termine del Piano Nazionale di Azione su Imprese e Diritti Umani, nel corso della quale la rete ha formulato proposte e raccomandazioni fondate sul lavoro svolto sul tema a livello di Nazioni Unite e da parte delle organizzazioni della società civile.

Oggi il Pan contiene importanti riferimenti alla difesa dei difensori dei diritti umani che possono essere usati come base per lavoro di pressione e sensibilizzazione sul settore privato.

Cooperazione internazionale e difensori: inizia la seconda fase

Ultimo, ma non da meno, il ruolo della cooperazione internazionale nel sostenere i difensori dei diritti umani ed adottare linee guida per evitare che i progetti da essa finanziati possano contribuire a minacciare loro e le loro comunità.

Su questo punto la rete inizierà a lavorare nella seconda fase, che partirà il prossimo anno. Una fase nuova, quella dell’attuazione e dell’uso concreto degli strumenti che sono stati messi in campo, dalle relazioni con la diplomazia, alle città rifugio, ai contatti stretti con le istanze internazionali che si occupano di diritti umani e difensori dei diritti umani, dalle Nazioni Unite, all’Osce-Idhir al Consiglio d’Europa.

La dimensione nazionale

Nel corso degli anni, accanto al lavoro a sostegno di comunità e difensori all’estero (con enfasi particolare sulla Colombia, visto l’impegno di molte delle associazioni della rete in quel paese), la rete ha iniziato a occuparsi della dimensione nazionale, in particolare della criminalizzazione della solidarietà. Abbiamo tenuto contatti costanti con le istituzioni internazionali che si occupano di diritti umani, sostenuto il lavoro di ong e organizzazioni che salvano vite in mare e praticano solidarietà, denunciando alle Nazioni Unite a Ginevra i decreti sicurezza e l’operato dell’allora ministro degli Interni.

Più di recente la rete ha contribuito alla stesura del rapporto preparato da un’ampia coalizione di ong e organizzazioni italiane in occasione della Revisione Universale Periodica per l’Italia da parte del Consiglio Onu sui Diritti Umani. Tema centrale quello della criminalizzazione e dei decreti sicurezza, dei quali si chiede l’abolizione.

Prossima tappa: dimensione collettiva e lotta allo sfruttamento della terra

Ora In Difesa Di si appresta ad una nuova tappa, di rafforzamento sui territori, di coordinamento collettivo del lavoro e di attuazione di ciò che finora si è riusciti ad ottenere. Sempre con una serie di punti ben chiari. Il primo: chi difende i diritti umani non può solo essere protetto, va sostenuto e va fatto in modo che il difensore, uomo o donna o di qualsiasi genere sia, possa avere garantiti i propri diritti fondamentali.

La difesa dei diritti umani, inoltre, va considerata anche dal punto di vista collettivo come attività di comunità, movimenti e associazioni che vanno allo stesso modo tutelate e sostenute. Non sono eroi ai quali affidare le nostre aspettative, ma soggetti politici e sociali con i quali costruire ponti di collaborazione e lavoro comune.

E poi non sarà possibile affrontare il tema della difesa dei diritti umani se non si immagina allo stesso tempo di affrontarne le cause che sono alla radice. Anzitutto l’espansione delle attività di sfruttamento ed estrazione di risorse naturali, che secondo i dati forniti di recente da Global Witness rappresentano la causa prima di omicidi di difensori della terra e dell’ambiente.

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