Armi alla Turchia: l’Italia continua a fare affari con la vendita di armamenti

Nonostante gli annunci, l'Italia non fa sul serio per bloccare la vendita di armi alla Turchia: si pensa solo a dire stop alle armi italiane "future", mentre un embargo immediato non è ipotizzato né dal nostro paese, né a livello Ue. Con buona pace dei curdi, alle prese con l'offensiva di Erdogan. Ecco chi vende armamenti alla Turchia e quanto vale questo business

Lo scorso 16 ottobre, il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio ha firmato l’atto interno alla Farnesina per bloccare le «vendite future di armi alla Turchia» e per «avviare un’istruttoria sui contratti in essere».

La misura decisa dal governo italiano, però, non corrisponde alla nota ufficiale emessa nei giorni precedenti: la presidenza del Consiglio aveva comunicato di voler promuovere una moratoria (cioè la sospensione) delle forniture di armi alla Turchia anche in sede europea.

Stop armi alla Turchia: la richiesta di Rete italiana per il Disarmo

Per questo, la Rete italiana per il Disarmo – che fin dall’inizio dell’offensiva turca contro le popolazioni curde nel nord-est della Siria aveva sollecitato il nostro governo a «sospendere con effetto immediato tutte le forniture di armamenti e sistemi militari al Governo di Ankara», ha chiesto che tutti i contratti e le forniture siano bloccati fino al completamento dell’istruttoria.

«Una decisione di blocco totale e immediato, senza quindi dover mettere in campo istruttorie e verifiche sul passato, si sarebbe già potuta e dovuta prendere nel rispetto del dettato Costituzionale (art. 11), della legge 185/1990 che regolamenta le esportazioni di armamenti e delle norme internazionali (Posizione Comune UE e Trattato sul commercio di armi) sottoscritte dall’Italia», esplicita la nota di Rete Disarmo.

Armi alla Turchia: la posizione dell’Italia in ambito Ue

Anche in sede europea, l’Italia – nonostante gli annunci – ha proposto misure alquanto deboli nei confronti della Turchia. La richiesta presentata dal nostro paese al consiglio degli Affari esteri dell’Ue non è stata, infatti, una «moratoria» delle forniture in corso, bensì, come ha dichiarato il ministro degli Esteri, Luigi di Maio, solamente di «bloccare nel futuro l’export per gli armamenti verso la Turchia».

Una posizione  molto più blanda rispetto a quella di diversi paesi dell’Unione  – come Svezia, Finlandia e Paesi Bassi – ma sostanzialmente simile a quelle annunciate da Germania e Francia.

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Luigi di Maio – Foto: Roberto Baglivo (via Flickr)

Basta armi alla Turchia: l’Europa non vara l’embargo

Il consiglio degli Affari esteri dell’Ue del 14 ottobre scorso, pur rammentando «la decisione presa da alcuni Stati membri di bloccare immediatamente il rilascio delle licenze di esportazione di armi alla Turchia», ha deciso  di impegnare gli Stati membri solamente «in ferme posizioni nazionali in merito alla politica di esportazione di armi alla Turchia».

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Una scelta che – come si evince dalle dichiarazioni dell’Alto rappresentante per gli Affari esteri, Federica Mogherini – è stata giustificata dalla necessità di consentire «l’assunzione di decisioni immediate che possono essere prese a livello nazionale e coordinate a livello  europeo».

È evidente la volontà del Consiglio non solo di evitare di decretare un embargo di armi verso un paese della Nato come la Turchia, ma anche di non compromettere, con una sospensione formale di tutte le licenze in essere, gli affari con Ankara e le forniture di sistemi militari in corso.

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Federica Mogherini – Foto: EU2017EE Estonian Presidency (via Wikimedia Commons)

Chi vende armi alla Turchia: le esportazioni europee

I paesi dell’Unione europea sono, infatti, nel loro insieme, i maggiori fornitori di armamenti alla Turchia dopo gli Stati Uniti. Secondo i dati dello Stockholm International Peace Research Institute (Sipri), nell’ultimo decennio i paesi europei hanno esportato sistemi militari ad Ankara per quasi 2,3 miliardi di dollari, una cifra inferiore solo agli Stati Uniti (3,8 miliardi).

Nell’ultimo decennio l’Italia, con 736 milioni di dollari, risulta il terzo fornitore di armamenti per Ankara, preceduta da Stati Uniti e Corea del Sud, che però ha esportato armamenti soprattutto nel quinquennio 2009-2013.

Non va dimenticata inoltre la recente fornitura da parte della Russia di sistemi missilistici antiaerei S-400, un contratto del valore di oltre 2 miliardi di dollari che ha sollevato le proteste degli Stati Uniti.

Armi italiane alla Turchia: ecco chi fornisce Ankara

La maggiore commessa di sistemi militari italiani alla Turchia ha riguardato la licenza nel 2007 rilasciata dalla Agusta-Westland per la produzione ad Ankara di 51 elicotteri da combattimento AW129, tipo Mangusta, denominati T129 Atak: una commessa da quasi 1,2 miliardi di euro, con l’opzione per la produzione di altri 32 elicotteri.

A seguito delle operazioni militare della Turchia nel 2007 per colpire le popolazioni curde in Iraq, la Rete italiana per il Disarmo con un comunicato chiese al governo italiano di «valutare le opportune azioni per porre termine ad ogni tipo di forniture militari alla Turchia».

Nel comunicato, Rete Disarmo riportava un’ampia serie di sistemi militari esportati o da prodursi in Turchia in quegli anni, tra cui la fornitura da parte di Alenia Aeronautica di dieci aerei militari ATR 72 ASW del valore complessivo di 219 milioni di dollari (pari a circa 180 milioni di euro), l’esportazione di 16 cannoni navali compatti della Oto Melara per i pattugliatori turchi per un valore di oltre 52 milioni di euro e gli ordinativi per cinque elicotteri Agusta AB412 modificati militari del valore di 45,6 milioni euro.

Negli anni successivi, l’Italia ha autorizzato nel 2009 a Telespazio (primo contraente) e a Thales Alenia Space la produzione per il ministero della Difesa turco del satellite di osservazione terrestre Göktürk-1, una commessa del valore di circa 262 milioni di euro: il satellite è stato lanciato nel dicembre 2016 dallo spazioporto europeo di Korou nella Guyana francese.

Nel 2010 si sono aggiudicati contratti anche Simmel Difesa, per fornire al ministero della Difesa turco 10.500 bombe da mortaio cal. 60mm. illuminante per un valore di oltre 3, 3 milioni di euro. E Rheinmetall Italia, per fornire 16 mitragliere C/A da 25mm. tipo KBA da 3 milioni di euro.

Affari militari con Erdogan

Nell’ultimo quadriennio, cioè da quando Recep Tayyip Erdoğan è stato eletto presidente della Repubblica di Turchia (agosto 2014), l’Italia ha autorizzato esportazioni di armamenti ad Ankara per un valore complessivo di oltre 890 milioni di euro e ha effettuato consegne per quasi 464 milioni di euro.

In particolare, secondo i dati della Relazione governativa, nel 2018 sono state concesse 70 licenze di esportazione definitiva, per un valore di oltre 360 milioni di euro, che fanno della Turchia il primo acquirente di sistemi militari italiani tra i paesi dell’Ue e della Nato.

Tra i materiali di cui è stata autorizzata l’esportazione figurano armi o sistemi d’arma di calibro superiore ai 19.7mm, munizioni, bombe, siluri, razzi, missili, oltre a strumenti per la direzione del tiro, aeromobili e software.

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Fonte: Rete italiana per il disarmo

Le aziende italiane in Turchia

La principale azienda militare italiana a controllo statale, Leonardo (ex Finmeccanica), è da anni presente in Turchia non solo con i suoi uffici di rappresentanza, ma anche con le sue filiali tra cui “Leonardo Turkey Havacılık, Savunma ve Güvenlik Sistemleri” (Leonardo Turchia Aviation, Defence and Security Systems Inc.) e la “Selex ES Elektronik Turkey”, una consociata interamente controllata di Selex ES nel campo dell’elettronica globale e delle tecnologie dell’informazione. Per Leonardo «la Turchia rappresenta – già dai tempi di Finmeccanica – non solo un semplice mercato potenziale, ma soprattutto un partner industriale».

Leonardo è inoltre in gara in Turchia col suo aereo multi-missione C-27J Spartan e con l’elicottero multiruolo medio-pesante AW101, un mezzo in grado di essere impiegato in una vasta gamma di operazioni, sia terrestri sia marittime.

Non va inoltre dimenticato che l’azienda Beretta dal 2002 ha acquisito la Stoeger di Istanbul, costruendo una nuova fabbrica, e dal 2005 produce su licenza del ministero della Difesa turco non solo per il mercato interno ma, come si legge sul sito, esportando le proprie armi, di tipo comune, per forze di sicurezza e la difesa in 40 Paesi.

Vendita di armi alla Turchia: l’Italia continua il business

L’Italia sta continuando a fornire armi e munizioni di tipo militare alla Turchia. Nei primi sei mesi del 2019, secondo i dati forniti dal commercio estero dell’Istat, l’Italia ha esportato una cifra record di oltre 46 milioni di euro di armi e munizioni di tipo militare ad Ankara. Per la gran parte (oltre 39 milioni di euro) si tratta di armi e munizionamento militare prodotti nella provincia di Roma, ma figurano anche quasi 5 milioni di euro dalla provincia di Brescia, soprattutto per componenti di armi come canne e caricatori (3,7 milioni di euro) che possono essere sia di tipo comune sia militare.

Nel mese di luglio (ultimo disponibile), sono state esportate in Turchia armi e munizionamento, anche queste di tipo prevalentemente militare, per un valore di quasi 17,8 milioni di euro.

Non solo. Come ha rivelato una recente inchiesta di Repubblica, proprio in questi giorni l’azienda Rheinmetall di Roma sta per spedire ad Ankara un mitragliere da 25 mm. tipo KBA completo di accessori che è parte di un lotto di 12 mitragliere autorizzato nel 2016, di cui finora ne sono stati inviati solo otto. Altri tre sarebbero pronti ad essere imbarcati.

Secondo le agenzie, l’atto interno alla Farnesina firmato dal ministro Di Maio – che non è stato reso pubblico – non prevede di sospendere queste forniture. Le nuove armi made in Italy potranno perciò essere utilizzate dai militari di Erdoğan contro le popolazioni curde. Spedizioni che vanno subito fermate. Siamo ancora in tempo.

PS. Ieri, domenica 27 novembre, è morto p. Eugenio Melandri. Un protagonista dell’impegno per la pace, il disarmo, il controllo degli armamenti (ne ho parlato nel mio primo articolo per questo blog). Ma soprattutto un amico, un compagno di strada. Grazie p. Eugenio!

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