Biafra: gli Igbo continuano a sognare uno stato indipendente dalla Nigeria

In Italia arrivano molti migranti dal sudest della Nigeria che chiedono protezione internazionale: ecco cosa sta accadendo nel Paese africano e la storia del movimento indipendentista del Biafra, da cui tutto è cominciato

di Marta Filardi

In Italia sono molte le richieste di protezione internazionale presentate da migranti attivisti del movimento separatista nigeriano di etnia Igbo. Arrivano dall’area sud-orientale della Nigeria e, in molti casi, subiscono discriminazione e persecuzione da parte del governo federale. Sullo sfondo, l’aspirazione ancora viva alla costituzione di uno stato indipendente del Biafra.

Guerra del Biafra: storia della lotta per l’indipendenza

Tra la popolazione Igbo della Nigeria sudorientale, l’aspirazione a uno stato indipendente risale al periodo immediatamente successivo al colonialismo britannico. Subito dopo la proclamazione dell’indipendenza, gli Stati del sud-est – principalmente popolati dall’etnia Igbo – vissero un periodo di tensione, che sfociò in un colpo di stato, nel 1966, ad opera di ufficiali Igbo dell’esercito.

Successivamente seguirono rappresaglie nei confronti degli Igbo da parte del governo nigeriano. Sei mesi dopo, un nuovo colpo di stato portò al potere Yakubu Gowon, un generale del Nord. Nel 1967 gli Igbo, guidati da Ojukwu, dichiararono l’indipendenza del sud-est della Nigeria (denominata Repubblica del Biafra), determinando l’inizio di una guerra che durò fino al 1970 quando gli Igbo, decimati dall’esercito federale e dalla malnutrizione, si arresero.

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Foto: Sigfrid Lundberg (via Flickr)

Nigeria: ancora oggi tensioni tra nord e sud del Paese

Dopo la guerra del Biafra, gli Igbo vennero esclusi da ruoli governativi e militari di rilievo.

Varie ricerche riportano che un profondo sentimento separatista persiste ancora oggi nella zona sud-orientale della Nigeria.

Permangono, inoltre, tensioni tra gli stati del nord (a maggioranza Ausa e Fulani) e quelli del sud (prevalentemente di etnie Igbo, Yoruba e Ijaw) e l’andamento delle ultime due tornate elettorali (2015 e 2019) lo ha confermato.

Presidenziali in Nigeria: la sfida tra Buhari e Jonathan

Nel 2015, i principali candidati erano il generale Muhammadu Buhari (attuale presidente, al secondo mandato), proveniente dal nord e di etnia Fulani, e Goodluck Jonathan, proveniente dal sud di etnia Ijaw. Durante il periodo di campagna elettorale, i sostenitori di Jonathan sono stati minacciati e perseguitati negli Stati del nord, nonché considerati traditori. Nell’area sud-orientale del Paese, invece, i separatisti del sud-est hanno invitato la popolazione locale all’astensione elettorale, ed effettivamente in quella zona l’affluenza è stata solo del 10 per cento.

Buhari alla fine è risultato vincitore delle elezioni del 2015 con il 54% dei voti e questo ha confermato la divisione tra Nord e Sud.

Ad aggravare la situazione sono state le dichiarazioni di Buhari, che si è detto non disposto a trattare allo stesso modo gli stati dai quali aveva ricevuto il 97% dei voti e quelli che gli avevano dato il 5 per cento.

Per quanto riguardano invece le elezioni di quest’anno, diversi giornali hanno parlato di episodi di intimidazione contro gli elettori e del tentativo di rubare delle urne, negli stati meridionali di Rivers, Lagos e Anambra.

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Gruppi separatisti tra la popolazione del Biafra

In questo clima sono nati e si sono consolidati gruppi separatisti, tra cui i principali sono il Massob (Movement for the Actualization of the Sovereign State of Biafra, fondato nel 1999) e l’Ipob (Indigenous people of Biafra, 2012).

Esistono poi diversi altri gruppi pro-Biafra nella zona, ma per motivi di divergenze politiche interne non esiste ancora un fronte unito. Massob e Ipob dichiarano di seguire congiuntamente una politica non violenta, che avrebbe come obiettivo quello di indire un referendum sull’indipendenza del Biafra. Con questo scopo questi gruppi organizzano proteste e manifestazioni. Il governo federale accusa i due gruppi di essere violenti e ha dichiarato l’Ipob organizzazione terroristica.

Massob, popolazione Igbo e Biafra: il movimento separatista

Il Massob è nato alla fine del 1999, quando Uwazuruike fondò un nuovo movimento a favore del Biafra indipendente. Diverse ricerche sostengono che le motivazioni separatiste del Massob affondassero in un desiderio di indipendenza tra il popolo Igbo, che si sentiva storicamente marginalizzato dalla formazione dello stato nigeriano post-coloniale.

Il Massob era molto attivo nei primi anni Duemila: organizzando raduni e proteste, issando bandiere del Biafra, utilizzando una propria valuta e documenti di riconoscimento biafrani nel territorio del Biafra. Il gruppo si definisce non violento e pacifico.

Tuttavia, i suoi membri si sono scontrati spesso con la polizia e molti di essi sono stati uccisi negli scontri. Il leader Uwazuruike è stato incarcerato nel 2005 con l’accusa di tradimento per poi essere rilasciato due anni dopo.

Recentemente il Massob si è diviso in varie fazioni (tra cui, nel 2012, l’Ipob).

Nel corso degli anni la polizia si è scontrata duramente con i membri del Massob, arrestandone e uccidendone molti. Inoltre, usare la bandiera o la valuta del Biafra è un crimine e rischia un’accausa per sedizione o tradimento (reato punibile con la pena di morte).

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Foto: Pixabay

Ipob, storia del movimento dei popoli indigeni del Biafra

L’Ipob, fondato da Nwannekaenyi Kanu nel 2014, è una derivazione del Massob. Kanu, è anche il direttore di radio Biafra, con sede a Londra.

Kanu guida il movimento, insieme al suo vice Uche Mefor. L’organizzazione interna del gruppo politico è formata da vari coordinatori che gestiscono le strutture statali. L’Ipob ha costituito anche un servizio di sicurezza e un governo consuetudinario del Popolo indigeno del Biafra.

Le attività dell’Ipob comprendono distribuzione di volantini, sensibilizzazione della popolazione, incontri, marce e raduni. Anche l’Ipob si dichiara un’organizzazione non violenta, affermazione contestata dal governo.

A questo proposito Lifos, dell’Agenzia svedese per la migrazione, riporta che l’Ipob ha fatto occasionalmente ricorso alla retorica violenta. Vi sono stati scontri tra le forze di sicurezza e gli attivisti, alcuni dei quali con vittime da entrambe le parti. Tuttavia, sembra che il movimento tenga il più delle volte un approccio non violento, che ha come obiettivo la secessione mediante referendum.

Con Buhari riesplode la lotta per un Biafra indipendente

L’Ipob ha acquisito maggiore importanza dopo l’elezione di Buhari nel 2015. Il presidente è stato accusato di favorire le popolazioni del nord e l’Ipob ha sfruttato i crescenti sentimenti anti-Buhari e pro-nazionalismo Igbo per «riattivare le pretese secessionistiche».

Kanu, il principale leader dell’Ipob, è stato arrestato nell’ottobre 2015. Il 28 aprile 2017 è stato rilasciato su cauzione, ma è sparito nel settembre 2017, dopo un’irruzione nella sua casa ad opera dell’esercito nigeriano. Nell’ottobre del 2018 si è diffusa sui social media una foto di Kanu intento a pregare presso il Muro del Pianto a Gerusalemme. Nello stesso mese, ha rilasciato a Radio Biafra un’intervista annunciando il suo intento di ritornare in Nigeria e continuare la lotta per l’indipendenza del Biafra.

Il governo della Nigeria e i movimenti separatisti oggi

Il governo federale ha risposto molto duramente alle spinte separatiste. Nel 2015 il presidente Buhari ha dichiarato che «la Nigera è indivisibile», e il capo di stato maggiore dell’esercito Tukur Buratai si è impegnato a «disintegrare» qualsiasi minaccia all’unità nazionale.  In questo contesto sono avvenuti arresti arbitrari, esecuzioni extragiudiziali, aggressioni e minacce.

Un rapporto di Amnesty International ha messo in luce che inizialmente i raduni dell’Ipob erano consentiti dalle autorità ma che, da settembre 2015 in poi, l’Ipob è stata dichiarata una «minaccia alla sicurezza della Nigeria», anche se le proteste erano prevalentemente non violente. Dall’arresto di Kanu nell’ottobre 2015 fino al novembre 2016 il Dipartimento dei servizi di Stato ha arrestato almeno otto leader dell’Ipob.

Secondo le autorità federali nigeriane l’attivismo dell’Ipob rappresenta una minaccia alla sicurezza nazionale. Dal settembre 2017 tutte le sue attività sono considerate illegali.

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Protesta pro Biafra a Trafalgar Square, Londra – Foto: David Holt (via Flickr)

Diritti umani violati dalle autorità dello Stato

Varie fonti nigeriane hanno segnalato sette gravi incidenti tra l’agosto 2015 e l’agosto 2016, in cui le forze di sicurezza hanno ucciso almeno 150 membri e sostenitori dell’Ipob e del Massob, e ne hanno feriti centinaia durante incontri, marce e altri raduni non violenti. Inoltre, vi sarebbero stati oltre cento arresti.

Gli scontri si sono verificati principalmente negli stati di Anambra, Abia  e Delta. Nel 2017 il numero maggiore di vittime causate da violenza politica è stato registrato nello stato di Abia, il quartier generale dell’Ipob.

Uno studio di Lifos riporta che tra il 2015 e il 2017 vi siano state 200 vittime, perlopiù civili, tra membri e sostenitori dell’Ipob. Le forze di sicurezza avrebbero commesso gravi violazioni dei diritti umani in un clima di impunità.

Gli scontro più violenti sono avvenuti nella Nigeria sudorientale il 30 maggio 2016, in occasione della giornata della memoria del Biafra. Le stime delle persone uccise variano da un minimo 20 (International Crisis Group) a 60 (Amnesty International). Il governo federale contesta questi numeri e sostiene che cinque membri dell’Ipob sono stati uccisi. Il 30 maggio 2017 la 50esima giornata del Biafra è stata commemorata con estesi scioperi nella Nigeria sudorientale, senza scontri violenti.

Esercito e minacce contro gli Igbo: ancora tensioni con gli Hausa-Fulani

Tra il 15 settembre e il 15 ottobre 2017 l’esercito nigeriano ha lanciato un’esercitazione militare chiamata Python Dance II nella Nigeria sudorientale per contrastare «proteste violente e rapimenti». L’operazione Python Dance III è stata annunciata nel febbraio 2018.

Nel settembre 2017 l’esercito si è scontrato nello stato di Abia con sostenitori del movimento Ipob. Numerosi manifestanti sarebbero rimasti feriti e almeno un poliziotto è morto. Secondo Amnesty almeno 10 membri dell’Ipob sono stati uccisi e altri 12 feriti dai soldati.

Nel giugno 2017 l’Arewa Youth Consultative Forum, una coalizione di giovani leader nella Nigeria del Nord, ha lanciato un ultimatum agli Igbo, sollecitandoli a lasciare la Nigeria del nord entro il 1° ottobre 2017 per non dover affrontare «attacchi fisici». Il gruppo ha affermato che l’atto era una risposta alle «rinnovate proteste secessioniste per uno Stato del Biafra indipendente» dell’Ipob. Dopo le condanne mosse dal governo, dai leader religiosi e dagli organismi dell’Onu, l’ultimatum è stato revocato. Ma le tensioni tra Igbo e Hausa-Fulani restano.

Le preoccupazioni della Commissione nazionale nigeriana per i diritti umani

L’esercito nigeriano ha indagato sugli incidenti violenti del 2015 e del 2016 nell’ambito delle attività di una più ampia commissione d’inchiesta. Tuttavia, secondo il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, a novembre 2017 il governo non aveva svolto indagini adeguate.

La Commissione nazionale nigeriana per i diritti umani (Nhrc), in un comunicato del settembre 2017, ha espresso forti preoccupazioni per la presunta invasione di parti delle zone geopolitiche del sud-est e del sud ad opera dell’esercito nigeriano e ha esortato al rispetto delle regole di ingaggio. La Nhrc collaborerà con le autorità alle indagini.

La situazione resta tuttavia estremamente precaria e i militanti del progetto separatista sono diventati soggetti vulnerabili a rischio di persecuzione e trattamenti inumani e degradanti.

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