Grecia: emergenza minori nei centri d’accoglienza per migranti

Sono 1.100 i minorenni migranti e rifugiati non accompagnati che vivono nei centri d'accoglienza e identificazione delle isole greche. Il numero più alto registrato nel paese dall'inizio del 2016. Lo denuncia l'Unicef, che lancia un appello a tutti i paesi europei

1100. È il numero dei bambini non accompagnati e separati, rifugiati e migranti, che vivono nei sovraffollati centri di accoglienza e identificazione in Grecia. Secondo l’Unicef – che lancia così il suo appello agli stati membri dell’Unione europea – si tratta del numero più altro dall’inizio del 2016.

«Non ho potuto studiare perché non c’era sicurezza, la situazione mi ha costretto a lasciare il paese. Penso che giorno dopo giorno abbiano perso la testa. Per questo motivo, a volte si tagliano le mani. Non voglio essere così».

Sono le parole di un sedicenne afghano, che parla degli altri ragazzi che vivono nella stessa struttura che lo ospita. È uno dei ragazzi della sezione B, un’area che accoglie – offrendogli protezione specializzata – i bambini non accompagnati nel centro di accoglienza e identificazione di Moria, sull’isola greca di Lesbo.

L’Unicef incontra i giovani migranti sull’isola di Lesbo

L’Unicef ha diffuso un cortometraggio che testimonia proprio la vita dei ragazzi che vivono nella sezione B del centro di accoglienza e identificazione di Moria, dove sono presenti più di 8.700 persone, a fronte di una capacità di accoglienza pari a 3 mila persone.

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La sezione B è un’area che accoglie i minori non accompagnati, offrendogli protezione specializzata; qui c’è spazio per 160 bambini non accompagnati, ma attualmente ne sono presenti 520.

Nelle immagini del cortometraggio i bambini protagonisti raccontano da cosa sono fuggiti e i relativi orrori, il viaggio che li ha portati lontani, ma anche le condizioni in cui vivono ora, nel centro di accoglienza. Al loro fianco gli operatori del centro di accoglienza, anch’essi esausti e sopraffatti.

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«I servizi sono sovraccarichi – dicono dall’Unicef – e i bambini rimangono a rischio di violenza e abusi, con un accesso limitato alla scuola, all’assistenza sanitaria e al supporto psicosociale. I bambini rimangono spesso nella sezione B per un periodo superiore al massimo di 25 giorni previsto dalla legge greca, perché in Grecia sulla terra ferma tutte le sistemazioni adeguate sono già al completo».

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Centro d’accoglienza di Moria, isola di Lesbo, Grecia – Foto: UNICEF/UNI197532/Gilbertson VII Photo

«La Grecia non può sostenere da sola bambini rifugiati e migranti»

«Lo scorso fine settimana un bambino ha perso la vita e altri due sono rimasti feriti in un violento incidente nel centro di accoglienza e identificazione di Moria. Quest’ultima tragedia ricorda con forza che la situazione nei centri di accoglienza in Grecia è a un punto di rottura».

Con queste parole Afshan Khan, direttore regionale dell’Unicef per l’Europa e l’Asia centrale e coordinatrice speciale per la risposta dei rifugiati e dei migranti in Europa, lancia il suo appello alle autorità greche,«affinché trasferiscano i bambini in una sistemazione adeguata sulla terraferma, ma la Grecia non può sostenere da sola i bambini rifugiati e migranti. È vitale che i governi europei aumentino gli impegni per ricollocare i bambini rifugiati e migranti non accompagnati e separati, e accelerino i ricongiungimenti familiari per coloro che già hanno parenti in Europa».

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Il centro d’accoglienza per migranti e rifugiati di Moria, sull’isola di Lesbo (Grecia), in cui è ambientato il video dell’Unicef “Vita nel limbo”

Rifugiati e migranti in Grecia nel 2019

Attualmente ci sono più di 32 mila bambini rifugiati e migranti in Grecia, di cui più di 4 mila non accompagnati e separati. Dati imponenti, che richiamano la responsabilità di tutti i paesi europei secondo l’Unicef, che negli ultimi tre anni ha sostenuto più di 60 mila bambinirifugiati e migranti e le loro famiglie in Grecia e che – collaborando anche con il ministero della Salute – fornisce circa 85 mila vaccini per proteggere i bambini rifugiati e migranti dalle malattie prevenibili.

«Questo lavoro – afferma il fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia – include la garanzia che i bambini abbiano accesso a servizi vitali di protezione dell’infanzia, compresi il sostegno psicosociale, l’assistenza sanitaria e l’istruzione».

Migranti e minori non accompagnati nelle isole greche: l’appello di Unicef

Secondo l’Unicef, la responsabilità verso le condizioni in cui vivono i minori non accompagnati deve essere ad ampio raggio. Una volta che i bambini entrano in Europa, l’organizzazione ritiene che i governi dell’Ue dovrebbero lavorare insieme per garantire che tutti i bambini rifugiati e migranti, accompagnati o meno, abbiano accesso ad una sistemazione sicura e adeguata, eliminando la detenzione come opzione.

«I bambini hanno bisogno di un accesso immediato ai servizi essenziali – dicono dall’Unicef – e in tutte le fasi del loro viaggio. Vanno garantiti allo stesso tempo rotte e percorsi legali sicuri. Alloggi specializzati, accoglienza, affidamento, tutela e altre misure sono necessarie per garantire che ogni bambino non accompagnato o separato realizzi il suo diritto di crescere in un ambiente adeguato».

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Il centro di accoglienza di Moria, in cui è ambientato il video dell’Unicef “Vita nel limbo”

Tra le azioni che i Governi europei e le istituzioni dell’Ue dovrebbero intraprendere per proteggere i diritti dei bambini rifugiati e migranti, dunque, si pensa al ricongiungimento familiare per i bambini che hanno parenti che già vivono nel resto d’Europa e – più in generale – all’impegno per ricollocare i bambini non accompagnati e separati, in particolare quelli che si trovano in Grecia, Italia e Spagna. Senza dimenticare di aumentare i fondi per sostenere e rafforzare gli impegni di risposta dei paesi europei che accolgono il maggior numero di rifugiati e migranti.

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