Cooperazione internazionale: l’Europa accende i riflettori contro le disuguaglianze

Gli European Development Days, il prestigioso forum sulla cooperazione internazionale e allo sviluppo, quest'anno punta sulla lotta alle disuguaglianze. La tredicesima edizione si terrà Il 18 e 19 giugno a Bruxelles. Osservatorio Diritti è tra i media partner dell'evento

“Affrontare le disuguaglianze: costruire un mondo che non lasci indietro nessuno”. È questo il tema dell’edizione 2019 degli European Development Days (Edd), il prestigioso forum sulla cooperazione internazionale in programma a Bruxelles il 18 e il 19 giugno, di cui Osservatorio Diritti è media partner.

L’evento, organizzato annualmente dalla Commissione europea, vedrà riuniti capi di Stato o di governo, alte cariche delle istituzioni europee, rappresentanti delle ong, difensori dei diritti umani e quindici Young Leaders, giovani provenienti da varie parte del mondo, pronti a offrire il proprio contributo. Tra loro ci sarà anche Yasmine Ouirhrane, la 23enne italo-marocchina, studentessa in relazioni internazionali a Sciences Po Bordeaux, che quest’anno ha vinto il premio di Giovane europea dell’anno.

Cooperazione internazionale e sviluppo: definizione delle disuguaglianze

I dibattiti ruoteranno intorno a tre domande:

1. Perché occuparsi della disuguaglianza è importante per il perseguimento dello sviluppo sostenibile?

2. Quali sono le cause strutturali delle disuguaglianze?

3. Come si può lavorare meglio e insieme, attraverso politiche più efficaci, per affrontare le disuguaglianze?

All’interno di ciascuno di questi macro contenitori saranno proposti approfondimenti su questioni più specifiche. Si parlerà di disuguaglianza di genere, di opportunità, di salute e di educazione (leggi l’ultimo rapporto Oxfam sulla disuguglianza nel mondo). Di mobilità, di inclusione finanziaria ma anche digitale. Di come l’uguaglianza dipenda dalle politiche pubbliche e da una corretta tassazione. Infine, si cercherà di focalizzare l’attenzione sulle priorità e sugli strumenti utili per ridurre le disuguaglianze nei paesi più poveri o in via di sviluppo.

Storie dal mondo, la dimensione globale dello sviluppo

«Nel nostro villaggio, le nostre figlie dovevano per forza sposarsi tra gli 11 e i 13 anni. Se a 15 anni non ti eri ancora accasata, i tuoi genitori avrebbere fatto fatica a trovare un uomo disposto a prenderti come moglie».

Sono le parole di Abdur Rahman, un’anziana del villaggio di Maittha nel distretto di Barguna. Grazie alla lotta intrapresa dalla giovane Sazeda Akhter, questa pratica che viola i diritti umani è stata tamponata. La studentessa, da sola, ha impedito 107 matrimoni precoci.

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La giovane Sazeda Akhter

Le ore di volo che separano l’Europa dal Bangladesh sono circa 13, un abisso. Questa storia così “lontana” sembrerebbe non interessare i cittadini europei. Invece, così non è. Riguarda tutti, come ricorda il messaggio lanciato dalla campagna di comunicazione collegata agli Edd 2019, Think Twice (Pensaci due volte).

Il senso degli European development days 2019

L’impegno che l’Unione europea si è assunta nel promuovere l’uguaglianza e la redistribuzione della ricchezza parte da una considerazione: alti livelli di disuguaglianza influenzano negativamente tutte le dimensioni dello sviluppo sostenibile, compresa la crescita economica e le prospettive di riduzione della povertà. Ecco perché la Commissione ha scelto come tema degli European development days 2019 le disuguaglianze. A dettare le linee guida delle politiche europee in materia è l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, il documento adottato dai 193 Capi di Stato dei Paesi membri nel 2015 a Parigi, che fissa gli impegni di sviluppo sostenibile da raggiungere entro il 2030.

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Cooperazione internazionale allo sviluppo: la scommessa dell’Europa

Come evidenziato dall’Ocse, nel 2018 l’Europa, con una cifra pari a 74,4 miliardi di euro, si è confermata il maggior donatore mondiale in materia di aiuti allo sviluppo.

Il motivo di questi Stati Generali va ricercato quindi nel peso che l’Unione europea attribuisce alla cooperazione internazionale, considerandola uno dei principali assi della propria azione esterna. Anche per questo, a giugno 2018 la Commissione ha proposto per il settennio 2021-2027 un nuovo Strumento di vicinato, sviluppo e cooperazione internazionale (Neighbourhood, Development and International Cooperation Instrument, Ndici), che raggruppa i vecchi strumenti della cooperazione internazionale, tra cui il Fondo europeo di sviluppo (Fes).

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La dotazione prevista è pari a 89,2 miliardi di euro, l’11% in più rispetto ai fondi dell’attuale Quadro finanziario pluriennale. A questa cifra il Parlamento europeo ha chiesto di aggiungere altri quattro miliardi, arrivando oltre quota 93.

Lo ha fatto a marzo, durante la ridiscussione del nuovo Strumento. In quell’occasione gli europarlamentari hanno ribadito che i principali obiettivi dell’azione esterna dell’Ue devono rimanere la promozione della democrazia, della pace, della sicurezza, dello stato di diritto e del rispetto dei diritti umani.

Cooperazione internazionale: il richiamo su Africa, migrazioni, clima e diritti umani

Nel suo intervento al Parlamento, Pier Antonio Panzeri, presidente della sottocommissione per i Diritti dell’uomo, ha chiesto anche un rafforzamento della dotazione finanziaria per quanto riguarda l’Africa subsahariana, un approccio olistico e a lungo termine rispetto al problema della migrazione e maggiore attenzione per il problema del cambiamento climatico.

Ultimo punto, ma non meno importante, la tutela dei diritti umani, a costo di sospendere gli aiuti a quei paesi che non li rispettano.

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cooperazione internazionaleParlamento vs Commissione: problema di governance

Panzeri ha parlato anche di governance:

«Ci deve essere un coinvolgimento del Parlamento già a livello decisionale e non solo di ratifica. Le scelte strategiche più importanti devono poter essere soggette alla revisione del Parlamento e alla possibilità di obiezione», ha detto a Osservatorio Diritti l’ormai ex eurodeputato Pd.

Con le ultime elezioni e la formazione del nuovo Parlamento, tutto il lavoro di revisione fatto negli ultimi sei mesi è però a rischio. Il suggerimento di Panzeri è che la discussione riprenda dalla ultima bozza rivista a marzo. Ma questa potrebbe anche venire stracciata.

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