Burkina Faso: forze di sicurezza e terroristi accusati di atrocità

La storia del Burkina Faso oggi è costellata da violenze di ogni genere di cui sono accusati i terroristi, ma anche le forze di sicurezza. Lo denuncia un report di Human Rights Watch. E lo confermano gli analisti locali, che parlano di debolezza dello Stato nella guerra al terrorismo. Tra gli ultimi rapimenti anche quello di Luca Tacchetto, sparito con Edith Blais

da Ouagadougou, capitale del Burkina Faso

«Sono arrivati alle 3 del pomeriggio vestiti in abiti tradizionali o con la mimetica, il volto coperto da turbanti. Solo gli occhi erano visibili. Hanno circondato 9 uomini che bevevano il tè davanti a un’officina per le moto e cominciato a sparare, uccidendoli tutti. Hanno bruciato tutto e pochi giorni dopo sono tornati a rubare il bestiame. Si sono portati via almeno 100 buoi».

L’episodio, raccontato da uno dei testimoni a Human Rights Watch, è accaduto a gennaio nel nord del Burkina Faso. È uno degli attacchi che gli estremisti compiono con sempre maggiore frequenza nel paese saheliano.

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burkina fasoBurkina Faso: storia di atrocità diffuse

L’organizzazione americana di tutela dei diritti umani ha raccolto in un rapporto le storie delle violenze commesse tra aprile 2018 e febbraio 2019 dai gruppi di islamisti, documentando la morte di 42 civili. Ma ha anche riportato le denunce delle atrocità attribuite alle forze di sicurezza governative, che sarebbero responsabili di 115 esecuzioni sommarie di uomini e adolescenti.

«Stavo portando il bestiame al mercato», ha raccontato un testimone alla ong, «e ho visto un gruppo di soldati intorno a una dozzina di uomini seduti a terra. Gli hanno gridato di abbassare la testa e hanno cominciato a picchiarli con un bastone. Poco dopo li hanno caricati su un camion». Un membro della famiglia dei prigionieri ha poi aggiunto: «Abbiamo trovato i loro corpi la mattina dopo, a nove chilometri dal villaggio. Erano divisi in due gruppi, 5 giacevano uno accanto all’altro, colpiti al torace, gli altri 7 uno sull’altro, con spari alla testa. Abbiamo dovuto seppellirli in una fossa comune».

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Attentati, rapimenti e le “sparizioni” di Luca Tacchetto ed Edith Blias

Il Burkina Faso è teatro di violenze di matrice jihadista dal 2015, concentrate soprattutto nel Sahel, a nord del paese e al confine con il Mali. Dal 2017 il numero di attacchi è in forte crescita e dal 2018 il fronte si è allargato alle regioni dell’est. LArmed Conflict Location & Event Data Project (Acled), una piattaforma che mappa le violenze e i conflitti nel mondo, da gennaio 2018 a marzo 2019 ha censito 98 assalti degli estremisti con oltre un centinaio di morti, e 35 interventi delle forze di sicurezza che hanno causato oltre 330 vittime.

Nel paese sono attivi gruppi terroristici affiliati ad Al Qaeda nel Maghreb e all’Isis. Gli estremisti islamici prendono di mira in particolare i simboli delle istituzioni statali e tradizionali: capi villaggio, consiglieri, posti di polizia, pattuglie di gendarmi, sindaci. Ci sono stati assalti alle ambulanze e rapimenti. Tra cui quello, mai rivendicato, dell’italiano Luca Tacchetto e della canadese Edith Blais, spariti in Burkina Faso a dicembre 2018. Human Rights Watch riferisce che «si ritiene che siano stati rapiti e, in seguito, portati in Mali».

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Luca Tacchetto ed Edith Blais (dalla pagina Facebook “Edith Blais et Luca Tacchetto : disparition au Burkina Faso”

Burkina Faso oggi: gli estremisti diffondono la paura

Il 18 marzo due insegnanti rapiti pochi giorni prima a Djibo, nel nord del paese, sono stati ritrovati uccisi. Dal 2016 più di 1.000 scuole sono state chiuse per paura di attacchi. «La percezione è che le comunità prese di mira», osserva l’ong, «siano quelle sospettate di sostenere il governo o di voler organizzare gruppi di autodifesa».

Gli estremisti saccheggiano, bruciano le case, rubano il bestiame: secondo l’Onu, dall’inizio dell’anno oltre 70 mila persone sono state costrette a fuggire dal proprio villaggio, i rifugiati interni sono già oltre 100 mila.

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Il problema non è la religione: le etnie burkinabé

Le vittime degli attacchi degli estremisti islamici sono per lo più appartenenti ai gruppi etnici bella, foulse e mossi (maggioritari nel paese), osserva il report, mentre le vittime delle operazioni delle forze armate sono soprattutto allevatori peul. «È una considerazione che va presa con molta cautela, legata alla composizione etnica delle zone dove avvengono gli attacchi e la risposta delle forze governative», sottolinea Urbain Kiswend-Sida Yameogo, direttore del Centro d’informazione e formazione sui diritti umani in Africa (Cifdha) di Ouagadougou. «Tuttavia, da quando Amadou Kuffa, leader del Gruppo di sostegno all’islam e ai musulmani (Jnim) ha chiamato i peul alle armi, i peul sono stigmatizzati e considerati vicini ai terroristi».

Nella notte di capodanno 2019 i jihadisti hanno ucciso 7 persone di etnia mossi a Yirgou, tra cui il capo villaggio e suo figlio. Nelle ore successive, una rappresaglia guidata da una forza di autodifesa koglweogo ha massacrato oltre 40 persone di etnia peul, una dinamica simile agli scontri intercomunitari che stanno insanguinando il vicino Mali. L’ultimo è avvenuto sabato 23 marzo, non lontano dal confine con il Burkina Faso, dove un gruppo di difesa dogon ha sterminato 160 peul tra cui donne e bambini.

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Burkina Faso: la guerra al terrorismo non dà frutti

«Sono aree dove il tasso di disoccupazione giovanile è altissimo, i cambiamenti climatici alimentano conflitti sulle risorse tra allevatori e agricoltori, dove la presenza dello stato è sempre stata piuttosto debole», aggiunge Yameogo. «Le milizie di autodifesa spesso operano un vero e proprio racket, estorcendo denaro agli allevatori e alimentando la frustrazione dei peul».

«Gli estremisti fanno leva su queste tensioni per reclutare i giovani», aggiunge José Luengo Cabrera, analista di International Crisis Group, esperto di Sahel. «Le forze di sicurezza governative sono spesso obiettivo di attacchi e stanno dimostrando difficoltà nel contenere l’avanzata dei jiadisti. Le violazioni dei diritti umani di cui sono accusate non fanno che accrescere la diffidenza della gente».

Il governo burkinabé ha proclamato lo stato d’emergenza in molte regioni, il coprifuoco temporaneo nell’est e lanciato un piano urgente d’investimenti nel Sahel. «Si vota nel 2020 e il governo deve dimostrare rapidamente di riuscire a fronteggiare la situazione», conclude Yameogo, «ma per ottenere risultati duraturi è necessario che le forze di sicurezza siano meglio preparate per combattere l’estremismo: assicurando i sospettati alla giustizia, nel rispetto dei diritti umani».

Il governo del Burkina Faso ha risposto alle accuse contenute nel rapporto dichiarando che avvierà indagini sugli episodi e che già in passato aveva sanzionato membri delle forze di sicurezza implicati nella violazione dei diritti umani.

Mappa: la cartina del Burkina Faso (capitale Ouagadougou)

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