Festa delle donne: all’origine dell’8 marzo tra femminismo e diritti violati

Lo sciopero femminista di Non una di meno. Una storia che affonda radici e significato nel mondo di 110 anni fa. E poi i dati su violenza di genere, discriminazioni e violazioni dei diritti in Italia e nel mondo. Ecco cosa c'è da sapere sulla Festa delle donne. Perché manifestare. E anche perché, forse, non c'è poi molto da festeggiare

Se donne e uomini avessero gli stessi diritti, le stesse opportunità e lo stesso riconoscimento sociale, l’8 marzo, la festa delle donne, potrebbe essere semplicemente una giornata celebrativa. Un giorno in cui un mazzo di mimose o una serata in compagnia farebbero da contorno a una festa bella, ma come tante altre. Purtroppo, però, le cose non stanno così. I diritti non sono gli stessi, né in Italia né in tanti altri Paesi del mondo. L’humus culturale della società patriarcale pesa ancora come un macigno sul tipo di schema che regola le strutture sociali. E la discriminazione colpisce troppo spesso in modo selettivo: sul lavoro, per strada, nel tempo libero, ovunque.

Per questo motivo la Giornata internazionale della donna è anche quest’anno un’occasione per rivendicare i diritti delle donne. I movimenti femministi hanno indetto per l’8 marzo 2019 uno sciopero generale in oltre 100 Paesi nel mondo. E l’Italia non fa eccezione: per il terzo anno consecutivo Non una di meno, una rete nata in Argentina nel 2015, ha dichiarato uno sciopero di 24 ore ed eventi in una settantina di città.

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festa delle donneI dati sulla violenza di genere: una foto dei diritti violati

I dati sulla violenza di genere raccontano una realtà pesante per le donne in Italia. Nel nostro paese, dicono le indagini Istat, il 31,5% delle donne tra i 16 e i 70 anni, quasi 7 milioni in tutto, ha subìto una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Nel dettaglio:

«Il 20,2% (4 milioni 353 mila) ha subìto violenza fisica, il 21% (4 milioni 520 mila) violenza sessuale, il 5,4% (1 milione 157 mila) le forme più gravi della violenza sessuale come lo stupro (652 mila) e il tentato stupro (746 mila)».

E ancora: 200 donne uccise dal compagno o dall’ex, 420 mila vittime di molestie e ricatti sessuali sul posto di lavoro. E poi altri tipi di discriminazione delle donne sul lavoro: «Meno della metà delle donne adulte è impiegata nel mercato del lavoro ufficiale, la discriminazione salariale va dal 20 al 40% a seconda delle professioni, un terzo delle lavoratrici lascia il lavoro a causa della maternità», si legge sul sito di Non una di meno.

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Tutti dati che contribuiscono a formare la valutazione sul “gender gap” del nostro Paese: secondo l’ultimo rapporto del World Economic Forum, l’Italia si trova al 70esimo posto al mondo su una classifica che prende in considerazione 149 Stati (fonte: The Global Gender Gap Report 2018).

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festa delle donne 8 marzoFesta delle donne e femminismo: la proposta di Non una di meno

Dato che questa è la situazione, Non una di meno ha proclamato uno sciopero femminista italiano per l’8 marzo. E non si tratta solo di un’astensione dal lavoro, ma di qualcosa di più.

«Interrompiamo ogni attività lavorativa e di cura, formale o informale, gratuita o retribuita. Portiamo lo sciopero sui posti di lavoro e nelle case, nelle scuole e nelle università, negli ospedali e nelle piazze. Incrociamo le braccia e rifiutiamo i ruoli e le gerarchie di genere. Fermiamo la produzione e la riproduzione della società. L’8 marzo noi scioperiamo!».

Lo sciopero è stato proclamato tanto nel settore privato, quanto in quello pubblico. Ad aver aderito sono sostanzialmente la totalità dei settori economici, pubblicati qui insieme a un vademecum allo sciopero 2019. E c’è da segnalare anche una circolare del ministero dell’Istruzione proprio su questo tema.

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8 marzo, Festa delle donne: significato dello sciopero generale

Perché, dunque, scioperare? «Lo sciopero è la risposta a tutte le forme di violenza che sistematicamente colpiscono le nostre vite, in famiglia, sui posti di lavoro, per strada, negli ospedali, nelle scuole, dentro e fuori i confini», è la prima risposta di Non una di meno. Che ricorda, tra l’altro, il femminicidio, gli stupri, gli insulti e le molestie, la violenza domestica in genere e quella sulle donne disabili in particolare, un welfare dimezzato. «Contro questa violenza strutturale, che nega la nostra libertà, noi scioperiamo».

E l’appello ha anche una connotazione marcatamente politica, una sorta di chiara scelta di campo. «Scioperiamo in tutto il mondo contro l’ascesa delle destre reazionarie che stringono un patto patriarcale e razzista con il neoliberalismo. Chiamiamo chiunque rifiuti quest’alleanza a scioperare con noi l’8 marzo. Dal Brasile all’Ungheria, dall’Italia alla Polonia, le politiche contro donne, lesbiche, trans*, la difesa della famiglia e dell’ordine patriarcale, gli attacchi alla libertà di abortire vanno di pari passo con la guerra aperta contro persone migranti e rom. Patriarcato e razzismo sono armi di uno sfruttamento senza precedenti».

E per quanto riguarda l’Italia, il manifesto di questo sciopero si scaglia contro il disegno di legge Pillon, la legge Salvini «che impedisce la libertà e l’autodeterminazione delle migranti e dei migranti» e il «finto reddito di cittadinanza».

Festa delle donne 2019: eventi da Milano a Roma, Napoli e Palermo

Per la festa delle donne sono stati organizzati eventi di vario genere in ogni parte d’Italia. A Milano sono previste iniziative praticamente in tutta la città. Alle 9 di mattina, in piazza Oberdan, per esempio, Non una di meno lancia una manifestazione per appoggiare il movimento globale femminista. Oppure, in piazza San Fedele, è previsto un racconto di storie di donne milanesi a cui si può anche liberamente partecipare raccontando la propria storia.

Molte le proposte anche nella capitale: gli eventi per la festa della donna a Roma sono davvero tanti, tra concerti, teatri e cortei. E, anche qui, attività di protesta in difesa dei diritti della donna.

Diverse iniziative anche a Napoli e dintorni. Tra queste, la manifestazione “Non solo l’otto”, che prevede anche un dibattito su “Il peso delle parole” nella basilica di Santa Maria di Loreto a Forio d’Ischia.

A Palermo, tra le varie iniziative, ci sarà il concentramento alle 17.30 di fronte al Teatro Massimo. Nel corso della manifestazione sono previste anche letture e la proiezione di “Le invisibili” sulla Manifestazione nazionale del 26 novembre a Roma.

Perché non festeggiare la festa delle donne: i diritti negati nel mondo

Fare una rassegna di tutte le violazioni di diritti delle donne nel mondo è pressoché impossibile. Facendo una rapida panoramica delle segnalazioni ricevute da Osservatorio Diritti solo nel corso degli ultimi due mesi, l’elenco dei Paesi interessati è davvero lungo: si va dall’America del Canada, del Messico e del Brasile, all’Europa della Polonia e della Croazia (e per alcuni aspetti specifici della Svezia), all’Arabia Saudita e all’Afghanistan, giusto per citare qualche caso.

Il 1° marzo l’ong Human Rights Watch (Hrw) ha fatto sapere che la pubblica accusa in Arabia Saudita ha annunciato che le principali attiviste per i diritti delle donne, arrestate nel maggio scorso, dovranno affrontare un processo, ma non sono state specificate le accuse a cui dovranno rispondere. Lo scorso novembre, inoltre, l’organizzazione che si occupa della difesa dei diritti umani aveva denunciato che nel corso degli interrogatori almeno quattro attiviste erano state vittime di tortura, tra cui uso di elettroshock, fustigazione, molestie sessuali e aggressioni.

Sempre a proposito della situazione della donna in Arabia Saudita, inoltre, Hrw ha denunciato a più riprese l’oppressivo sistema di “custodia”, che prevede che ogni donna abbia un guardiano uomo (il padre, il marito, oppure un fratello o addirittura un figlio), che ha il potere di prendere decisioni fondamentali per tutto il corso della sua vita.

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E la stessa ong ha protestato per quanto avvenuto a calciatori donne in Afghanistan. «Le autorità dovrebbero investigare approfonditamente e perseguire in modo appropriato gli assalti sessuali denunciati da 20 membri della nazionale di calcio femminile dell’Afghanistan», ha scritto Hrw. Che ha chiesto anche l’aiuto della Federazione internazionale di Calcio per assistere e monitorare il governo afghano in queste indagini.

Donne e giornaliste in America

Proprio l’8 marzo la Commissione interamericana per i diritti umani, e il suo Ufficio del Relatore speciale per la libertà d’espressione, presenterà il report “Donne giornaliste e libertà d’espressione: discriminazione e violenza basata sul genere affrontata dalle donne giornaliste nell’esercizio della loro professione”. Lo stesso Ufficio, infatti, ricorda che è da ormai diversi anni che sta facendo sforzi per portare l’attenzione su questo tema, in cui sono compresi omicidi, violenze sessuali e violenze online.

«Oltre ad essere soggette alla vasta gamma di violazioni dei diritti umani che colpiscono i giornalisti in generale, le donne giornalista affrontano in modo sproporzionato e ogni giorno violenze di genere sul posto di lavoro e sul campo», sottolinea il comunicato della Commissione.

L’obiettivo di questo report è quello di «sottolineare la situazione delle donne giornalista nella regione e di esaminare gli obblighi degli Stati, così come il ruolo degli attori privati, nell’eliminazione dei principali ostacoli e di rischi specifici o addizionali affrontati dalle donne giornalista nell’esercizio della loro libertà di espressione che sono collegati a ineguaglianza e discriminazione di genere contro le donne».

Messico: uccise nove donne al giorno

In Messico i diritti delle donne sono estremamente compromessi. Nel corso del 2018, infatti, è stata uccisa una media di 9 donne al giorno, secondo i dati diffusi dalla Commissione nazionale dei Diritti Umani. Tanto che a inizio febbraio Città del Messico ha visto le città riempirsi di donne che protestavano al grido di #VivasNosQueremos, #NiUnaMás e #NoEstamosSolas.

Le manifestazioni sono scoppiate in seguito a un’inchiesta del quotidiano El País che ha rivelato che 153 persone, perlopiù donne, sono state rapite nella metro di Città del Messico nel corso degli ultimi quattro anni e risultano desaparecidos.

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Brasile: attacchi alle donne fuori controllo

La Commissione interamericana per i diritti umani ha espresso preoccupazione per «l’allarmante prevalenza di omicidi di genere contro le donne in Brasile, considerando che almeno 126 donne sono state assassinate nel Paese dall’inizio dell’anno». Inoltre, nei primi mesi del 2019 ci sono già stati almeno altri 67 tentativi di omicidio dello stesso tipo.

Secondo i  dati diffusi dalla Commissione economica per l’America Latina e i Caraibi delle Nazioni Unite, inoltre, ben il 40% di tutti gli omicidi di donne in entrambe le regioni è avvenuto proprio in Brasile.

«Stando ai report dei media – scrive la commissione – nello Stato di Rio de Janeiro una media di 300 donne sono uccise ogni anno e, solo nello Stato di San Paolo, da gennaio a novembre 2018, ben 377 donne sono state assassinate».

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festa delle donne marielle franco
Marielle Franco, attivista e politica di Rio de Janeiro uccisa il 14 marzo 2018 – Foto tratta dal profilo Facebook

Canada: sterilizzazioni forzate sulle donne indigene

La Commissione interamericana (Iachr) si è pronunciata a gennaio anche in merito alla situazione delle donne indigene in Canada. In particolare, ha espresso «profonda preoccupazione in merito alle accuse di sterilizzazione forzata contro le donne indigene». Un’azione che «rappresenta una forma di violenza di genere e discriminazione». Per questo motivo sono state richieste investigazioni immediate e imparziali, così da individuare i responsabili e porre fine a questa pratica.

«La Iachr ha ricevuto, in modo consistente e sistematico, report da parte di indigeni donne, ragazze e adolescenti che sostengono di essere state soggette a sterilizzazioni senza il loro consenso pieno, libero e informato in Canada», ha chiarito la Commissione.

Europa: la situazione delle donne in Croazia, Polonia, Svezia e Danimarca

L’Europa non è immune da discriminazioni di vario genere nei confronti delle donne. Giusto qualche settimana fa, un gruppo di esperti nominati dalle Nazioni Unite che ha visitato la Croazia ha dichiarato che «il Paese deve agire ora per porre fine alle violazioni dei diritti sessuali e di salute riproduttiva delle donne, adottando misure per prevenire che accadano di nuovo e obbligare i responsabili a rispondere».

Il gruppo era formato da Dubravka Šimonovic, Relatrice speciale sulla violenza contro le donne, Ivana Radačić, del Gruppo sulla discriminazione contro le donne secondo la legge e in pratica, Dainus Pūras, Relatrice speciale sui diritti di tutti a godere dei più alti standard possibili di salute fisica e mentale. Le violenze registrate, in particolare, vanno da trattamenti chirurgici effettuati senza anestesia a vere e proprie «umiliazioni, abusi verbali e rifiuto di dare antidolorifici».

E restando in Europa, tra i casi più conosciuti c’è senz’altro quello della Polonia. Tra gli ultimi ad aver denunciato la situazione dei diritti delle donne nel Paese c’è Human Rights Watch, che a febbraio ha divulgato il report “Il fiato sul collo da parte del Governo: attacco ai diritti delle donne in Polonia”. Una ricostruzione degli attacchi compiuto dall’ottobre 2016 ad oggi dalle autorità polacche contro attivisti e organizzazioni che difendono i diritti delle donne nel Paese.

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Lo scorso gennaio, il Consiglio del Gruppo d’esperti sull’azione contro la violenza sulle donne e la violenza domestica (Grevio) ha pubblicato il suo primo report sul tema relativo alla Svezia. Ebbene, anche se il Paese si contraddistingue da sempre per politiche all’avanguardia in questa materia, il gruppo ha sottolineato come «le risposte locali a violenze domestiche e di altro tipo varia molto e sono in particolare donne di minoranze nazionali, come i Sami e i Rom, donne migranti e donne con disabilità che affrontano difficoltà a trovare supporto e protezione da queste violenze».

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Restando in Nord Europa, infine, giusto il 5 marzo Amnesty International ha denunciato la «pervasiva “cultura dello stupro”» e «l’endemica impunità degli stupratori» in Danimarca, dove si registrano i tassi di violenza sessuale più alti d’Europa. Una situazione, denuncia ancora l’organizzazione, dovuta anche a «leggi inadeguate e miti e stereotipi di genere diffusi e pericolosi», che portano a una «impunità endemica per gli stupratori».

Come nasce la festa delle donne: perché l’8 marzo, origine e significato nella storia

La storia della Giornata internazionale della donna è lunga 110 anni e ha origine negli Stati Uniti. Secondo le ricostruzioni più accreditate, infatti, risale al febbraio 1909 l’iniziativa del Partito socialista americano di istituire questa festa. Un’idea rilanciata l’anno seguente in Danimarca da Clara Zetkin nel corso della Conferenza internazionale delle donne socialiste.

Nulla a che vedere, dunque, con l’incendio in una fabbrica americana che aveva ucciso 134 donne nel 1911 o con un gruppo di operaie chiuse in un’azienda nel 1857 dal padrone per impedire loro di partecipare a uno sciopero. Questi eventi, a cui in tanti fanno ancora spesso riferimento, non c’entrano con l’istituzione della festa della donna.

Quale fosse il significato dell’8 marzo, almeno in un primo momento, non è chiaro. Tant’è che per parecchi anni la Giornata internazionale della donna è stata celebrata in date diverse a seconda del Paese. Solo nel 1921, infine, è stato trovato un accordo sull’8 marzo durante la Seconda conferenza delle donne comuniste a Mosca. Una data scelta per commemorare l’opposizione delle donne contro lo zarismo a San Pietroburgo nel 1917.

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