Il Generale: l’assurda storia di Medhanie Berhe nel libro di Lorenzo Tondo

Il Generale è il libro-inchiesta di Lorenzo Tondo edito da La Nave di Teseo su un ragazzo eritreo di 30 anni in carcere con l'accusa di essere uno dei più importanti trafficanti di uomini tra Libia e Italia, Medhanie Yedhedgo Mered, detto "il Generale", appunto. Per Tondo si tratta di un clamoroso caso di scambio di persona

Medhanie Tesfamariam Berhe, pastore eritreo di 30 anni, da due anni e mezzo è suo malgrado protagonista di una versione maledettamente vera de Il Processo, uno dei più famosi romanzi di Franz Kafka. Come Josef K, a giugno 2016, Berhe si è ritrovato d’improvviso degli uomini in divisa a bussare alla sua porta, nel quartiere di Khartoum, la capitale del Sudan, dove era fuggito per evitare il sevizio militare obbligatorio in Eritrea.

Erano agenti delle polizia sudanese che hanno collaborato con la National crime agency (Nca), una sorta di Fbi inglese, che lo accusavano di essere uno dei più importanti trafficanti di uomini degli anni tra il 2014 e il 2015: Medhanie Yedhedgo Mered, detto il Generale. Fin dall’inizio ha sempre professato la sua innocenza, dicendo che in comune con quell’uomo aveva solo il nome di battesimo.

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Medhanie Tesfamariam Berhe – Foto tratta dal suo profilo Facebook

«Quell’uomo non è Mered, il Generale»

Quando quel ragazzo ha sceso le scale dell’aereo che lo ha portato a Fiumicino, alla redazione del The Guardian i telefoni hanno cominciato a squillare, mentre le caselle email si intasavano sempre di più. Erano i migranti e vittime di tratta che avevano conosciuto Mered, il Generale.

«Hanno arrestato l’uomo sbagliato». «Quel ragazzo è un innocente».

È stato spedito in Italia perché i magistrati di Palermo avevano in mano il fascicolo principale della più importante inchiesta sul traffico di esseri umani: Glauco.

Di messaggi a sostegno dell’estraneità del ragazzo ne sono arrivati moltissimi, alla redazione del Guardian. Invece che ignorarli, sulla loro scorta, i giornalisti britannici hanno contattato Lorenzo Tondo, corrispondente in Sicilia del quotidiano britannico, per metterlo al corrente. Inizia così un’inchiesta che ancora non si è conclusa.

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Il Generale: i dubbi di Lorenzo Tondo nel libro edito da La Nave di Teseo

Il Generale è il libro-inchiesta, edito da La Nave di Teseo, in cui Lorenzo Tondo ripercorre la sua ossessiva ricerca di una soluzione al rompicapo sull’identità del carcerato su cui pende l’accusa di essere il Generale. Perché, come racconta, all’inizio nemmeno lui ci poteva credere.

Solo in seguito alla chiamata dei colleghi da Londra, nella sua mente si è insinuato il primo dubbio. Un dubbio che ha dato un perché alla sensazione che lo aveva colto al confronto tra la foto identificativa in mano agli inquirenti italiani e il volto di quel ragazzo giovane e scarmigliato, con l’aria spaesata, trasmessa dai tg.

A un primo sguardo, la fisionomia era molto differente da quella dell’uomo che si aspettavano. Solo formulare ad alta voce una tale illazione, però, gli sarebbe costata ogni fonte nei corridoi della procura. Eppure. È nata così un’inchiesta ostinata e contraria, che ha dato poi origine al libro Il Generale.

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Carta d’identità eritrea dell’uomo attualmente detenuto come il trafficante Mered, uno degli elementi che dimostrerebbe l’errore di identificazione

Il Generale, un libro di solitudini

Il Generale è un libro fatto di solitudini. Quella del giornalista, che, soprattutto all’inizio, si sente l’unico che crede nello scambio di persona. Quella dell’avvocato Michele Calantropo, l’uomo che con ogni mezzo sta continuando a difendere il suo assistito per garantirgli la libertà che gli spetta. Quella del ragazzo in carcere, che sgrana i giorni come un rosario, in attesa di una risposta al suo perché, urlato dagli occhi con cui osserva, attonito e silenzioso, la corte che lo deve giudicare. E per, ultima, quella del pm Gery Ferrara, con il suo sigaro che pende di sbieco dalla bocca, come lo descrive sempre Tondo.

Forse suo malgrado, il pm si trova asserragliato in procura senza poter nemmeno fornire la sua versione dei fatti, impegnato in un processo per cui si gioca non solo la sua carriera, ma tutto l’immenso sforzo investigativo che ha portato alla creazione di nuove collaborazioni europea per la famosa «lotta ai trafficanti di uomini».

Il Generale ricostruisce fedelmente i fatti occorsi sia in aula sia fuori a partire da quel giugno 2016. I fatti, spesso, sono raccontati in prima persona perché è un libro di parte. È un libro che esprime – fin dalla prima pagina – il suo verdetto, almeno in termini di verità giornalistica. Perché anche la proverbiale equidistanza del giornalismo britannico vacilla di fronte a una storia di questo genere. Così il libro immagina quello che Berhe avrebbe voluto dire alla Corte, come avrebbe voluto sfidarla, per conquistare alla fine la sua libertà.

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La Porta d’Europa a Lampedusa (foto di Carlo Alfredo Clerici, via Flickr)

Il Generale e la latitanza in Uganda

Nel libro c’è poi la caccia al vero Generale, il trafficante che mentre arrestavano Berhe si trovava detenuto, per altri motivi, a Dubai, dove ha i suoi conti correnti. Il giornalista lo insegue prima nel tempo, nella sua biografia, alla ricerca degli incroci fortuiti che hanno provocato questo incredibile scambio di persona. Poi nello spazio, per l’Africa: insieme ai colleghi della tv pubblica svedese Svt. E ne trova tracce in Uganda, dove Medhanie Yedhego Mered annegava in fondo a un bicchiere i sensi di colpi dei tanti morti lasciati nel Mediterraneo.

Il libro si chiude, come in un cerchio, il 3 ottobre 2018. Il quinto anniversario della strage di Lampedusa, l’evento che ha cambiato la storia europea nella lotta ai trafficanti di uomini. Una sfida complicatissima, che ancora non ha prodotto i risultati sperati.

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Il certificato di battesimo di Medhanie Tesfamariam Berhe

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