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Rohingya: in Bangladesh è emergenza per i bambini scappati dalla Birmania

C'è preoccupazione per gli oltre 500 mila bambini Rohingya che si sono rifugiati nell'area Cox’s Bazar, nel sud-est del Bangladesh. La denuncia arriva dall'Unicef: «La precaria situazione porta facilmente a frustrazioni e disperazione. Bisogna garantirgli un futuro»

da Chiang Mai (Thailandia)

La situazione degli oltre 500 mila bambini Rohingya che si sono rifugiati nell’area Cox’s Bazar – nel sud-est del Bangladesh – dopo essere scappati insieme alle loro famiglie dalle violenze dei militari della Birmania nell’estate del 2017, è allarmante. Un report pubblicato pochi giorni fa dall’Unicef, denuncia la preoccupazione per il loro futuro, dovuta dalla precaria situazione che porta facilmente a frustrazioni e disperazione.

L’ampio sforzo umanitario del governo che li ha ospitati, grazie anche al supporto internazionale, ha salvato tanti bambini che vivono nell’insediamento di rifugiati più ampio e affollato al mondo. Ma attualmente, purtroppo, non si prevedono ulteriori soluzioni.

«Gli obblighi che abbiamo come società globale sono immensi», ha dichiarato Henrietta Fore, direttore generale Unicef a seguito di una missione sul campo a Cox’s Bazar il 25 e il 26 febbraio scorso insieme all’inviato umanitario del segretario generale delle Nazioni Unite Ahmed Al Meraikhi. «Bisogna dare ai bambini e ai più giovani, che il mondo ha definito apolidi, un’istruzione e le competenze di cui hanno bisogno per costruirsi delle vite dignitose per se stessi», ha aggiunto.

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Henrietta H. Fore, direttore esecutivo Unicef, in Bangladesh – © UNICEF/UN0284208/LeMoyne

Chi sono i Rohingya: storia di un popolo perseguitato

I Rohingya, stando alla definizione dell’Onu, sono vittime di discriminazione tanto da essere una delle minoranze più perseguitate al mondo. Di questo popolo invisibile, di fede musulmana, che dall’ottavo secolo vive nel nord-ovest della Birmania – ribattezzata Myanmar dalla giunta militare nel 1989 – si è tornato a parlare nell’agosto del 2017, a causa delle persecuzioni dei militari e degli estremisti buddisti nel Paese guidato dal premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi, che li ha costretti a fuggire in massa verso il vicino Bangladesh.

Le poche testimonianze di prima mano arrivate in quei giorni parlavano di brutalità inaudite e quotidiane: centinaia di morti, stupri, mine, sparizioni, villaggi dati alle fiamme e torture.

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Rohingya senza identità in Birmania e Bangladesh

In Birmania i Rohingya non hanno libertà di movimento. Vivono in campi sovraffollati, senza il diritto di avere cure mediche e istruzione. E ancora, non possono possedere nulla e non possono avere più di due figli.

La maggior parte di loro non ha cittadinanza. In Bangladesh la situazione non è certo migliore. I bambini, infatti, non vengono registrati alla nascita, non hanno identità legale e non sono considerati rifugiati. E se in Myanmar non si creeranno le condizioni utili per il loro rientro a casa, questa popolazione rimarrà solo una minoranza senza alcun tipo di status e senza un futuro, non potendo studiare e avere competenze specifiche.

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©UNICEF Bangladesh/2019

Livelli di istruzione bassissimi per i giovani Rohingya

I risultati di una ricerca completata a dicembre 2018 su 180 mila bambini Rohingya tra i 4 e i 14 anni nell’area di Cox’s Bazar mostrano l’importanza del bisogno dell’istruzione. Oltre il 90% ha mostrato di avere competenze scolastiche attestate tra il livello prescolare e il 1° o il 2° anno scolastico. Solo il 4% era a un livello tra il 3° e il 5° anno e il 3% tra il 6° e l’8° anno. Alla fine del 2018, solo il 3% tra i 15 e i 25 anni stava ricevendo un’istruzione o corsi di formazione.

«Tutti insieme dobbiamo investire adesso in questa generazione di bambini Rohingya, così che possano vivere al meglio le loro vite oggi ed essere parte attiva del processo di ricostruzione del tessuto sociale del Myanmar quando potranno ritornare», ha dichiarato Al Meraikhi, inviato delle Nazioni Unite. Anche perchè oggi, «senza un’identità legale, sono alla mercé di trafficanti e spacciatori».

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© UNICEF/UN0284184/LeMoyne

L’obiettivo dell’Unicef: dare la possibilità di un futuro

Proprio per questo, l’Unicef sta raggiungendo 155 mila bambini tra i 4 e i 14 anni con programmi per l’apprendimento che stanno progressivamente includendo una qualità di insegnamento e abilità maggiori e più strutturate. L’obiettivo dell’organizzazione per il 2019 è quello di raggiungere gli adolescenti più grandi per insegnare loro le basi in ambito di alfabetizzazione, aritmetica e corsi di formazione.

«È un lavoro fondamentale, anche se sembra una goccia nel mare dei bisogni. Questa è una situazione insostenibile», ha spiegato Fore. «Una generazione di bambini e giovani non può essere lasciata senza un’istruzione e senza le competenze per costruirsi una vita. Se diventano autosufficienti, le loro comunità potranno diventare a loro volta autosufficienti e prospere. Con i giusti investimenti, i Rohingya possono diventare una risorsa preziosa per le loro comunità e il mondo», ha concluso.

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