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Lesotho: manca acqua potabile, arresto della crescita per un bambino su tre

La prima visita dell'Onu in Lesotho punta sull'assenza di acqua potabile e di servizi igienico-sanitari. A rischio sono in particolare le persone affette da Hiv e i bambini

«La mancanza di servizi legati all’acqua potabile e igiene sanitaria aumenta la vulnerabilità della popolazione, in particolare per quelli già a rischio, quali orfani, persone affette da Hiv/ Aids, famiglie guidate da donne, contadine rurali e persone che vivono in aree remote».

Sono le parole di Léo Heller, relatore speciale sui diritti umani per l’acqua potabile e le strutture igienico sanitarie delle Nazioni Unite, a seguito della prima visita effettuata in Lesotho,paese dell’Africa sudorientale.

«Realizzare il diritto umano all’igiene – sono le parole di Heller – significa che le ragazze non smetteranno di andare a scuola perché non possono permettersi di comprare gli assorbenti. Significa anche che i bambini sotto i cinque anni non dovrebbero defecare all’aperto di fronte ai loro coetanei. Che le donne non dipendano da un secchio d’acqua riempito in un pozzo lontano e non protetto. Ma, cosa più importante, significa che potrebbero diventare autonomi ed emancipati».

Da qui la possibilità, richiesta dal relatore Heller, di istituire una Commissione nazionale per i diritti umani nel Lesotho. «Spero – dice – che la Commissione sia presto costituita con un mandato per supervisionare le questioni relative ai diritti economici, sociali e culturali e intraprendere la sua funzione di controllo con indipendenza e autonomia per far rispettare tali diritti».

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Mappa del Lesotho (capitale Maseru)

Acqua e servizi igienico-sanitari, la storia di Palesa

Nella sua relazione conclusiva, Heller porta all’attenzione la storia di una ragazza del Lesotho, Palesa.Una storia che rappresenta una realtà diffusa, che dà il senso di quanto si consuma nel paese africano ai danni della sua popolazione.

Palesa è una ragazza che vive nella zona rurale montuosa del Lesotho. La madre era sieropositiva e ha dovuto assumere farmaci per proteggere Palesa dalla trasmissione del virus. Ma aveva bisogno di acqua pulita per assumere le medicine e per la sua alimentazione, e mentre il padre di Palesa era al lavoro, la madre incinta doveva camminare per lunghe distanze per andare a prendere acqua e trasportare secchi pesanti, mettendo anche a rischio la gravidanza.

All’età di 5 anni, i genitori di Palesa non potevano permettersi di avere accesso a acqua pulita e prodotti per l’igiene, e Palesa soffriva spesso di diarrea. Ha sofferto di arresto della crescita, così come circa un terzo dei bambini in Lesotho.

Quando cresceva, Palesa non aveva un bagno al suo asilo e defecava all’aperto, dove tutti i suoi coetanei la vedevano seminuda. Quando aveva 15 anni, i genitori morirono e si ritrovò sola a prendersi cura di suo fratello e sua sorella e fare le faccende domestiche. Era difficile per Palesa seguire le lezioni perché non aveva il tempo di fare i compiti mentre doveva andare a prendere l’acqua.

«La storia di Palesa – dice il relatore Onu – è basata su un personaggio immaginario, ma la sua storia non è una finzione. Lo sviluppo umano non diventerà mai reale fino a quando i diritti umani all’acqua e ai servizi igienico-sanitari saranno ignorati».

Aids e arresto della crescita: in Lesotho manca l’acqua

In Lesotho l’acqua, i servizi igienici e l’igiene sono fattori guida e moltiplicatori di vulnerabilità, con conseguenze negative sullo sviluppo umano. Infatti, l’indice di sviluppo umano del Lesotho è stimato a 0,520 per il 2017, che rientra nella categoria di basso sviluppo umano.

Il personaggio immaginario, la madre di Palesa, rappresenta il 25% della popolazione che vive affetta da Hiv nel Lesotho, che si classifica – con questi numeri – al secondo posto nel mondo in termini di prevalenza del virus.

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«L’acqua potabile pulita – dice Heller – è un elemento cruciale per la protezione della salute delle persone che vivono con Hiv. Studi sul campo hanno rivelato che il trattamento dei sintomi correlati all’Hiv richiede una quantità aggiuntiva di acqua significativa e che l’accesso all’acqua è essenziale per il recupero della salute e il benessere psicosociale».

La pandemia dell’Hiv/Aids è uno dei fattori che contribuiscono all’aumento del numero di orfani. A partire dal 2016, ci sono stati 210.712 bambini di età compresa tra 0 e 17 anni che hanno perso uno dei genitori biologici o entrambi a causa del virus.

La prevalenza della diarrea è più alta per i bambini che vivono in famiglie con servizi igienici scarsi rispetto ai bambini che vivono in famiglie con servizi igienici migliori e non condivisi (13% contro 11%).

La mancanza di acqua potabile e di servizi igienico-sanitari, combinata con le malattie correlate, aumenta dunque la probabilità che i bambini soffrano di arresto della crescita. In Lesotho, circa il 33% dei bambini soffre di arresto della crescita e con il loro sistema immunitario non completamente sviluppato sono spesso meno in grado di rispondere a un’infezione.

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Bambini in una scuola del Lesotho – Foto: Michael Denne (via Wikipedia Commons)

«Invece di andare a scuola, interagire con i coetanei, prendersi del tempo per studiare o apprendere abilità che alla fine determinano la base del sostentamento, molte ragazze e donne, passano il loro tempo camminando e facendo la fila per andare a prendere l’acqua. In molti villaggi rurali che ho visitato, molti hanno spiegato che come pratica comune, le ragazze non vanno a scuola quando hanno le mestruazioni».

Lesotho: senza acqua e servizi nessun diritto umano

L’accesso all’acqua potabile e ai servizi igienici è un presupposto fondamentale per il godimento di numerosi diritti umani, compresi i diritti al cibo, all’istruzione, all’abitazione, alla salute, alla vita e al lavoro ed è anche un elemento cruciale per garantire l’uguaglianza di genere e sradicare discriminazione e povertà.

Il diritto a un cibo adeguato previsto dall’articolo 11 del Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali è interdipendente dal diritto all’acqua. Il diritto all’acqua garantisce la priorità per l’uso delle risorse idriche per prevenire la fame e le malattie e per l’uso dell’acqua in agricoltura e pastorizia quando necessario per prevenire la fame. Il diritto al più alto livello di salute raggiungibile sancito dall’articolo 12 della Convenzione include l’accesso all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari come un fattore determinante per la salute.

«La legge internazionale sui diritti umani – afferma Heller – obbliga il governo del Lesotho ad adottare tutte le misure appropriate per eliminare la discriminazione nei confronti delle donne nelle zone rurali in modo che possano godere di condizioni di vita adeguate, in particolare in relazione ai servizi igienico-sanitari e all’approvvigionamento idrico».

Secondo la Convenzione sui diritti dell’infanzia, inoltre, il governo del Lesotho dovrebbe perseguire la lotta contro la malattia e la malnutrizione attraverso la fornitura di cibo nutriente adeguato e acqua potabile pulita. Quando l’accesso all’acqua e alle strutture igienico-sanitarie sono garantiti, le donne e i bambini sono meno vulnerabili al rischio di molestie, minacce e violenze sessuali affrontate quando si prende l’acqua a una certa distanza o si utilizzano strutture igienico-sanitarie fuori casa.

Un accesso adeguato alle infrastrutture idriche e igienico-sanitarie è fondamentale per andare a scuola, mantenere un lavoro e partecipare alla comunità per tutte le persone con disabilità. L’articolo 28 della Convenzione sui diritti delle persone con disabilità garantisce un livello di vita adeguato per le persone con disabilità, compreso l’accesso ai servizi di acqua pulita.

Siccità: nei campi si beve dai pozzi usati dagli animali

Negli ultimi dieci anni, il Lesotho ha sperimentato shock climatici come siccità ricorrenti e inondazioni, che hanno avuto un impatto negativo sulle comunità e sul sostentamento della popolazione e l’accesso all’acqua pulita è uno degli impatti salienti. La mancanza di disponibilità di acqua durante il periodo di siccità ha anche costretto la popolazione a vivere nelle aree rurali e a scegliere di utilizzare fonti non protette, come i pozzi naturali utilizzati anche dagli animali. In alcuni casi, dunque, sia gli uomini sia gli animali erano in competizione per la stessa fonte d’acqua.

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Villaggio di montagna del Lesotho (foto: via Wikipedia)

«Le signore che mi hanno portato al pozzo – racconta Heller – si sono sedute vicino al buco e hanno detto: “È così che ci sediamo e aspettiamo che l’acqua si riempia. Veniamo qui a volte dalle 4 del mattino fino a mezzogiorno”. A causa della mancanza di sufficiente disponibilità di acqua nel pozzo, gli abitanti dei villaggi devono attendere il loro turno fino a quando i secchi non vengono riempiti».

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