L'informazione indipendente sui diritti umani

Diritti Lgbt: India, strada in salita per riconoscimento transessuali

Mezzo milione di persone transessuali in India aspetta da tempo un pieno riconoscimento dei propri diritti. Ma la nuova bozza di legge delude tutta la comunità Lgbt, che ora chiede una profonda revisione del testo

da New Delhi, India

Lo scorso 17 dicembre, in una mossa inattesa e affrettata, la camera bassa del parlamento indiano ha passato il nuovo Trans Bill, la legge sulla protezione delle persone transgender, che ha suscitato indignazione nella comunità Lgbt perché, tra le altre cose, prevede la visita di un medico per accertare l’identità sessuale del richiedente. Il testo, come emendato, deve ora passare al vaglio della Rajya Sabha, la camera alta, nella sessione invernale.

Poche ore dopo l’approvazione del Transgender Persons (Protection of Rights) Bill da parte della Lok Sabha, Grace Banu, attivista trans e fondatrice del collettivo Trans Rights Now, ha dichiarato che è un «giorno nero» per la comunità, «fin dall’inizio, ci siamo opposti a questo disegno di legge che criminalizza la comunità e ha lo scopo di uccidere la dignità delle persone transessuali».

diritti lgbt
Grace Banu – Foto: P. AbhijIth (via Wikimedia)

Persone transgender in India: la lotta per i diritti dal 2012 a oggi

La questione era stata inizialmente sollevata da una petizione per il riconoscimento e la protezione dei diritti delle persone transgender, avanzata nel 2012 dalla National Legal Services Authority (Nalsa), cui ha fatto seguito una storica sentenza della Corte Suprema, che ha segnato un primo, importante passo verso la dignità e la protezione dei diritti della comunità trans indiana, garantendo il riconoscimento legale del terzo sesso.

Dopo anni di consultazioni tra collettivi, attivisti ed esperti con la Commissione Permanente sulla giustizia sociale incaricata di redigere il nuovo testo, il disegno di legge approvato nell’agosto del 2016 è stato immediatamente osteggiato dalla comunità, scesa in piazza nelle maggiori città indiane.

diritti lgbt
Foto: @Andrea de Franciscis

Diritti Lgbt: critiche alla nuova bozza di legge in India

Secondo diversi attivisti, tra le molte modifiche apportate alla precedente bozza di legge, sono stati oggi accettati 27 emendamenti, anche se molti sono ancora i punti critici. Pur avendo modificato la precedente definizione delle persone transgender, problematica e lacunosa, l’attuale definizione – «una persona il cui genere non corrisponde a quello assegnato alla nascita e include transessuali, persone con variazioni intersex, gender-queer e persone con identità socio-culturali come kinner e hijra» (le figure tradizionali delle donne transgender indiane) – non soddisfa del tutto.

Il motivo è che il testo dà per scontato che le persone intersessuali, i cui cromosomi sessuali e/o i genitali non sono definibili come esclusivamente maschili o femminili, siano anche transgender, ossia con un’identità di genere diversa da quella assegnatagli alla nascita, come ha sottolineato Shashi Tharoor, membro del Parlamento del Partito del Congresso, all’opposizione.

Istruzione e Lgbt: la richiesta di quote per transessuali

Secondo l’ultimo censimento, sono quasi mezzo milione i transgender nel subcontinente. Un dato, su tutti, è il basso livello di istruzione: appena il 46% rispetto alla media generale del 74%, dove il l’abbandono scolastico (per il bullismo) e della famiglia di origine giocano un ruolo di primo piano.

Appena il progetto di legge era stato reso pubblico, gli attivisti avevano chiarito che una delle loro principali richieste era di estendere il sistema di quote riservate alle caste svantaggiate nell’istruzione e nell’impiego pubblico anche ai transessuali, che avrebbe permesso una reale emancipazione della comunità. Quote che non sono state neanche menzionate nella nuova legge.

Iscriviti alla newsletter di Osservatorio Dirittinewsletter osservatorio diritti

Inoltre, il testo prevede la detenzione da sei mesi a due anni per reati sessuali contro le persone transgender: una punizione molto più leggera di quella prevista per reati simili contro le donne, che va dai sette anni fino all’ergastolo, come emendato nel 2013 dopo lo stupro che ha scioccato l’India.

Lbgt India: la “valutazione dell’esperto” viola la privacy

Nella sentenza del 2014, la Corte ha affermato che le persone transgender hanno il diritto all’autoidentificazione e che una persona transessuale può quindi scegliere di identificarsi come genere maschile, femminile o terzo, un punto per il quale gli attivisti si sono molto battuti in questi anni.

Il testo del nuovo Tran Bill, contro ogni speranza della comunità, prevede però la «valutazione di un esperto» per il riconoscimento legale dell’identità di genere, infrangendo così i principi garantiti dalla sentenza della Corte e il diritto alla scelta del proprio genere di appartenenza.

«È stato istituito un sistema patologizzante di riconoscimento legale del gender, in cui un comitato a livello distrettuale è autorizzato a decidere se il richiedente è transessuale o meno», spiega a Osservatorio Diritti Satya R. Nagpaul, attivista per i diritti dei trans, fondatore del collettivo Sampoorna e regista. E non è tutto.

«Se una persona trans vuole identificarsi come uomo o donna, deve fornire il certificato dell’intervento di riassegnazione del sesso (Srs), violando il diritto di tutte le persone trans che non vogliono o non possono permettersi alcun intervento chirurgico o terapia ormonale».

diritti lgbt india
Foto: @Andrea de Franciscis

Legge accattonaggio e Lgbt: la comunità hijra non ci sta

A completare il quadro, la legge contro il traffico di esseri umani presentata alla Lok Sabha dal ministro per lo Sviluppo di donne e bambini, Maneka Gandhi, lo scorso 18 luglio, criminalizza attività come elemosina e accattonaggio e prescrive pene detentive da sei mesi a due anni per chiunque «costringa o attragga una persona transgender a indulgere nell’atto di chiedere l’elemosina», rendendo la comunità hijra particolarmente vulnerabile, visto che molte donne trans in India sono costrette chiedere l’elemosina ai semafori o ballare ai matrimoni per la mancanza di opportunità di lavoro.

«Il nuovo disegno di legge è una violazione più che una protezione dei nostri diritti che rafforza e approfondisce l’apartheid che esiste in questo paese contro le persone transessuali», ha dichiarato all’agenzia Reuters Anindya Hajra, donna transgender e attivista del Pratayay Gender Trust.

Attivisti e membri della comunità trans indiana sperano adesso che il disegno di legge venga respinto dalla Rajya Sabha – dove il Bharatiya Janata Party del premier Narendra Modi non ha la maggioranza – e hanno invitato la camera a rivedere il disegno di legge così da includere le decisioni della Corte.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.