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Egitto e diritti umani: lavoratori nel mirino di Al Sisi

Dagli anni Cinquanta i sindacati sono il motore del cambiamento sociale in Egitto e proprio per questo Al Sisi li ha trasformati in un nemico pubblico: almeno 200 lavoratori sono stati arrestati tra giugno 2016 e ottobre 2018. Lo denuncia l'ultimo rapporto dell'ong irlandese Front Line Defenders, che si occupa di difensori dei diritti umani

In Egitto difendere i diritti dei lavoratori è diventato un crimine. Scioperi e proteste dal 2017 possono costare fino a 15 anni di carcere. Chi si lamenta può finire licenziato senza giusta causa, in provvedimenti di massa, sui quali il governo non ha mai nulla da dire. Dal primo maggio 2016 al primo maggio 2017, secondo l’osservatorio indipendente DemoMeter (Egitto), ci sono stati almeno 151 arresti di sindacalisti e lavoratori. Se il periodo diventa giugno 2016-ottobre 2018, il risultato dà oltre 200 arresti

È la fotografia dei diritti di lavoratori e sindacalisti scattata da Front Line Defenders, organizzazione non governativa di Dublino che si occupa di difensori dei diritti umani dal 2001. Il rapporto sulla situazione egiziana si intitola Striking Back, Colpire ancora.

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Foto: Hossam el-Hamalawy (via Flickr)

L’Egitto di piazza Tahrir e le ricerche di Giulio Regeni

Se a Il Cairo è stato deposto Hosni Mubarak, un ruolo di primo piano ce l’hanno avuto i lavoratori. E il loro ruolo nella società egiziana era lo scopo principale dello studio di Giulio Regeni, ricercatore di Fiumicello ucciso a Il Cairo il 25 gennaio 2016.

Quando due anni dopo il procuratore di Roma Giuseppe Pignatone faceva il punto sull’andamento delle indagini, ricordava che il movente dell’omicidio è «pacificamente da ricondurre alle attività di ricerca effettuate da Giulio nei mesi di permanenza al Cairo» e «l’azione degli apparati pubblici egiziani, che già nei mesi precedenti avevano concentrato su Giulio la loro attenzione, con modalità sempre più stringenti, fino al 25 gennaio».

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Per questo, anche a seguito della rivoluzione di piazza Tahrir, i sindacati sono sempre stati bersaglio di leggi restrittive. Front Line Defenders ricorda che dagli anni Cinquanta le agitazioni sindacali in Egitto sono motori di cambiamento. Almeno in 14 aziende del tessile, dei trasporti pubblici, della sanità e delle costruzioni, a partire dal 2016 i lavoratori sono un bersaglio, come fossero pericoli per la pubblica sicurezza.

Egitto e diritti umani: sindacato contro i lavoratori

L’ultima legge adottata nel 2017 ha cercato di disinnescare i sindacati e tutti i movimenti di piazza, rendendo fuorilegge le piccole sigle con meno di 150 iscritti. Questo ha favorito la Federazione sindacale egiziana (Eutf), sigla allineata al governo. Al contempo, già dal 2014, il governo del generale Al Sisi ha fatto in modo di estendere il mandato della corte militare anche su processi che una volta si sarebbero tenuti di fronte a un tribunale civile.

Il risultato è che da allora – stimano i difensori dei diritti umani sentiti dagli autori del report – almeno 15 mila persone sono state giudicate da una corte marziale. Tra loro, soprattutto avvocati dei difensori dei diritti umani, fotografi e giornalisti.

«Al Sisi è un mostro per gli attivisti sindacali perché ha visto i successi del movimento sotto Mubarak come causa principale della sua destituzione. I nostri scioperi hanno cominciato ad avere successo dalla fine dei 2000, uno dopo l’altro le persone hanno imparato la potenza della protesta. Dopo una decina d’anni, Mubarak è caduto. Certamente per Al Sisi i lavoratori sono il nemico numero uno», spiega un attivista agli autori del report.

L’Eutf è sempre stato sotto il controllo del governo, anche durante la breve parentesi del governo di Mohammed Morsi, tra il 2012 e il 2013, quando le autorità sindacali sono diventate molto numerose in tutto il Paese. Le interviste raccolte da Front Line Defenders fra insegnanti e operai confermano che la percezione dei lavoratori è che il sindacato nazionale abbia sempre operato in senso contrario ai loro interessi.

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Vignetta sui processi marziali ai danni dei lavoratori (via Wikimedia Commons)

Fatma e le altre donne protagoniste del movimento

Fatma Ramadan è una delle donne simbolo della lotta sindacale in Egitto. Un fatto sottolineato con molta chiarezza nel report. È stata dentro il sindacato federale fino al 2014, quando Al Sisi si è appropriato anche di quello.

Nonostante una lunga carriera da attivista, ha dovuto ridurre il suo impegno a causa delle continue minacce di arresto. «Una donna di 66 anni è stata arrestata perché ha parlato della storia del movimento», spiega.

Fatima, un’altra attivista che di mestiere fa l’infermiera, dal 2010 documenta le violazioni dei diritti di chi lavora negli ospedali. Quando ha cominciato a scrivere di questi casi, sindacalisti dell’Eutf hanno riportato la notizia alle forze di sicurezza nazionale, rendendola di fatto esposta.

«Persino le infermiere che vengono da me ogni giorno mi parlano di problemi con il salario e con le ore di lavoro, i loro diritti sono calpestati al pari di quelli di chiunque altro. Sono solo spaventate dallo Stato e non sono consapevoli dei loro diritti e delle leggi o di qualunque cosa debba fare per loro il sindacato», aggiunge.

Egitto-Francia, il caso Naval Group

Il rapporto si concentra poi sul caso specifico della Naval Group, società controllata dallo Stato francese che ha vinto appalti per la costruzione di diverse navi militari: quattro corvette classe Gowind, una fregata Fremm e due navi di proiezione e comando classe Mistral. Valore della commessa, dal 2014: 3 miliardi di euro. È stato il primo passo verso una maggiore cooperazione commerciale e militare tra Francia ed Egitto.

C’è però un problema. Tre corvette sono in fase di realizzazione all’Alexandria Shipyard, una delle principali aziende del Paese. Da maggio 2016 i lavoratori si sono periodicamente riuniti in sit-in di protesta per chiedere salari minimi e dotazioni di sicurezza. La risposta è invece stata la solita: arresti e licenziamenti di massa. Secondo fonti degli autori, tra il 2014 e il 2015 c’erano quotidianamente sul cantiere tra i 15 e i 25 funzionari dell’azienda francese.

Tra le raccomandazioni finali con cui si chiude il rapporto, l’ong include la richiesta all’azienda francese e agli Stati europei con rapporti commerciali in corso di rivedere le commesse con l’Egitto. È necessario, sostiene l’organizzazione, valutare con inchieste interne se i diritti dei lavoratori sono rispettati o meno.

Leggi anche: Amnesty International: i diritti umani nel Rapporto 2017

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