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Desaparecidos: ecco “dove vanno le persone scomparse” in Messico

"A dónde van los desaparecidos" è uno dei progetti di ricerca giornalistica più coraggiosi del 2018 in America Latina. Che ha permesso di scoprire nuove fosse comuni e di rivelare la "logica" che sta dietro a tante sparizioni in Messico. Un lavoro fatto di verifica, studio e ricerca sul campo nei luoghi della morte

da Città del Messico

«Nella primavera del 2011 un suono sveglia all’improvviso una coppia di giovani professionisti che vive in una piccola casa nello Stato di Durango, Nord del Messico. La coppia si alza e scopre che ci sono dei soldati in uniforme che cercano di rompere le catene del loro cancello. Rompono, entrano e iniziano a scavare nel loro giardino. Sottoterra trovano 12 cadaveri. Quel giardino, in realtà, prima di trasformarsi in una tranquilla villetta a schiera, era una casa abbandonata dove c’era una fossa comune».

Questa, come altre storie, dati, ricerche, è il prodotto di uno dei più coraggiosi lavori di ricerca giornalistica apparsi nel 2018 in America Latina: A dónde van los desaparecidos (Dove vanno le persone scomparse). Questo sito internet ha come obiettivo non solo quello di produrre dati, ma soprattutto di capire la logica del “perché” scompaiono le persone in Messico, oltre a quello di ridisegnare le rotte geografiche per ritrovarle. Perché molte di loro sono ancora vive e ridotte in schiavitù.

Fosse comuni in casa: “A dónde van los desaparecidos”

Passo dopo passo, un gruppo di giornaliste – Marcela Turati, Alejandra Guillén, Erika Kuru, Mago Torres e molti altri collaboratori – hanno dato vita a un progetto giornalistico che, come scrivono le autrici, «è un luogo a cui avvicinarsi con dolore, paura, rabbia, però allo stesso tempo, uno spazio a cui siamo convocate per pensare, sentire, dar un senso a quello che sta succedendo, accompagnare le famiglie dei desaparecidos – nella maggior parte dei casi abbandonate dalle istituzioni – e credere ancora che le cose possano cambiare».

Nell’immaginario che spesso si ha delle dittature latinoamericane degli anni Settanta, le fosse comuni si trovano sempre in luoghi lontani e difficili da raggiungere. Il grupo di A dónde van los desaparecidos dimostra invece che una fossa comune oggi può trovarsi anche nel giardino di casa. E la storia di Durango non è un’eccezione.

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Ritrovamento di resti in una fossa clandestina localizzata nel Cerro del Fraile, comune di García, Nuevo León – Foto: Erika Lozano

Il significato delle sparizioni in Messico

«Abbiamo sistematizzato e verificato cifre, esplorato quali sono le tecniche dell’antropologia forense, camminato per fosse e obitori cercando di capire, attraverso le tracce lasciate sui corpi, le modalità e le tecniche che si ripetono nei casi delle persone scomparse». Così Turati, Guillén, Kuru e Torres descrivono a Osservatorio Diritti il nuovo progetto di ricerca.

Capire quali sono i metodi, il sistema, la logica delle scomparse è fondamentale per scoprire non solo dove sono i corpi, ma anche dove potrebbero essere gli scomparsi che sono ancora vivi.

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Il primo passo è stato quello di creare una mappa per localizzare geograficamente dove scompaiono le persone, quali sono gli stati a maggior rischio e, all’interno di essi, i territori più pericolosi. 38 mila persone in poco più di dieci anni a cui viene ridato un luogo, una radice, una possibilità da cui ripartire. In questi anni il lavoro giornalistico in Messico è stato capace di “materializzare” dei corpi scomodi che per lo Stato non dovrebbero più esistere.

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Mappa nazionale delle fosse clandestine 2006-2016 – Visualizzazione: David Eads

I desaparecidos e la speranza di trovare sopravvissuti

«Nel 2015 la signora María de la Luz López Castruita, che dal 2008 cerca sua figlia Claribel Lamas López, riuscì a trovare uno di questi buchi neri nell’Ejido Patrocinio, Stato di Coahuila. Come fanno le famiglie delle vittime – che sono quelle che iniziano e portano avanti le ricerche, che poche volte fanno le istituzioni – trovò il modo di infiltrarsi nei luoghi dove corre voce che finiscono le persone che non riappariranno più».

Così le giornaliste raccontano come María de la Luz López Castruita si travestì da contadina ed entrò nei luoghi dove la criminalità organizzata brucia le persone e li reduce in liquido. Luoghi dove l’unica cosa che resta sono camice, pantaloni, scarpe, oggetti che raccontano che da lì sono passati.

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Vestiti ritrovati a Città Mante, Tamaulipas, Messico – Foto: Mónica González

Dati e analisi: i desaparecidos in Messico

A donde van los desaparecidos nasce in un territorio molto fertile di nuove proposte di ricerca che hanno un carattere interdisciplinare. I giornalisti lavorano con accademici ed esperti di antropologia forense per strutturare metodologie possibili e riuscire ad analizzare e raccontare una realtà che ha raggiunto livelli di violenza molto differenti da quelli del passato. Grazie a un altro progetto giornalistico, Quinto Elemento Lab, si è scoperto che fra il 2006 e il 2016 sono state trovate 2 mila fosse comuni.

Il progetto ha approfondito questo dato, scoprendo altre 978 fosse clandestine presenti in 24 stati del paese, cifra che supera di molto l’informazione ufficiale.

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Mostrine analizzate a Città del Messico il 9 maggio 2011 – Foto: Mónica González

Le giornaliste hanno sommato i dati del ritrovamento dei corpi pubblicati dalle istituzioni in tutto il paese. In totale si è arrivati alla cifra di 2 mila e 884 corpi, 324 crani e mille tra resti e frammenti ossei che non corrispondono a un numero determinato di persone. Ma il dato più inquietante è che solo 738 vittime sono state identificate. Fra gli stati più pericolosi è risultato esserci Tamaulipas, frontiera nord al confine con gli Stati Uniti, dove, secondo la Procura Generale di Giustizia, fra il 2006 e il 2016 sono state localizzate 280 fosse comuni con 336 corpi, di cui solo 18 identificati.

Secondo Jacobo Dayán, ricercatore del Colegio Nacional de México, «non ci sono informazioni ufficiali di fosse nel paese, così come non c’è chiarezza sull’ubicazione dei corpi. Un registro chiaro delle persone scomparse è urgente, ma anche uno dei frammenti, resti ossei e fosse, per iniziare a creare politiche strutturate di ricerche, esumazione e identificazione di corpi».

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