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Cisgiordania: Israele demolisce scuole e case palestinesi

L'ultima scuola a cadere nei territori palestinesi della Cisgiordania è stata segnalata il 5 dicembre, ma l'azione di Israele verso edifici considerati illegali prosegue ormai da diverso tempo. A soffrirne sono soprattutto i bambini, per i quali andare a scuola risulta un'impresa sempre più difficile

Una scuola elementare è stata demolita dalle forze di difesa israeliane (Idf, Israeli defense force). È accaduto la mattina del 5 dicembre nella comunità beduina di As Simiya, vicino alla città di Al Samou, nella zona a sud di Hebron, in Cisgiordania. La notizia è stata riportata dall’agenzia di stampa palestinese Wafa, da quella turca Anadolu e dall’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari, Ocha, con un alert pubblicato sulla pagina Facebook dell’ente internazionale nei territori occupati.

La scuola, denominata “Al Tahaddi 13”, che in arabo significa “scuola della sfida”, sarebbe stata inaugurata dopo qualche giorno la sua demolizione. Destinato a ospitare una cinquantina di bambini, l’istituto è costato circa 40.000 euro e prevedeva sette “classi mobili” con l’obiettivo di evitare il viaggio quotidiano degli alunni di As Simiya verso la città di Al Samou.

Gli studenti, infatti, sono costretti ad affrontare ogni giorno il lungo cammino verso la scuola, subendo spesso violenze da parte israeliana e dovendo attraversare la principale autostrada della zona.

Le tre aree della Cisgiordania negli accordi di Oslo

La scuola demolita rientrava nel programma del ministero della Pubblica istruzione palestinese per costruire “aule mobili”, ossia allestite in container, per i bambini residenti in comunità, considerate vulnerabili e a rischio, sparse in tutta l’area C della Cisgiordania meridionale.

In seguito agli accordi di Oslo siglati nel 1995 da Israele e dall’Autorità nazionale palestinese (Anp), la Cisgiordania venne suddivisa in tre aree: A, B e C. L’area A ricade sotto il controllo amministrativo e di sicurezza dell’Anp. L’area B è controllata a livello amministrativo dall’Anp, mentre la sicurezza è sotto il comando israeliano. Infine l’area C, nella quale vivono circa 300.000 palestinesi, molti dei quali beduini, è sotto il totale controllo, civile e di sicurezza, dello stato di Israele.

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Cisgiordania, scuole e case demolite da Israele

Le scuole palestinesi sono da tempo le prime vittime delle demolizioni autorizzate da Israele. Le forze di difesa, infatti, confiscano e buttano giù regolarmente strutture considerate illegali dal governo perché prive dei necessari permessi di edificazione nell’area C. Per i palestinesi è spesso difficile ottenere queste autorizzazioni. Una difficoltà che spinge molti a traferirsi o a innalzare costruzioni senza i via libera necessari.

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Il coordinatore dell’Ocha nel territori palestinesi occupati, Roberto Valent, aveva allertato qualche mese fa sulla difficile situazione di alcuni istituti scolastici palestinesi: almeno 45 a rischio demolizione a causa della mancanza di permessi nel mese di febbraio 2018.

In seguito alla demolizione della scuola di Abu Nuwar, comunità beduina nella parte Est di Gerusalemme, anche il governo palestinese con base a Ramallah aveva sollecitato un’azione internazionale urgente per fermare il comportamento israeliano che vìola il diritto dei bambini palestinesi all’istruzione.

Ad Abu Nuwar vivono su base stagionale quasi 700 palestinesi, l’88 per cento dei quali rifugiati. Una realtà che fa parte delle 46 comunità beduine della Cisgiordania, 18 delle quali nella zona E1 tra la parte Est di Gerusalemme e l’insediamento israeliano di Ma’ale Adumim.

Palestina: occupazione nella West Bank e demolizioni

L’Ocha ha pubblicato a fine novembre l’ultimo report sulle demolizioni ed evacuazioni avvenute in Cisgiordania, nel quale si evidenzia un netto aumento delle demolizioni nel mese di ottobre sia rispetto ai mesi precedenti, sia alla media mensile riscontrata nel 2017. Sarebbero infatti circa 51 le strutture demolite o poste sotto sequestro dalle autorità israeliane nel solo mese di ottobre, con 43 persone costrette a cercare nuove abitazioni.

Undici di queste strutture, situate tra la zona Est di Gerusalemme e l’area C, erano destinate all’assistenza umanitaria. Cinque di queste erano ricoveri donati in risposta a una precedente emergenza abitativa causata dalle demolizioni avvenute bella comunità di Halaweh, a sud di Hebron, in quella che viene chiamata “Firing Zone 918” (Zona di fuoco 918), dichiarata zona militare già negli anni ‘70.

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© Foto OCHA

Anche il centro israeliano di informazione per i diritti umani nei territori occupati, B’tselem, denuncia sul proprio sito come migliaia di persone si trovino quotidianamente a dover affrontare un imminente espulsione o demolizione da parte delle autorità israeliane sotto vari pretesti. La situazione, secondo l’ente israeliano, va avanti da decenni e farebbe parte di una più ampia strategia mirata a rendere sempre più miserevoli e difficoltose le condizioni di vita in molte comunità dell’Area C.

Sempre in questa prospettiva, le autorità israeliane proibiscono costruzioni di edifici pubblici o privati in questi territori, negando la possibilità di un collegamento idrico o elettrico. Quando i residenti resistono a queste restrizioni e costruiscono ugualmente, senza permessi, le autorità ordinano costanti demolizioni.

Le zone colpite dall’azione israeliana in Cisgiordania

Le zone più colpite da demolizioni e sfollamenti sono tre: le South Hebron Hills, colline a sud di Hebron, dove si trova, appunto, la comunità di As Simiya e dove vivono circa un migliaio di palestinesi, la metà dei quali minori; l’area di Ma’ale Adumim, detta anche E1, dove vivono circa 1.400 residenti a rischio espulsione a causa del piano israeliano che prevede la creazione di un blocco urbano tra Ma’ale Adumin e Gerusalemme; la Valle del Giordano, nella quale vivono 2.700 palestinesi.

Secondo il report pubblicato dall’Ichad, il Comitato israeliano contro la demolizione delle abitazioni, nel mese di novembre sarebbero almeno 63 le strutture palestinesi demolite dalle forze di sicurezza israeliane: 42 persone sfollate, tra cui 19 minori, per un totale di 687 persone colpite, tra cui 196 bambini, dall’inizio dell’anno.

Molte delle strutture demolite sostenevano l’agricoltura, la pastorizia e il commercio locale. Le demolizioni non sono destinate però solo ai territori occupati e le comunità beduine sono prese di mira anche all’interno di Israele. L’Ichad ricorda infatti che il villaggio beduino palestinese di Al-Aragib, nel deserto del Naqab nel sud di Israele, è stato demolito quest’anno per la 136esima volta. E con l’arrivo dell’inverno la situazione di chi si ritrova da un giorno all’altro senza casa diventa drammatica.

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Mappa: la cartina geografica della Cisgiordania

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