Antiterrorismo: legge sicurezza usata contro difensori dei diritti

Quindici attivisti inglesi del collettivo End Deportations sono stati condannati con una legge sulla sicurezza contro il terrorismo per avere bloccato un aereo che trasportava 60 immigrati espulsi. La pena inflitta ai "15 di Stansted", dal nome dell'aeroporto londinese, sarà pubblicata a febbraio 2019. Amnesty parla di «duro colpo ai diritti umani»

«Colpevoli». La corte di Chelmsford, città a una sessantina di chilometri da Londra, ha condannato il 10 dicembre scorso 15 attivisti inglesi che, nel marzo 2017, avevano impedito a un volo charter di decollare dall’aeroporto di Stansted con una sessantina di immigrati con documenti irregolari a bordo. Per i giudici, la colpa dei membri del collettivo End deportations (Stop alle espulsioni), protagonisti dell’azione, è quella di aver messo in pericolo «la sicurezza delle persone e delle operazioni» nello scalo londinese.

Per la seconda volta dalla loro introduzione, e la prima assoluta in un caso di questo genere, i magistrati hanno fatto riferimento alle disposizioni antiterrorismo dell’Aviation and Maritime Security Act del 1990, entrate nell’ordinamento britannico dopo l’attentato di Lockerbie di due anni prima.

Immigrati espulsi mettendo a rischio la loro sicurezza

Le autorità britanniche stavano riportando gli immigrati a bordo dell’aereo nei paesi d’origine: Nigeria, Gambia e Sierra Leone. È la dottrina inglese del “Deport first, appeal later” (prima espelli, poi fai appello), introdotta nell’ordinamento britannico nel 2014 per velocizzare le procedure per le espulsione di stranieri senza il diritto di rimanere nel Regno Unito.

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Secondo gli attivisti del collettivo End deportations, sul volo charter di quel giorno c’era anche una donna minacciata dall’ex marito, un uomo che aveva tentato il suicidio pur di evitare di partire e almeno due persone che erano state vittime di traffico di esseri umani.

La disobbedienza civile diventa “reato di solidarietà”

Per impedirne la partenza, quella mattina gli attivisti hanno tagliato le reti intorno all’aeroporto, hanno corso lungo la pista e, individuato l’aereo, si sono incatenati alle ali. Si è trattato, dunque, di un’azione di disobbedienza civile per opporsi alle espulsioni decise dalle autorità britanniche e per difendere i diritti dei migranti.

«Ero arrabbiato. Dopo mesi di detenzione, l’idea di affrontare un giorno in più in quel purgatorio mi riempiva di terrore», dice al quotidiano The Guardian uno dei sessanta stranieri destinati quel giorno a essere rimpatriati. Ora, invece, grazie all’azione dei quindici attivisti, la sua vita è cambiata.

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«Ho avuto l’opportunità di fare appello sul mio caso, vincendo», e di rimanere così «a fianco della mia compagna durante e dopo un complicato e prematuro parto».

Insieme a lui, altri dieci, da espellere con quel  volo charter, erano ancora presenti legalmente nel Regno Unito lo scorso luglio.

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Protesta degli attivisti di fronte al ministero dell’Interno

Amnesty: «Duro colpo ai diritti umani»

In attesa della pubblicazione delle condanne, prevista per il prossimo 4 febbraio, gli attivisti di “End deportations” respingono le accuse con decisione.

«Siamo colpevoli di niente più che essere intervenuti per evitare altro dolore. Il vero crimine sono i voli vili, inumani e dal dubbio profilo legale utilizzati dal governo per le espulsioni e l’uso senza precedenti delle leggi antiterrorismo per colpire le proteste pacifiche», scrivono in un comunicato.

A fianco degli attivisti si è schierata anche Amnesty International UK, che ha ribadito la sua «profonda preoccupazione per la decisione di condannare i difensori dei diritti umani per la violazione delle norme antiterrorismo». È un precedente preoccupante, che «potrebbe scoraggiare altri attivisti dal portare avanti azioni dirette e nonviolente in difesa dei diritti umani».

Secondo Kate Allen, direttrice di Amnesty International, la condanna dei quindici di Standsted è un «duro colpo per i diritti umani nel Regno Unito». La prima volta nell’anniversario della Dichiarazione dei diritti umani.

Condannati secondo la normativa antiterrorismo

«È molto probabile che chi ha già dei precedenti per azioni di questo tipo venga imprigionato», spiega a Osservatorio Diritti Kevin Smith, del collettivo “End Deportations”, in prima fila per fermare le espulsioni decise dalle autorità inglesi. «Nei confronti degli attivisti, prima è stata mossa una accusa più lieve, poi i giudici li hanno indagati e ora condannati per violazione di una legge antiterrorismo». Con pene previste che arrivano fino all’ergastolo.

È la prima volta che nel Regno Unito, denuncia Amnesty International, «accuse così gravi sono usate contro coloro che pacificamente difendono i diritti umani». È una decisione che mette in allarme gli accademici Cammiss, Doherty e Hayes:

«L’uso delle norme antiterrorismo in questo caso è un’ulteriore prova del clima di repressione che colpisce i gruppi che portano avanti proteste non violente, ma che disturbano», scrivono in un articolo sul New Statesman.

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