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La Dichiarazione universale dei diritti umani dal 1948 ai nostri giorni

Storia, riassunto, struttura e commento della Dichiarazione universale dei diritti umani dell'Onu, approvata il 10 dicembre 1948 dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite. Un preambolo e 30 articoli che hanno ridato dignità a donne e uomini di tutto il mondo riconoscendone i diritti inalienabili

di Francesca Romana Partipilo

La Dichiarazione universale dei diritti umani venne adottata il 10 Dicembre 1948 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, a conclusione di un lavoro di stesura guidato dalla volontà di evitare il ripetersi delle atrocità commesse durante la Seconda guerra mondiale. Il Preambolo della Dichiarazione specifica difatti che «il disconoscimento ed il disprezzo dei diritti umani hanno portato ad atti di barbarie che offendono la coscienza dell’umanità», e dunque considera fondamentale che «i diritti umani siano protetti da norme giuridiche, se si vuole evitare che l’uomo sia costretto a ricorrere, come ultima istanza, alla ribellione contro la tirannia e l’oppressione».

Proprio per evitare il ripetersi di conflitti e violenze, la Dichiarazione sancisce i diritti inalienabili di ogni essere umano, senza distinzione di razza, sesso, religione, ideologia politica. Come dichiarato all’epoca da un membro della commissione dei Diritti umani, l’organo incaricato di stilare il documento, «si percepiva chiaramente di partecipare ad un evento storico e veramente significativo, in cui era stato raggiunto un consenso sul valore supremo della persona umana, un valore che non era originato dalla decisione di un potere terreno, ma piuttosto dall’intrinseca dignità dell’uomo, che ha dato origine al diritto inalienabile di ogni uomo a vivere libero da violenza ed oppressione ed a sviluppare pienamente la propria personalità».

A 70 anni di distanza da quel momento, la Dichiarazione universale rappresenta ancora uno degli strumenti principali per la protezione internazionale dei diritti umani ed uno dei traguardi più importanti nella storia del diritto internazionale.

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Il voto sulla Dichiarazione universale all’Assemblea Onu del 1948 (favorevoli in verde; astenuti in arancione; contrari in nero; non facevano parte dell’Onu in grigio) – Foto: Rodentologist (via Wikimedia)

Storia della Dichiarazione universale dal 1948 a oggi

La Dichiarazione venne stilata dalla commissione dei Diritti Umani, un comitato creato dal Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite e composto da membri provenienti da otto stati, selezionati sulla base del criterio della più ampia rappresentatività geografica. La Commissione dei Diritti Umani, così composta, era presieduta da Eleanor Roosevelt, vedova del presidente americano Franklin Roosevelt, nonché fervente attivista politica e sostenitrice dei diritti umani.

I lavori della commissione si aprirono nel 1947 e la prima stesura della Dichiarazione venne presentata nel settembre 1948, per poi essere adottata poco tempo dopo. Nei decenni trascorsi dalla sua adozione, la Dichiarazione si è evoluta, passando da mero strumento non giuridicamente vincolante a perno del sistema internazionale della protezione dei diritti umani e fondamento di successive convenzioni e documenti giuridicamente vincolanti.

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Come ricordato dall’Alto commissario per i Diritti umani, Michelle Bachelet, lo scorso 6 dicembre, la Dichiarazione universale riveste ancora un’importanza fondamentale nell’ambito della difesa dei diritti umani. Difatti, la Dichiarazione non rappresenta più solo un documento di indirizzo politico ed un esempio di “soft law”, ma permea di sé qualsiasi area del diritto internazionale, costituendo il fondamento ultimo del sistema internazionale della protezione dei diritti umani.

Come notato da Antonio Augusto Cancado Trinidade, ex presidente della Corte Inter-Americana dei Diritti dell’Uomo, all’epoca dell’adozione del documento nessuno poteva anticipare che la Dichiarazione avrebbe portato ad uno storico processo di generalizzazione della protezione dei diritti umani su scala universale. La dichiarazione ha difatti fornito il fondamento per la stesura dei due successivi patti, il Patto internazionale sui diritti civili e politici ed il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali, nonché la base di numerosi altri trattati e documenti.

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Struttura della Dichiarazione universale dei diritti umani: breve riassunto dall’articolo 1 all’articolo 30

La Dichiarazione è composta da trenta articoli, preceduti da un preambolo, che incorporano i diritti inalienabili dell’uomo e che, nonostante il carattere non vincolante del documento, sono stati trasferiti e sviluppati in successivi trattati giuridicamente vincolanti, strumenti regionali e costituzioni nazionali.

Il preambolo della dichiarazione riconosce il valore intrinseco di ogni uomo, sottolineando che la dignità di ciascun membro della “famiglia umana” costituisce la base della libertà, giustizia e pace nel mondo.

L’articolo 1 e l’articolo 2 ribadiscono i concetti fondamentali di dignità, eguaglianza, libertà e fratellanza, che costituiscono la chiave di volta dell’intero documento.

Gli articoli successivi enunciano i diritti inalienabili di ciascuno, quali il diritto alla vita, la proibizione della schiavitù e della tortura, il diritto all’uguaglianza davanti alla legge e alla presunzione di innocenza, il diritto alla libertà di movimento, di pensiero, di espressione, di coscienza e religione.

L’articolo 14, che garantisce il diritto di cercare e ricevere asilo da guerra e persecuzioni, e che riveste oggi una fondamentale importanza alla luce della grave crisi migratoria che si protrae da anni, verrà poi ripreso e reso vincolante dalla Convenzione di Ginevra del 1951 sullo status dei rifugiati.

dichiarazione universale dei diritti umani
Foto: Andrew Stanbridge / Amnesty International

La Dichiarazione universale si basa sul concetto di interdipendenza dei diritti umani e dunque affianca ai diritti civili e politici quelli economici, sociali e culturali, riconoscendo il diritto alla proprietà privata, alla sicurezza sociale, all’istruzione, al lavoro ed alla libera scelta dell’impiego, ad una remunerazione equa e ad un tenore di vita dignitoso.

Proprio per questa sua caratteristica la Dichiarazione rappresenta un documento unico, adottato in un periodo storico assai complesso e caratterizzato dalla contrapposizione tra blocchi che ha segnato tutta la Guerra Fredda. Difatti, le diverse scuole di pensiero relative al concetto di diritti umani sono confluite nel documento ed hanno contribuito a creare una lista esaustiva di diritti che potesse accomodare le aspettative e richieste di tutti.

Dichiarazione universale dei diritti umani dell’Onu, Eleanor Roosevelt e le donne

Osservatori e studiosi concordano sull’importanza centrale che Eleanor Roosevelt ha rivestito nell’ambito dei lavori che hanno portato all’adozione della Dichiarazione. Difatti, pur non avendo ricevuto una specifica preparazione giuridica, Eleanor Roosevelt si dimostrò un’abile negoziatrice ed un’instancabile sostenitrice dei diritti dell’uomo.

Tuttavia, mentre il ruolo di Eleanor Roosevelt durante la stesura del documento è ben noto, meno nota è la circostanza che altre donne, provenienti da India, Pakistan, Danimarca, dal blocco comunista e da altri paesi in tutto il mondo, hanno apportato un contributo fondamentale alla nascita della Dichiarazione.

La Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino

Ad esempio, come sottolineato dall’alto commissario Michelle Bachelet, è grazie all’attivista, scrittrice ed educatrice indiana Hansa Mehta che la frase di impronta francese «tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali», tratta dalla Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1789, viene adottata dalla commissione ed inserita nella Dichiarazione. Una frase che si rivelerà rivoluzionaria in termini di diritti delle donne e delle minoranze.

Difatti, durante i lavori della commissione, Hansa Mehta obiettò all’osservazione per cui la parola “uomini” sarebbe stata intesa come comprensiva anche delle donne, un concetto all’epoca ampiamente diffuso. La scrittrice sostenne invece che alcuni paesi avrebbero potuto utilizzare una tale formulazione per limitare i diritti delle donne e si battè affinché la Dichiarazione riprendesse la formulazione più ampia della dichiarazione francese.

Questa circostanza non dimostra solo l’importanza che le donne hanno rivestito durante il processo di stesura e adozione del documento, ma anche l’influenza che la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino ha esercitato sulla Dichiarazione del 1948. Difatti, numerosi membri del comitato dell’Onu incaricato di discutere le bozze della Dichiarazione sostenevano che la Francia rappresentasse il paese più indicato per rintracciare le fondamenta dei diritti umani, in quanto patria dei diritti dell’uomo e paese in cui la libertà e l’eguaglianza, intese in senso moderno, erano nate.

Cosa resta da fare: il commento di Amnesty sul tema

Nonostante i progressi raggiunti negli ultimi decenni grazie alla Dichiarazione universale ed all’impegno costante e coraggioso di attivisti e sostenitori dei diritti umani, i trenta articoli della Dichiarazione restano un miraggio per buona parte dell’umanità. Oggi un bambino su dieci è vittima di lavoro minorile, intere regioni sono devastate da conflitti sanguinosi, donne e bambine vengono marginalizzate e sono vittime di violenze, 68 milioni di persone hanno dovuto abbandonare le proprie abitazioni a causa di guerre e persecuzioni, migranti e rifugiati vengono privati dei loro diritti fondamentali e discriminati, le minoranze ed i gruppi più vulnerabili sono costantemente vessati, campagne militari e pulizie etniche si svolgono sotto gli occhi indifferenti della comunità internazionale, l’ineguaglianza sociale è in forte crescita e la libertà di espressione viene messa in pericolo da governi autoritari e repressivi.

Il rapporto di Amnesty International relativo alla situazione dei diritti umani nel 2017/2018 sottolinea come sia necessario un rinnovato impegno a favore della protezione internazionale dei diritti umani. La battaglia per i diritti umani non è ancora stata vinta e spetta a tutti noi continuare a difendere i principi enunciati nella Dichiarazione in nome della dignità, eguaglianza e solidarietà tra gli uomini, per fare in modo che la violenza e le atrocità della Seconda guerra mondiale rimangano solo un ricordo ed un monito per tutti.

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