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Difensori dei diritti umani: la lunga marcia verso le Nazioni Unite

Si è concluso ieri a Parigi il secondo summit mondiale dei difensori dei diritti umani. Il risultato della tre giorni parigina è un piano d'azione che sarà presentato a dicembre all'Onu. Si chiederà a governi, istituzioni e multinazionali di impegnarsi a proteggere la vita degli attivisti

Sono stati più di 150 i difensori dei diritti umani arrivati a Parigi per il secondo summit mondiale, che si è concluso ieri al Palais de Chaillot. Esattamente nello stesso luogo dove, nel 1948, è stata firmata la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e dove 20 anni fa si è svolta la prima riunione. Come ha sottolineato il sindaco della capitale francese, Anne Hidalgo, «il momento storico che stiamo vivendo, le crisi che stiamo attraversando, si pensi alla marcia dei migranti in Messico o alle elezioni presidenziali in Brasile, ci impongono di domandarci in che mondo vogliamo vivere e di agire di conseguenza».

Il piano d’azione dei difensori da presentare all’Onu

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Gli oltre 150 difensori dei diritti umani riuniti sotto la cupola dello spazio Niemeyer – Foto Laura Filios

La risposta hanno provato a darla gli uomini e le donne che, arrivati dai quattro angoli del pianeta, si sono riuniti sotto l’avveniristica cupola dello spazio Niemeyer, sede del partito comunista francese. Qui hanno messo in campo le loro esperienze di abusi e torture, le loro lotte in nome dei diritti delle donne, delle persone Lbgti, dei popoli indigeni, contro il cambiamento climatico. Battaglie personali o collettive, fatte da pochi, in nome di tutta l’umanità.

Il risultato di questa tre-giorni è stato annunciato al Palais de Chaillot: la scrittura di un piano d’azione da sottoporre a governi, istituzioni e multinazionali, e che a dicembre sarà presentato anche all’Onu per proteggere e promuovere il lavoro degli attivisti, esattamente a 20 anni di distanza da un’altra dichiarazione delle Nazioni Unite, quella, appunto, sui difensori dei diritti umani.

Il sostegno di Francia e Norvegia a chi lotta per i diritti

Un appello di aiuto, sostegno e protezione raccolto dalla Francia, stato pioniere in materia di vigilanza sulle violazioni dei diritti umani grazie a una legge approvata l’anno scorso. Istanze che l’ambasciatore François Croquette si è impegnato ad avanzare durante il prossimo forum sulla Pace, in programma sempre a Parigi tra due settimane. Un appoggio incondizionato dimostrato anche dal governo norvegese che, con la sua risoluzione, ha permesso di fissare la data di presentazione del piano d’azione all’Assemblea generale dell’Onu del prossimo 17 dicembre.

«Sarà un momento molto importante – ha sottolineato Michel Forst, Relatore Speciale delle Nazioni Unite sui difensori dei diritti umani – perché anche grazie a questi tre giorni potremo a dire a ambasciatori e ministri che ora sappiamo noi meglio di loro quello di cui abbiamo bisogno. Sarà il momento di specificare meglio chi sono i difensori, il valore delle loro azioni e del ruolo che io rivesto. Per questo ho bisogno di voi. Aiutatemi ad aiutarvi. Per farlo dobbiamo rompere le dighe morali, politiche, istituzionali e legislative».

Il primo summit di chi ha lottato per i diritti umani

«Nel 1998 ero a Parigi per il primo summit», ha detto Andrew Anderson, direttore di Front Line Defenders, ong irlandese tra le organizzatrici dell’evento insieme, tra le altre, a Amnesty International, Reporter senza frontiere e la Federazione Internazionale dei Diritti Umani (Fidh).

«Quello che posso dire è che, in questo lasso di tempo, i difensori dei diritti umani sono diventati sempre più numerosi e la rete più strutturata. Il senso di questo nuovo incontro – ha proseguito Anderson – è di offrire a chi si batte, a proprio rischio e pericolo, in difesa dei diritti di tutti, ulteriori strumenti. Di scambiarsi informazioni, di confrontarsi sulle strategie, di aiutare queste persone a sentirsi meno sole e anche meno “depresse” nelle loro lotte contro i poteri corrotti, le multinazionali e le forze militari e paramilitari».

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Chi sono i difensori dei diritti umani

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L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, Michelle Bachelet, al summit mondiale di Parigi – Foto Laura Filios

«La libertà è indivisibile», ha ricordato, citando Nelson Mandela, Michelle Bachelet. L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, lunedì 29 ottobre, durante l’evento di apertura, ha tracciato un ritratto dei difensori e delle difensore dei diritti umani.

«Quando vede qualcuno in catene, i cui diritti sono negati, non si gira dall’altra parte, ma agisce in nome della giustizia. Sia che si trovi sotto i riflettori o in una comunità remota. Non basta che conosca a memoria tutti gli articoli della Dichiarazione. Anzi, la maggior parte delle volte agisce d’istinto».

«Queste sono le persone – ha proseguito – che compongono il virtuoso meccanismo che porta alla giustizia e all’equità. Ogni attacco a un singolo difensore è un attacco agli stessi diritti umani, quindi a ciascuno di noi. Per questo i governi si devono impegnare affinché tutto ciò non avvenga».

Corruzione e abusi di potere, l’origine di tutti i mali

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Parigi: summit mondiale dei difensori dei diritti umani. Foto Olivier Papegnies / Collectif Huma

Oggi, si può immaginare un mondo senza di loro? Per Anderson «no, non potrà esistere finché ci saranno corruzione e abusi di potere. Anzi più la rete si espande, più è forte l’oppressione». Secondo l’ultimo rapporto di Front Line Defenders, presentato lo scorso gennaio a Dublino, solo nel 2017 sono stati 312 i difensori uccisi in 27 paesi diversi. «Un numero destinato ad aumentare nel 2018». Un paradosso di cui ha parlato anche Yaha Assiri, attivista saudita:

«In questi anni sono stati fatti grandi passi in avanti. Eppure la situazione in cui ci troviamo è peggiore di prima. Pensiamo alla Primavera Araba, a quello che è successo in Tunisia, in Siria, in Yemen, in Egitto. La gente è scesa in strada per chiedere pane, libertà e dignità. Le risposte sono state morte e repressione».

«Quel che è vero, però, è che questi 20 anni sono serviti alle persone a prendere coscienza della pressione che possono esercitare sui poteri forti – secondo Anderson – e la loro importanza è dimostrata proprio dal fatto che sono sempre più sotto attacco».

Sostegno e protezione, l’aiuto imprescindibile delle ong

Per questo è fondamentale l’attività di sostegno e protezione svolta nei loro confronti. Un lavoro che alla ong irlandese è valso quest’anno il Premio delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, assegnato a New York lo scorso 25 ottobre. Sono, infatti, 4 mila i difensori a cui Front Line Defenders offre aiuto.

«Spetta a noi – ha detto Anderson – il compito di difenderli e supportarli. Specialmente i più perseguitati, ovvero coloro che si battono per i diritti dei popoli indigeni, per la difesa dell’ambiente e contro i megaprogetti. Più sono lontani dai centri del potere e più sono soggetti alle minacce».

Diritti sotto attacco anche in Europa

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Il Relatore Speciale delle Nazioni Unite sui difensori dei diritti umani, Michel Forst, al summit di Parigi – Foto Laura Filios

Un ritratto dello stato dell’arte della difesa dei diritti umani lo ha fatto Forst durante la plenaria d’apertura. «In questi venti anni il contesto è cambiato, il mondo è cambiato e anche noi siamo cambiati», ha detto rivolgendosi agli attivisti.

«Ma la difesa dei diritti umani continua ad essere un esercizio difficile, un esercizio di equilibrio permanente tra la volontà di apportare un cambiamento e l’esposizione a rischi sempre più grandi. Soprattutto, ultimamente, per la retorica nazionalista, populista e xenofoba. E anche in Europa, uno spazio che noi immaginiamo pacifico e aperto, iniziamo a sentire dei discorsi che pensavamo fossero dimenticati.

«Anche in Europa – ha proseguito – vengono messi in discussione concetti fondamentali come il diritto di espressione della propria sessualità, quello riproduttivo, quello di solidarietà e anche il diritto d’asilo».

La sfida dei difensori dei diritti per i prossimi 20 anni

Per questo sono davvero tante le sfide che dovranno affrontare nei prossimi anni i difensori dei diritti umani. «Quando parlo con loro, la cosa peggiore che gli possa capitare, mi dicono, sono le campagne di diffamazione che oggi vengono messe in atto in molti stati. Questo è quello che più di tutti mette a rischio la loro vita, il fatto che vengano assimilati a dei terroristi, a delle minacce per il sistema precostituito. E questo è quello su cui dobbiamo lavorare per fare in modo che non avvenga», ha concluso Forst.

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