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Eni Nigeria, a processo il flusso di denaro della presunta maxi-tangente

Il processo milanese per corruzione che coinvolge Eni e Shell sulla licenza del giacimento Opl 245 entra nel vivo. I pm hanno ricostruito dove sono finiti i soldi della presunta tangente da 1 miliardo di dollari. A beneficiarne politici, intermediari, giudici e imprenditori nigeriani. Una situazione che potrebbe riproporsi alle prossime elezioni in Nigeria

Sono passati più di otto mesi dalla prima udienza del “Scaroni + altri”, a Milano. Sul banco degli imputati siedono Eni e Shell, accusate di aver pagato una maxi-tangente da oltre un miliardo di dollari per ottenere la licenza del giacimento nigeriano Opl 245. Il processo del secolo: in gioco c’è la più grossa presunta tangente nella storia.

Eni Nigeria, intermediari e corruzione a processo

Durante queste prime udienze, i pm Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro hanno ricostruito di fronte alla corte il flusso di denaro della presunta maxi-tangente, svelando l’industria della corruzione nigeriana che avrebbe usufruito di quanto ricevuto dai due colossi europei. Un sistema collaudato che passa per intermediari, politici, giudici, imprenditori. E che funziona solo nel caso in cui ci sia qualcuno disposto a pagare per ottenere favori.

Ma questi soldi – si difendono Eni e Shell – sono stati versati su conti governativi, quindi legittimi. Ciò che ne è stato fatto dopo esula, quindi, dalle competenze dei due gruppi industriali, secondo la tesi difensiva (qui la posizione di Eni).

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Gli 1,092 miliardi di dollari della presunta maxi-tangente sono versati in effetti su un conto londinese aperto dal governo nigeriano alla banca Jp Morgan Chase. I soldi arrivano il 24 maggio del 2011. Ad agosto 2011, da qui vengono dirottati altrove. La Malabu Oil and Gas Ltd, società petrolifera che all’epoca aveva in mano la licenza per l’estrazione del petrolio nel giacimento Opl 245, ottiene due versamenti ciascuno da 400 milioni di dollari su due conti correnti aperti in altrettante banche nigeriane. Proprietario è l’ex ministro del petrolio nigeriano Dan Etete, che si era attribuito la licenza prima di decadere da ministro all’epoca della dittatura del generale Sani Abacha (1993-1998).

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Foto: Luka Tomac/Friends of the Earth International (via Flickr)

Dan Etete e Mr. Corruption nell’affaire Opl 245

Uno dei due conti, poi, trasferisce i 400 milioni sulla società americana Rocky Top Resources, riconducibile sempre a Etete. L’altro conto, invece, versa i 400 milioni ad Abubakar Aliyu. Aliyu è un businessman del settore petrolifero e un faccendiere che lavorava per conto dell’ex presidente Goodluck Jonathan, al potere dal 2010 al 2015, anno in cui è stato sconfitto dall’attuale capo di Stato Muhammadu Buhari. In Nigeria la commissione crimini finanziari ha soprannominato Aliyu “Mr Corruption”, tanto per dare l’idea di come il faccendiere sia diventato ricco.

Questo flusso è stato confermato già in una precedente udienza, l’11 ottobre, dall’ex agente dell’Fbi Debra Laprevotte, oggi dipendente di Sentry, ong finanziata – tra gli altri – dalla fondazione di George e Amal Clooney.

L’industria della corruzione in Nigeria

Il denaro scorre veloce sui conti riconducibili a Etete e a Aliyu: il colonnello della Guardia di Finanza di Milano Alessandro Ferri, in due diverse udienze, ha tracciato centinaia di operazioni in entrata, e soprattutto in uscita, da questi conti. Spesso, però, nemmeno per la Finanza è stato possibile capire esattamente i beneficiari finali dei soldi. E ancora più di frequente i soldi – mossi nella maggior parte dei casi in tranche da milioni di dollari – sono stati trasformati in contanti nei Bureau de change, gli uffici cambiavalute che sono delle veri centri nevralgici della corruzione in Nigeria, secondo quanto ricostruito nell’indagine della procura milanese.

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Tra i pagamenti effettuati da Etete, i più curiosi riguardano l’acquisto di un jet privato (per 56 milioni di euro) che Etete usava per i suoi viaggi d’affari. Il secondo è un versamento alla Tesoreria dello Stato francese, che corrisponderebbe all’ammenda comminata dalla Francia per un caso di riciclaggio internazionale del 2007.

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I politici nigeriani a libro paga di Aliyu: i sospetti di tangenti e corruzione

Abubakar Aliyu invece ha contribuito ad arricchire pezzi grossi dell’establishment della Nigeria. Tra questi, i più importanti sono:

l’ex ministro della giustizia Mohammed Adoke Bello, ex procuratore generale tra il 2010 e il maggio 2015, ossia gli anni dei pagamenti della tangente. Di lui parla Jonathan Benton, poliziotto dell’unità anticorruzione inglese venuto a testimoniare al processo il 5 ottobre. Adoke ha incontrato Benton, riferendogli di essere al corrente del caso di corruzione legato all’Opl 245, ma di non poter indagare per «pressioni dall’alto»;

l’ex ministro del Petrolio e prima presidentessa dell’Opac (l’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio) Diezani Alison Madueke. La donna, che ha lasciato il ministero nel 2015, da allora è implicata in casi di corruzione, frode e appropriazione indebita in Nigeria, Gran Bretagna e Stati Uniti. Nell’ottobre 2017 la corte nigeriana le ha sequestrato 56 case in tutto il mondo. È stata rilasciata sotto cauzione dalla polizia anticrimine inglese (Nca) nel 2015, a seguito di un processo sempre per corruzione e appropriazione indebita;

l’ex ministro della Difesa Aliyu Gusau, ex militare acerrimo nemico dell’attuale presidente Buhari, visto che nel 1985 ha partecipato al colpo di Stato per deporlo;

Christopher Bajo Oyo, che nel 1998, all’epoca della “ri-assegnazone” di Opl 245 alla Malabu era ministro della Giustizia. Si sarebbe preso 10 milioni di dollari;

Il senatore Obiorah, tra i fedelissimi di Jonathan: si sarebbe intascato 11 milioni.

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Il presidente della Nigeri Buhar. Foto: Rodrigue Ako (via Flickr)

Il pericolo per le prossime elezioni in Nigeria

Nel febbraio 2019 si torna a votare per le elezioni politiche in Nigeria. Come a ogni elezione, si temono brogli ed episodi di corruzione. Quel che è emerso finora dalle aule del Tribunale di Milano sembra confermare l’esistenza di un sistema in Nigeria che cercava di appropriarsi di soldi che in realtà sarebbero dovuti finire nelle casse dello Stato.

Il People Democratic Party (Pdp), il partito dell’ex presidente Jonathan e degli ex ministri coinvolti nel caso Opl 245, ha scelto Atiku Abubakar, vicepresidente ai tempi della presidenza Obasanjo (1999-2007), come avversario di Muhammadu Buhari, che correrà per una riconferma con il partito All Progressive Congress (Apc).

Atiku nel 2006 è stato accusato da Dan Etete di aver cercato di sottrarre alla sua Malabu la licenza per Opl 245. Secondo Etete, l’ex vicepresidente nigeriano sarebbe stato in combutta con Shell, a cui avrebbe dovuto in seguito cedere la licenza. La società con cui Atiku avrebbe cercato di appropriarsi dell’Opl 245 sarebbe Intels, aperta negli anni ‘80 da Gabriele Volpi, imprenditore italo-nigeriano che al momento ha aperti tre casi giudiziari a suo carico in Italia. Nuove trame che si svilupperanno a partire dal processo del secolo.

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