L'informazione indipendente sui diritti umani

Cambiamenti climatici: la lotta per l’ambiente dimentica i diritti umani

Cambiamenti climatici e socio economici sono collegati. E così - in vista dell'incontro internazionale sul tema di fine 2018 - mondo della ricerca e società civile invitano i governi a non perdere l'occasione per unire la lotta ai cambiamenti climatici in atto, alle sue cause e conseguenze, alla difesa dei diritti umani

Agire per contrastare il riscaldamento globale non è solo fondamentale e urgente per la conservazione degli ecosistemi. Avrà anche conseguenze significative sul fronte dei diritti umani e della riduzione della povertà.

Nell’ultimo rapporto degli scienziati dell’Ipcc, il gruppo che valuta gli impatti dei cambiamenti climatici sotto l’egida Onu, il nesso tra giustizia sociale e politiche per il clima viene più volte sottolineato ed esplicitato dai ricercatori.

Lotta ai cambiamenti climatici nella storia recente

Dopo che nel 2015 oltre 190 Paesi del mondo hanno sottoscritto l’accordo di Parigi per mantenere il riscaldamento globale ben al di sotto di 2° relegando i diritti umani nel preambolo non vincolante del trattato, la prossima conferenza internazionale sul clima, in programma a dicembre, in Polonia, sarà invece il momento della verità proprio da questo punto di vista.

La Cop24, infatti, rappresenterà l’ultima occasione per introdurre vincoli legati al rispetto dei diritti umani e, allo stesso tempo, per rafforzare gli insufficienti interventi degli stati. Ad oggi, infatti, gli impegni presentati dai governi porteranno la Terra dritta verso i 3° entro il 2100, mentre dall’Ipcc arriva l’appello a mettere in campo azioni rapide, su vasta scala e senza precedenti per evitare conseguenze disastrose per il pianeta e le condizioni di vita dei suoi abitanti.

cambiamenti climatici
Foto: Wmo

Da 1,5° a 2°: cosa sono e quali le conseguenze dei cambiamenti climatici in atto

Il rapporto speciale dell’Ipcc sui cambiamenti climatici pubblicato lo scorso 8 ottobre (qui il report completo) mette a confronto gli impatti legati a un riscaldamento globale contenuto entro 1,5° (oggi siamo a circa 1°), rispetto a uno che raggiunge invece i 2°. Cinque decimali che a prima vista possono apparire trascurabili, ma che invece si tradurrebbero in più povertà e più vulnerabilità alle conseguenze del clima in trasformazione: le persone esposte sarebbero diverse centinaia di milioni in più secondo le stime dei ricercatori (su questo argomento leggi: Profughi ambientali in cerca di protezione).

Nel caso di un aumento della temperatura pari a 2°, per esempio, fino a 10 milioni di persone in più potrebbero essere esposte ai pericoli legati all’innalzamento del livello del mare, e il 50% in più rispetto al riscaldamento di 1,5° rischierebbe situazioni di stress idrico correlate a condizioni climatiche. Secondo l’Organizzazione meteorologica internazionale, nel 2016 gli eventi meteo estremi hanno provocato lo spostamento di 23,5 milioni di persone.

Iscriviti alla newsletter di Osservatorio Diritti

newsletter osservatorio dirittiCambiamenti climatici e socio economici

Non tutti pagheranno allo stesso mondo: i cambiamenti climatici non faranno altro che rafforzare in diversi casi le ingiustizie sociali ed economiche. In un mondo più caldo anche solo di 1,5°, spiega il presidente della Croce rossa internazionale, Francesco Rocca, «eventi più estremi coinvolgeranno tutti, ma saranno particolarmente crudeli per le comunità che stanno già combattendo per sopravvivere a a causa di conflitti, insicurezza e povertà».

Sono a maggior rischio «le popolazioni vulnerabili e svantaggiate, alcuni popoli indigeni e comunità locali dipendenti per il loro sostentamento da agricoltura o attività costiere. Le regioni sproporzionatamente esposte a rischi più alti comprendono gli ecosistemi artici, le regioni aride, le piccole isole-stato in via di sviluppo e i Paesi meno sviluppati», evidenziano gli scienziati dell’Ipcc.

«In poche parole, la distanza tra 1,5° e 2° di riscaldamento si misurerà in diritti umani, possibilità di sostentamento e vite umane», evidenzia la presidente del Centro per il diritto ambientale internazionale (Ciel) Carroll Muffett.

cambiamenti climatici
Progetto di adattamento in Malawi (Foto: Wmo)

Cambiamenti climatici e diritti umani: cosa non funziona

Nel rapporto, i ricercatori indicano ai politici varie strade per tagliare o compensare le emissioni di anidride carbonica e contenere il riscaldamento entro 1,5°. Il punto, però, è che molte delle azioni già messe in atto non seguono i valori di etica, giustizia sociale ed equità oggi raccomandati dall’Ipcc.

Sul tema diritti umani e ambiente, Amnesty International denuncia che misure di mitigazione per alleggerire gli impatti delle emissioni «hanno già provocato delle violazioni di diritti umani». L’ong fa l’esempio di quanto avvenuto in Kenya, dove gli appartenenti al popolo indigeno dei Sengwer della foresta Embobut sono stati cacciati dalle loro case e privati delle loro terre nell’ambito di un progetto del governo per ridurre la deforestazione.

«Questi progetti dovrebbero essere sempre sottoposti a valutazioni dell’impatto sui diritti umani prima di essere messi in atto, per considerare il potenziale danno», spiega l’organizzazione.

Dove invece si è lavorato bene, i risultati sono arrivati: «In una comunità berbera in Marocco, uno dei programmi governativi ha puntato sulla formazione femminile: mentre infatti molti uomini emigrano a causa della desertificazione, alle donne sono state insegnate pratiche di adattamento ai cambiamenti climatici che le hanno rese più autonome dal punto di vista economico e più attive nella comunità», spiega Chiara Soletti, responsabile Donne, diritti e clima della ong Italian Climate Network.

cambiamenti climatici
(Foto: Wmo, via Flickr)

La politica ascolterà i rimedi proposti dalla ricerca?

Se questo è il contesto internazionale, cosa accadrà alla Conferenza sul clima di Katowice (Cop24)? In quella sede i governi dovranno approvare le regole per rendere operativo l’accordo di Parigi, un documento cardine su cui si baseranno le azioni sul clima dei prossimi anni. La speranza è che qui trovi spazio il tema dei diritti umani, nel trattato depotenziato per ottenere il via libera di tutti i Paesi.

«Nel 2015 si è raggiunto un compromesso tra gli stati per la lotta ai cambiamenti climatici, al prezzo però di una mancanza di impatto sul fronte diritti umani. La prossima Conferenza delle parti in Polonia sarà l’ultima occasione per inserire delle misure più decise sul tema. Le linee guida operative, infatti, una volta negoziate non verranno più modificate per decenni», aggiunge Soletti.

Polonia: Cop 24 immersa tra le cause dei cambiamenti

La conferenza, però, non si apre sotto i migliori auspici. E non solo perché gli stati si troveranno a parlare di taglio alle emissioni nella città-simbolo dell’industria carbonifera della Polonia, che dal carbone ricava ancora l’80% della sua energia. Il Paese, infatti, è anche guardato con preoccupazione dagli osservatori internazionali per la forte stretta al diritto di tenere dimostrazioni pacifiche.

«Molti rappresentanti delle ong stanno trovando grandi difficoltà a ottenere i visti per partecipare alla Cop e a Katowice sarà vietato manifestare. Sarà anche molto difficile per chi fa lobby climatica far comprendere ai negoziatori l’importanza di inserire regole sui diritti umani nel documento in approvazione: molte delegazioni hanno cambiato i propri componenti e il collegamento tra dimensione sociale e cambiamenti climatici non è chiaro a tutti», dice ancora Soletti.

Cambiamenti climatici 2018: il tema degli aiuti

A Katowice si tornerà anche sul tema degli aiuti ai Paesi più poveri da parte di quelli più ricchi: a Parigi, infatti, si è deciso di istituire entro il 2020 un fondo da 100 miliardi di dollari, ma anche su questo fronte le criticità non mancano.

A partire, spiega il direttore scientifico del Centro studi di politica internazionale (Cespi)  Marco Zupi, dall’ambiguità di Paesi, compresi quelli europei, che «si sono sottratti finora all’impegno assunto, cercando surrettiziamente di mescolare le carte e far coincidere queste risorse finanziarie, che dovrebbero essere aggiuntive, con quelle della cooperazione allo sviluppo».

Leggi anche:
Cambiamenti climatici: bimbi denunciano Stati a Corte diritti dell’uomo
Profughi ambientali senza diritti

1 Commento
  1. LUIGI FIORIN dice

    ma se non proteggiamo la BIODIVERSITA’ come pretendiamo proteggere l’umanità dalle conseguenze del cambio climatico ormai inevitabile!

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.