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Ilva Taranto: storia di vite sospese tra inquinamento e malattie

Mentre sul fronte del lavoro si fanno accordi sindacali con Arcelor Mittal, dal punto di vista ambientale - e dei conseguenti impatti sulla salute della popolazione locale - la questione Ilva resta aperta. In questa inchiesta ecco una ricostruzione della storia dell'acciaieria di Taranto fino alle ultime notizie e analisi fatte dai diversi attori coinvolti

Mentre si chiudono accordi per salvare i posti di lavoro e si consegna l’Ilva al nuovo acquirente Arcelor-Mittal, a Taranto inquinanti come diossina, pcb, benzo(a)pirene e polveri sottili non controllate continuano a disperdersi nell’aria. E sebbene una serie di perizie e contributi scientifici abbiano confermato la corresponsabilità dell’Ilva nei danni registrati ad ambiente, territorio e salute della popolazione, queste sostanze continuano a essere la causa di una serie di gravi patologie. E il dato più allarmante, a quanto pare, riguarda i bambini.

Ilva Taranto: storia di Leoluca, una “vita sospesa”

Leoluca aveva 14 anni e mezzo quando si è ammalato di sarcoma alla gamba. «Lui è il mio eroe», dice Maria Delia, una delle tante mamma di Taranto per le quali il tempo si è fermato. «L’essere sopravvissuto è una vittoria incredibile e la tua gamba può considerarsi un trofeo della lotta contro il cancro», dice al figlio, oggi 21enne.

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Foto: Cristina Mastrandrea

Leoluca accusava dolori alla gamba, dopo qualche mese non riusciva più a camminare, giocare a calcio e dormire.

«La mia vita è rimasta sospesa, vivi attimo per attimo, non pensi al futuro. È una sospensione anche dei sentimenti verso gli altri. Ho pensato solo a lui. Pensi sempre che a te non possa mai succedere e ti senti invulnerabile. Poi invece, quando capita, ti cambia la vita».

Maria lo racconta anche nel suo libro, Diario dei giorni sospesi. «Ho sempre odiato l’Ilva. Quando torni da un viaggio senti quell’aria pesante, quella puzza. In realtà non hai coscienza del fatto che ci possa essere una correlazione tra lo stabilimento e le malattie. Non ci avevo mai pensavo. Tutti dicevano: “Va beh, dappertutto è così”. Poi capisci».

Il sarcoma è tipico da esposizione alla diossina, al pcb e ai metalli pesanti. «Come posso pensare che sia una coincidenza?», commenta ancora Maria.

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newsletter osservatorio dirittiLeoluca ora è sereno e fa una vita normale. «Ho avuto un po’ di paura, lo ammetto, ma l’ho superata. Sono riuscito a vedere anche la parte bella di tutto quello che stava succedendo, la famiglia mi è stata molto vicino».

Leoluca ha una cicatrice sulla gamba, la caviglia semi bloccata sulla quale deve tenere una fasciatura. «Non posso più giocare a calcio, ma vado in bicicletta, anche se non potrei. L’ho fatto anche quando ero malato. Mi ha sempre dato un grande senso di libertà».

Inquinamento, salute e rischio ambientale a Taranto

Alla Conferenza nazionale sul clima tenutasi a giugno 2018, la Società internazionale dei medici per l’ambiente (Isde) definiva l’Ilva «incompatibile» con il diritto alla salute sancito dalla nostra Costituzione (art. 32). Già nel 1987, inoltre, l’Organizzazione mondiale della sanità definiva l’area di Taranto «ad elevato rischio ambientale».

Nel 2008 a Taranto esplose il caso della contaminazione dei capi di bestiame. I numerosi controlli svolti nelle masserie rivelarono la presenza nelle carni di diossina e pcb in concentrazione superiore ai limiti di legge. Nel 2010 la procura di Taranto chiese al Gip Patrizia Todisco di disporre un incidente probatorio e furono incaricati degli esperti per svolgere una perizia chimico-ambientale. L’obiettivo era dimostrare la presenza, la pericolosità e la provenienza degli inquinanti.

La perizia del 2012 evidenziava che a Taranto l’Ilva è tra le responsabili dell’inquinamento. In particolare venne confermato che dallo stabilimento si diffondevano gas, vapori, sostanze aeriformi e solide (polveri) contenenti sostanze pericolose per la salute dei lavoratori operanti all’interno dell’impianto e della popolazione del vicino centro abitato di Tamburi. In particolare benzo(a)pirene, ipa, diossine, pcb e polveri minerali.

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L’Ilva di Taranto – Foto: Cristina Mastrandrea

La perizia stabilì inoltre che il tipo di diossine e pcb trovato nei capi di bestiame abbattuti e nei terreni circostante l’area dello stabilimento era riconducibile allo stabilimento Ilva di Taranto. Infine, si legge che all’interno dello stabilimento le misure idonee a evitare la dispersione incontrollata di fumi e polveri nocive ai lavoratori non erano state osservate.

Inquinamento e salute vicino all’Ilva di Taranto

«Le emissioni più pericolose per la salute pubblica, soprattutto per i residenti del rione Tamburi e del quartiere Paolo VI, sono quelle diffuse e fuggitive», dice Daniela Spera, chimico farmaceutico e consulente di parte nell’inchiesta sull’Ilva Ambiente Svenduto. Daniela è stata anche promotrice del primo ricorso collettivo alla Corte europea dei diritti umani di Strasburgo contro il governo italiano.

Daniela dice che le emissioni non convogliate «sono emissioni basse, che arrivano direttamente sulla popolazione che sta a ridosso dello stabilimento, a differenza di quelle convogliate nei camini, che invece hanno un raggio di ricaduta oltre i 20 chilometri, disperdendosi nell’atmosfera in maniera più diluita».

Le emissioni diffuse sono prodotte da diversi passaggi della lavorazione dell’acciaio: nelle cokerie, nell’ agglomerato, nell’area di gestione dei rottami ferrosi, dai parchi minerali che generano “spolverio”, dai nastri trasportatori che portano materiale all’aria aperta.

Le polveri sottili nelle notizie raccolte dalla perizia

Le emissioni “fuggitive” determinano la presenza nell’aria delle polveri sottili: Pm 10 e Pm 2,5. «Più sono piccole – dice Daniela – e maggiore è la loro pericolosità, perché le prime vie respiratorie non riescono a trattenerle e arrivano direttamente ai polmoni. Quelle di diametro inferiore possono raggiungere il sistema nervoso centrale».

Gli effetti sanitari dovuti a un’esposizione continuata sono diversi e il quadro delle patologie è più complesso. Numerose sostanze contenute nelle polveri sono cancerogene, come il benzo(a)pirene, le diossine, i pcb (policlorobifenili), metalli pesanti come l’arsenico, il cadmio, il cromo. Altri metalli, come il piombo, possono provocare danni al cervello. «Ma è la miscela di tutti questi agenti tossici – aggiunge Daniela – a rendere estremamente complesso il quadro epidemiologico, che è l’insieme di tutte le patologie, non solo quelle tumorali».

L’esposizione alle polveri sottili determina effetti sanitari sia a breve termine, nel caso di esposizione a concentrazioni elevate improvvise, sia a lungo termine, per esposizioni continuate ma a concentrazioni più basse. Lo ha evidenziato la perizia epidemiologica del 2012. La conclusione dello studio rivela:

«L’esposizione continuata agli inquinanti dell’atmosfera emessi dall’impianto siderurgico ha causato e causa nella popolazione fenomeni degenerativi di apparati diversi dell’organismo umano che si traducono in eventi di malattia e di morte».

Tamburi combattenti e Ilva di Taranto

Quando il vento soffia da nord a ovest a più di 25 chilometri orari si verifica una maggiore dispersione di polveri inquinanti (Pm 10 e benzo(a)pirene) legati alla produzione dell’Ilva. Sono i cosiddetti “wind days”, in cui un’ordinanza del Comune chiede a materne, elementari e medie del quartiere di ridurre l’orario scolastico e l’Asl suggerisce la chiusura delle finestre delle aule e di evitare che i bambini giochino all’aperto.

Celeste, Lucia, Stefania, Loredana e Sabrina sono solo alcune delle mamme del quartiere Tamburi che dal 2017 hanno deciso di formare un gruppo, I tamburi combattenti, per confrontarsi sui problemi di chi vive vicino al «mostro», come chiamano lo stabilimento. Sono abitanti del quartiere Tamburi, ma si considerano “operai dell’Ilva”. Dallo stabilimento, infatti, li divide solo una collina. Il rumore impedisce loro di tenere le finestre aperte durante la notte, raccontano, e la polvere si deposita tutti i giorni sui loro balconi. E quando soffia il vento, anche loro sono costrette a chiudersi in casa.

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Sabrina e Lucia, mamme del gruppo “Tamburi combattenti” di Taranto – Foto: Cristina Mastrandrea

Secondo il rapporto sulla valutazione del danno sanitario del 2017, nel rione Tamburi a distanza di 2-3 giorni dai giorni ventosi, gli effetti a breve termine dell’esposizione agli agenti inquinanti sono associati a un elevato rischio di morte per cause cardiovascolari (25%), cardiache (56,6%) e respiratorie (30,94%).

Eccessi di mortalità nella provincia di Taranto

Per quanto riguarda gli effetti a lungo termine, le patologie sono quelle che hanno tempi di latenza più lunghi, come i tumori. Nella valutazione sui danni sanitari si nota come nella provincia di Taranto e nell’area Sin (Sito interesse nazionale), nel periodo di riferimento 2012-2014, rispetto alla popolazione regionale, risultino eccessi di mortalità in entrambi i sessi per tutte le cause e per diverse tipologie di tumori.

Tra queste, per esempio, il tumore del polmone, della vescica, dello stomaco, del colon retto, del rene, del pancreas e il mieloma multiplo. Nelle donne, invece, diventa significativo l’aumento di rischio di morte per tutte le cause.

Tumori su bambini e cause ambientali

Il dato più rilevante che emerge dal rapporto è l’incidenza sui bambini nella fascia 0-14 anni. In uno studio condotto raccogliendo i dati dal 2008 al 2012, infatti, il tasso complessivo di incidenza di tumori maligni, in questa fascia di età, è pari a 165,2 per milione in tutta la Puglia. Ma il tasso più elevato lo troviamo a Taranto, dove arriva a 216,2. I tumori più diffusi sono la leucemia, i linfomi di Hodgkin e non-Hodgkin, melanomi, tumori epiteliali e sarcomi.

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La “polvere” si deposita nei dintorni dell’Ilva – Foto: Cristina Mastrandrea

«I tumori infantili sono il risultato di una combinazione di cause genetiche e ambientali», dice Franca Fagioli, presidente dell’Associazione italiana di oncoematologia pediatrica.

In particolare, uno studio su cancro, bambini e fattori ambientali condotto dal professor Ernesto Burgio, coordinatore del comitato scientifico dell’Associazione dei medici per l’ambiente, e da Giuseppe Masera, professore di Clinica pediatrica all’Università di Milano-Bicocca, rileva come  alcuni inquinanti ai quali sono esposti i genitori prima del concepimento o le donne in gravidanza aumentano il rischio e l’incidenza del cancro nel primo anno di vita del bambino (si tratta di leucemie, linfomi, tumori solidi, come il neuroblastoma o alcuni sarcomi).

Ultime notizie Ilva-Arcelor Mittal sul piano ambientale

Mentre al ministero dello Sviluppo economico si giunge a un accordo sul piano occupazionale, poi confermato anche dal referendum dei lavoratori, sul piano ambientale la Arcelor-Mittal si è impegnata con interventi di miglioramento e, in alcuni casi, con la riduzione dei tempi per la loro realizzazione, come nel caso della copertura dei parchi minerali.

«È difficile pensare che con l’addendum al piano ambientale – conclude la Spera – concordato con Arcelor-Mittal le cose potranno migliorare sotto l’aspetto sanitario e ambientale. Le proposte migliorative non riguardano gli interventi previsti per minimizzare le emissioni non convogliate (diffuse e fuggitive), ma sarà garantito solo il monitoraggio a camino. Le emissioni che sfuggono a ogni controllo sono quelle più pericolose. Inoltre, per il passaggio da una produzione da 6 milioni di tonnellate a 8 milioni di tonnellate non è previsto un conseguente aumento delle emissioni. E questo è impossibile!».

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