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Bracconaggio: in Africa i ranger rischiano la pelle

La lotta al bracconaggio in Africa fa registrare «numeri che si avvicinano ai bollettini di una guerra». Un affare così ghiotto che ci si è buttato anche il terrorismo africano. A subirne le conseguenze, oltre ai ranger, sono le casse dei Paesi africani, che vedono il turismo sempre più sotto pressione

Combattere il bracconaggio in Africa ha un costo. Anche in termini di vite umane. Tanto che «ogni anno sono centinaia le vittime fra bracconieri e ranger: numeri che si avvicinano più ai bollettini di una guerra». Il giro di soldi che gira intorno a questo crimine è altissimo e gli interessi in ballo sono enormi.

«Sono proprio le guerre, soprattutto quelle legate al terrorismo islamico africano, che usano il bracconaggio come fonte di reddito e di scambio».

E non è tutto: il business del bracconaggio colpisce duro sul turismo locale, che rappresenta un’importante voce del Pil di diversi paesi africani.

Osservatorio Diritti ne ha parlato con Davide Bomben, che dal 2008 si dedica al contrasto del bracconaggio in Africa. Quarant’anni, torinese, con un passato nelle forze di sicurezza privata, è l’istruttore capo alla Poaching Prevention Academy (Ppa), l’organizzazione che in Namibia e in altri paesi africani addestra le truppe contro i cacciatori di frodo.

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La scuola di ranger anti-bracconaggio Poaching Prevention Academy

In cosa consiste l’addestramento dei ranger?

Noi formiamo prevalentemente ranger locali che hanno già anni di esperienza, è come se i nostri corsi fossero delle specializzazioni professionali. Ci sono vari livelli di addestramento. Nell’ultimo livello facciamo un vero e proprio corso per futuri istruttori. Vogliamo che la popolazione locale possa a propria volta istruire altri ranger, anche per migliorare il loro status economico.

Come si combatte il reato di bracconaggio?

Esistono quattro attività di contrasto al bracconaggio: controllo, contenimento, prevenzione ed intelligence. Noi di Ppa lavoriamo soprattutto su tre di queste. L’azione di controllo del territorio è fondamentale, consiste in pattugliamenti appiedati e su mezzi, creazione di Punti Osservazione sia fissi (torrette) sia dinamici (con l’uso di uniformi tridimensionali) dei tre punti critici: perimetro, piste e punti caldi (come le pozze d’acqua, ad esempio).

Iscriviti alla newsletter di Osservatorio Diritti

newsletter osservatorio dirittiL’azione di contenimento è necessaria invece quando l’azione di controllo non è sufficiente, pertanto i bracconieri sono già entrati ed ai ranger tocca il compito di contrastarli. Prevenzione, termine che abbiamo scelto per il nome del nostro progetto, significa “mostrare i muscoli” rendendo il nostro presidio meno interessante perché troppo pericoloso. Azione che abbiamo interpretato magnificamente in Namibia, dove la riserva in cui operiamo è stata l’unica a non essere mai stata colpita dai bracconieri proprio per il grande effetto deterrente che abbiamo saputo imporre.

La parte di intelligence è più carente nelle nostre attività poiché contempla un periodo piuttosto lungo.

Chi sono i bracconieri in Africa?

I bracconieri negli ultimi 10/15 anni sono passati dalle infradito agli infrarossi, e non è una battuta. Un tempo erano poveracci che uccidevano gli animali per mangiare, oggi affrontiamo una minaccia preparata tatticamente e tecnicamente.

Pochi giorni fa durante uno scontro a fuoco con i bracconieri in Sudafrica, uno dei bracconieri si muoveva nella savana usando un visore notturno infrarosso di terza generazione, un oggetto che può costare anche 3.000 dollari. Sfortunamente non è raro trovare fra i bracconieri anche rappresentanti delle forze dell’ordine e militari.

Qual è il significato di bracconaggio?

Nei nostri corsi definiamo le 3S del bracconaggio: Sostentamento (uccidere per fame e per cibarsi della preda), Sportivo (la caccia ludica illegale) e quello Speculativo, a danno di specie a rischio estinzione come pangolini, gorilla, leoni, elefanti e rinoceronti. Noi, in particolar modo, ci occupiamo di bracconaggio speculativo.

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Carcassa di un animale

Elefanti, rinoceronti e tanti altri animali uccisi: chi c’è dietro al business del bracconaggio?

L’utilizzatore finale è sempre una persona che ha poca conoscenza della scienza. Solitamente asiatico che usa le parti dell’animale come souvenir, per motivi curativi o come status simbol. La catena malavitosa che porta queste parti di animali dall’Africa all’Oriente è gestita dagli stessi cartelli della droga, delle armi e della prostituzione.

Parlando di bracconaggio, ci può dare qualche dato?

Ogni anno vengono uccisi oltre mille rinoceronti (fra neri e bianchi) soprattutto in Sudafrica. Nei parchi di tutta l’Africa sono oltre 20 mila gli elefanti ammazzati per i loro denti incisivi. Sempre più leoni vengono massacrati per le ipotetiche capacità curative delle loro ossa. Il valore al chilo del corno di rinoceronte supera i 90 mila dollari, mentre quello dell’avorio è sui 1.000/1.500.

Ma i numeri più tristi sono quelli umani. Ogni anno sono centinaia le vittime fra bracconieri e ranger. Numeri che si avvicinano più ai bollettini di una guerra. E sono proprio le guerre, soprattutto quelle legate al terrorismo islamico africano, che usano il bracconaggio come fonte di reddito e di scambio. In Kenya è stato confermato il legame degli Al Shabaab con il mercato illegale della caccia.

Questo mercato illegale colpisce anche la popolazione africana?

Se i consumatori finali sono quasi tutti asiatici, i bracconieri sono tutti africani. Ci vuole una certa dose di sangue freddo e coraggio ad affrontare le insidie della savana di notte dove un fucile non sempre basta. Sono decine ogni anno i bracconieri che vengono feriti o uccisi dalle loro prede, oppure dai predatori tipici dei parchi africani. Il vero problema è che il bracconaggio sta uccidendo soprattutto gli animali che i turisti vogliono vedere come rinoceronti, elefanti e leoni.

In Africa sono ben sei milioni di famiglie che vivono grazie al turismo. I Pil di molti paesi africani vedono il turismo al 2/3 posto, togliere il motivo per cui il turismo si è sviluppato in uno stato africano equivale ad impoverire l’economia stessa dello stato e ad alimentare i flussi migratori dall’Africa all’Europa.

Perché le autorità africane sostengono il vostro lavoro?

Le autorità africane ci supportano poiché togliamo pressione economica dalle loro economie. Portiamo conoscenza, motivazione ed equipaggiamenti gratuitamente fornendo un servizio di eccellenza ormai riconosciuto in moltissimi paesi. Lavoriamo per le organizzazioni governative in Sudafrica, Malawi, Kenya e Repubblica democratica del Congo con ottimi risultati.

Quali risultati ottiene la lotta al bracconaggio in Africa?

Non ci piace lodare il nostro operato, ma possiamo dire che i nostri presidi siano davvero sicuri. Dove siamo presenti abbiamo ridotto o addirittura annullato il problema e dove siamo andati via siamo poi stati richiamati perché il problema è tornato. Il nostro miglior risultato è in Namibia, presso una riserva adiacente al parco Nazionale Etosha. Tutte le riserve confinanti, compreso il Parco, hanno subito perdite. Dove siamo presenti noi non c’è neanche stato un tentativo, grazie proprio a quell’effetto deterrenza di cui ci vantiamo.

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